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Al Grande Fratello Vip si scatena il dibattito: aglio nel pesto sì o no?

La discussione tra Valeria Marini e Federica Morello al GF Vip riporta al centro l'aglio nel pesto, ingrediente previsto dalla ricetta genovese

Pesto e Valeria Marini IStock/Ansa
  • Una discussione al Grande Fratello Vip ha riportato al centro il pesto genovese, dividendo i concorrenti sull’uso dell’aglio nella ricetta.
  • Il disciplinare ligure conferma la presenza dello spicchio tra gli ingredienti ufficiali, con dosi precise e una tradizione consolidata nel tempo.
  • Accanto alla versione classica resiste anche il pesto senza aglio, scelto per gusto o praticità, mentre l’aglio di Vessalico resta il più apprezzato.

Basilico, pinoli, formaggi, olio, sale e uno spicchio che divide le cucine da generazioni: al Grande Fratello Vip è bastato un piatto di pasta al pesto per trasformare l’aglio in un caso televisivo, con tanto di strascico nelle nomination.

La vicenda è rimbalzata fino in Liguria, dove il condimento al basilico ha una ricetta codificata e custodi molto attenti. Tra la versione dei concorrenti, le regole del Consorzio e le abitudini dei ristoratori della Riviera, la questione ha più sfumature di quanto sembri.

La lite nella cucina del Grande Fratello Vip

Tutto è cominciato nella cucina della Casa, durante la preparazione di una pasta al pesto. Valeria Marini, che ha fatto sapere di non poter mangiare l’aglio, sosteneva che nella ricetta quell’ingrediente fosse di troppo; Federica Morello e buona parte dei coinquilini erano di parere opposto. In puntata Ilary Blasi ha riportato la questione in studio con una battuta ironica sulla digestione della showgirl.

Il confronto si è poi spostato sul terreno delle nomination. Marini ha votato Morello accusandola di aver provato a farle mangiare il pesto con l’aglio, mentre la diretta interessata, parlando con gli altri concorrenti, ha raccontato una versione diversa: per venire incontro alla compagna avrebbe preparato una porzione a parte, senza aglio.

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Cosa prevede la ricetta ufficiale del pesto genovese?

Sul piano della tradizione il verdetto lascia pochi margini. Il disciplinare del Consorzio del Pesto Genovese elenca sette ingredienti: basilico genovese DOP in quantità non inferiore al 25%, olio extravergine d’oliva italiano, Parmigiano Reggiano o Grana Padano, pecorino DOP, pinoli (sostituibili con le noci), sale marino grosso e appunto aglio, che deve essere di produzione nazionale.

La ricetta casalinga diffusa dal Consorzio indica due spicchi per 50 grammi di basilico, in proporzione di uno ogni trenta foglie, dosi pensate per condire circa 600 grammi di pasta. La presenza dell’aglio ha radici lontane. Il pesto discende dalle salse agliate medievali e viene codificato nel 1863 da Giovanni Battista Ratto nella Cuciniera genovese, dove lo spicchio figura già tra gli ingredienti da pestare nel mortaio insieme al basilico, ai formaggi e ai pinoli.

La varietà più legata al pesto arriva proprio dalla provincia di Imperia. L’aglio di Vessalico si coltiva nella bassa Valle Arroscia, è tutelato come Presidio Slow Food ed è apprezzato per un gusto meno aggressivo rispetto ad altre varietà, una caratteristica che dà carattere alla salsa senza coprire il profumo del basilico. Diversi produttori di pesto di qualità lo indicano espressamente tra gli ingredienti in etichetta.

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Il pesto senza aglio ha anche un suo pubblico

Chi elimina lo spicchio dalla ricetta trova qualche alleato anche in Liguria. A Sanremo un ristorante frequentato dagli artisti nella settimana del Festival serve le trofie al pesto senza aglio, una versione più leggera pensata per chi deve salire sul palco poche ore dopo cena; il titolare stesso la considera una rarità nella regione, e tra i clienti affezionati di quel piatto figura anche Amadeus.

Nelle cucine di casa la scelta è frequente per ragioni di gusto, di digeribilità o per esigenze alimentari come quella dichiarata dalla showgirl. La salsa resta profumata e piacevole, anche se a rigore esce dal perimetro del pesto genovese: per la tradizione ligure l’aglio fa parte dell’equilibrio del condimento, con i pinoli chiamati a bilanciarne la forza. Chi preferisce la versione classica e teme un sapore troppo invadente può orientarsi su varietà più dolci come quella di Vessalico e dosare lo spicchio in base alla quantità di basilico.

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Domande frequenti

Perché al Grande Fratello Vip è scoppiata la lite sul pesto?

Durante la preparazione della pasta al pesto, Valeria Marini ha detto di non poter mangiare aglio, mentre altri concorrenti lo consideravano indispensabile.

L'aglio fa davvero parte del pesto genovese?

Sì, il disciplinare del Consorzio del Pesto Genovese lo include tra i sette ingredienti ufficiali, insieme a basilico, formaggi, pinoli, olio e sale.

Quanta aglio prevede la ricetta tradizionale?

La versione indicata dal Consorzio usa due spicchi per 50 grammi di basilico, circa uno ogni trenta foglie, per condire 600 grammi di pasta.

Esiste anche un pesto senza aglio?

Sì, in Liguria si trova anche questa variante, apprezzata da chi cerca un gusto più leggero o ha esigenze alimentari specifiche.

Quale aglio viene considerato più adatto al pesto?

L'aglio di Vessalico è molto usato perché ha un sapore meno aggressivo e lascia spazio al profumo del basilico.

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