Supermercati sotto attacco hacker, cresce la preoccupazione per il cibo che acquistiamo
Anche i supermercati italiani sono finiti sotto attacco degli hacker, ma ci sono davvero pericoli o rischi per i consumatori? No, ma bisogna comunque essere accorti.

- Gli hacker hanno colpito i sistemi di refrigerazione di alcuni supermercati italiani, sfruttando possibili vulnerabilità di impianti connessi a internet e non aggiornati.
- Un’interruzione della catena del freddo può compromettere alimenti delicati, ma il rischio dipende dal prodotto, dalla temperatura raggiunta e dalla durata dell’esposizione.
- Gli episodi segnalati sono limitati e interessano soprattutto Sicilia ed Emilia Romagna; autorità e operatori monitorano la situazione e la sicurezza alimentare.
A distanza di tre settimane dall’attacco ai supermercati francesi, anche l’Italia è finita nel bersaglio degli hacker. Le intrusioni nei sistemi di refrigerazione di alcuni punti vendita del Paese hanno messo in allerta Palazzo Chigi e la Polizia Postale, ma noi dobbiamo davvero preoccuparci di quello che mettiamo nel carrello? Anche se la catena del freddo viene interrotta, i consumatori possono stare tranquilli, o almeno si spera.
- Perché gli hacker prendono di mira i frigoriferi dei supermercati?
- Quali alimenti potrebbero essere a rischio?
- Cosa sta succedendo in Italia: dobbiamo davvero preoccuparci?
Perché gli hacker prendono di mira i frigoriferi dei supermercati?
Quando pensiamo a un attacco hacker, immaginiamo generalmente il furto di dati personali, password o informazioni bancarie. Questa volta, però, il problema riguarda qualcosa di molto più vicino alla nostra quotidianità: i sistemi che controllano la temperatura dei frigoriferi e dei congelatori dei supermercati.
Come spiegato dagli esperti, molti impianti industriali sono collegati a internet e possono essere gestiti da remoto. Si tratta di una comodità per le aziende, che così possono monitorare sia il funzionamento delle apparecchiature che una possibile vulnerabilità nel momento in cui i sistemi sono vecchi, non aggiornati o protetti in maniera insufficiente.
Tuttavia, stando a quanto riferito ad ANSA dal professor Stefano Zanero, docente di Cybersecurity al Politecnico di Milano, alcuni macchinari possono rimanere in funzione anche per 20, 30 o 40 anni senza ricevere aggiornamenti adeguati sul fronte della sicurezza informatica. Ecco, allora, che gli hacker si trovano la strada spianata, o comunque un accesso facilitato. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha quindi richiamato gli operatori della grande distribuzione, della logistica alimentare e della refrigerazione industriale a rafforzare le protezioni.
A questo punto, un paio di domande sorgono spontanea: perché colpire i supermercati? Qual è il ‘guadagno’? Al momento, non abbiamo una risposta certa, ma in ballo ci sono diversi scopi: creare danni economici e disagi, destabilizzare e attirare l’attenzione, dimostrare la vulnerabilità di un sistema.
Cestino per la spesa in primo piano con supermercato sullo sfondo
Quali alimenti potrebbero essere a rischio?
Chiarito a grandi linee perché i pirati informatici agiscono, veniamo ai possibili rischi per i consumatori. Il problema principale è un’eventuale interruzione della catena del freddo, cioè il mantenimento delle temperature corrette durante il trasporto, lo stoccaggio e la conservazione degli alimenti.
Tra i prodotti maggiormente interessati ci sono carne, pesce, latte, yogurt, panna, burro, formaggi, salumi, pasta fresca, insalate confezionate, piatti pronti e alimenti surgelati, come verdure, minestroni e gelati. Parliamo di cibi delicati che, se vengono esposti per troppo tempo a temperature superiori a quelle raccomandate, possono diventare un ambiente favorevole alla proliferazione di microrganismi potenzialmente dannosi per la salute. Inoltre, in alcuni casi, i batteri possono produrre tossine nocive.
Come ha spiegato ad ANSA Antonella Maugliani, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, per stabilire se un alimento sia ancora sicuro bisogna considerare diversi fattori: il tipo di prodotto, la temperatura raggiunta e soprattutto la durata dell’esposizione. Ovviamente, più il tempo è prolungato, più è preferibile evitare il consumo.
Cosa sta succedendo in Italia: dobbiamo davvero preoccuparci?
Al momento, in Italia, la situazione è sotto controllo. L’impatto degli attacchi risulta fortemente limitato, con poche unità commerciali interessate rispetto alle migliaia presenti sul territorio nazionale. Nello specifico, gli episodi segnalati riguarderebbero in particolare la Sicilia e l’Emilia Romagna. Sull’isola, secondo quanto riferito da Federdistribuzione, sarebbero stati coinvolti circa 20 supermercati nelle province di Catania, Ragusa e Palermo.
Nel frattempo, la Polizia Postale ha avviato le indagini per chiarire la dinamica degli attacchi e individuare eventuali responsabilità e le autorità stanno intensificando i controlli e il monitoraggio della filiera alimentare. Per i consumatori, quindi, non c’è motivo di pensare che i prodotti in commercio siano generalmente pericolosi. Anche perché, gli alimenti che non rispettano le condizioni di conservazione devono essere esclusi dalla vendita direttamente dai gestori, quindi è difficile che finiscano nel carrello. In ogni modo, la vigilanza resta alta perché proteggere la sicurezza informatica dei supermercati significa pure tutelare ciò che arriva sulle nostre tavole.
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