Il nuovo safari si fa al supermercato: perché i turisti entrano qui invece che nei musei?
Si chiama supermarket safari ed è la nuova ossessione dei viaggiatori, che entrano nei supermercati stranieri per capire un Paese dagli scaffali. E tornano a casa con la valigia piena di cibo invece che di calamite.

- I supermercati stanno diventando tappe di viaggio popolari perché raccontano la quotidianità di un Paese attraverso i prodotti e i prezzi.
- Il grocery tourism consente di scoprire abitudini alimentari e portarsi a casa souvenir gastronomici economici e significativi oltre le calamite classiche.
- Consigli pratici invitano a leggere etichette, chiedere ai commessi e preferire negozi frequentati dalla gente del posto per esperienze autentiche.
Quali attività svolgete in viaggio? Se badiamo all’immaginario, da una vacanza ci si aspetterebbe di finire in qualche noto museo, davanti a una cattedrale o a un tramonto da cartolina. Sempre più spesso, invece, i turisti si infilano in un supermercato. Non per necessità, ma per curiosità.
Fotografano gli scaffali, riempiono il carrello di snack mai visti e ne fanno persino dei video. Qui da noi, in Italia, non è raro avvistare gruppetti di turisti in adorazione per le strettoie di un mercato rionale, prototipo ormai pressoché scomparso nelle metropoli estere. Il fenomeno ha un nome, supermarket safari, in altri termini quella che è ormai una tappa vera e propria del viaggio.
- Perché il supermercato racconta un Paese
- Cosa mettere in valigia (invece delle calamite)
- Dal Giappone al Nord Europa, i safari migliori
Perché il supermercato racconta un Paese
Per quanto surreale, questa moda relativamente recente non è frutto di un sadismo estemporaneo e stravagante. C’è un razionale, ovvero che pochi luoghi raccontano la quotidianità di un posto come la sua spesa. Mangiare al ristorante resta un’esperienza, sempre più cara per altro, ma fare la spesa è un gesto reale, senza filtri.
Sugli scaffali si legge cosa mangiano davvero le persone, cosa costa di più, quali prodotti riempiono i carrelli. Sono dettagli che parlano di clima, storia, economia e abitudini, elementi che al tavolo di un ristorante non si vedono. È anche il modo più economico per portarsi a casa un pezzo di quel Paese. La tendenza aveva già iniziato a diffondersi lo scorso anno, con il nome di grocery tourism (qui vi abbiamo spiegato in dettaglio tutta la storia), ma si sta confermando popolare anche nel 2026.
Cosa mettere in valigia (invece delle calamite)
Il souvenir gastronomico batte la calamita su tutta la linea. Certo non è il miglior candidato a durare nel tempo, data la deperibilità. A parte questo, se ci pensate costa poco e racconta molto. Ecco cosa cercare tra le corsie:
- gli snack e le patatine, che cambiano gusto in ogni Paese
- salse, condimenti e spezie dai nomi e dai colori improbabili
- dolci, biscotti e cioccolatini in versioni introvabili da noi
- sottaceti, fermentati e formaggi locali
- pani tipici, marmellate e bevande del posto
Il consiglio è guardare oltre lo snack bizzarro. Leggete le etichette, le lingue, le dimensioni delle confezioni, chiedete consiglio a chi ci lavora: spesso è lì che si scoprono i sapori più autentici, al di là del marketing e del più mediocre standard industriale. E non è mai superfluo ricordare di evitare quegli empori posticci per turisti. È importante andare dove un autoctono andrebbe o la pratica perde tutto il suo scopo.
Dal Giappone al Nord Europa, i safari migliori
Alcuni posti si prestano più di altri. A Tokyo i konbini, i negozi aperti a ogni ora, raccontano una cultura fatta di precisione e di tempo. In Corea spopolano i piatti pronti, in Messico i mercati urbani mostrano il legame tra cucina di casa e tradizione, mentre nel Nord Europa colpisce l’infinita varietà di liquirizia salata.
Nell’Est Europa, invece, bastano i piccoli negozi di quartiere. Non serve cercare il supermercato "giusto", basta entrare in quello dove fanno la spesa gli abitanti. Il museo, semmai, si visita dopo. Per capire come vive davvero un posto, per entrare in contatto per davvero con l’essenza locale, a quanto pare a volte è più utile una corsia di supermercato.
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