Acqua a 8 euro e Coca Cola a 12: lo scontrino di Capri riaccende la polemica
Il conto di un pranzo a Capri, pubblicato sui social dal deputato Francesco Emilio Borrelli, mostra una bottiglia d'acqua a 8 euro e una Coca Cola a 12. E il dibattito sul caro-prezzi nei luoghi turistici riparte.

- A Capri è esplosa la polemica dopo la diffusione di un conto che riporta acqua a 8 euro e Coca Cola a 12 euro, suscitando discussioni sui ricarichi.
- Il ristoratore sostiene che il documento sia una comanda interna e non uno scontrino fiscale, ma i prezzi mostrati restano oggetto di critica.
- La questione riemerge ogni estate per affitti, trasporti e stagionalità che aumentano i costi; il cliente resta tutelato dal diritto di consultare il listino.
Otto euro per una bottiglia d’acqua naturale, dodici per una Coca Cola Zero. Sono le due voci che stanno facendo discutere nel conto di un pranzo consumato in un ristorante di Capri e pubblicato sui social dal deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli, da sempre interessato a questi temi. Il totale, per due persone, è di 120 euro. E come ogni estate, la polemica sul caro-prezzi nei luoghi turistici è ripartita.
Cosa c’era sul conto
Oltre alle due bevande finite nel mirino, il documento elenca alcune portate di mare in linea con un locale caprese di fascia alta. Ecco le voci:
- 2 coperti — 14 euro
- Acqua naturale — 8 euro
- Pane per due
- Scialatielli ai frutti di mare — 34 euro
- Risotto alla pescatora — 34 euro
- Coca Cola Zero — 12 euro
- Un "rompi l’uovo" — 18 euro
A colpire non è tanto il risotto, che a 34 euro può rientrare nei listini dell’isola, quanto le due bevande, con cifre che superano di dieci o quindici volte il prezzo al dettaglio degli stessi prodotti. Non è una novità assoluta che le attività facciano molto ricarico e margine sulle bevande, più che su tutto il resto. Quello che colpisce è la sproporzione.
Scontrino o comanda?
La vicenda ha tra l’altro un secondo tempo. Un ristoratore ha replicato al post-denuncia di Borrelli sostenendo che il foglio pubblicato non sarebbe uno scontrino fiscale, ma una comanda, cioè la nota interna con cui la sala trasmette l’ordine alla cucina. La dicitura, in effetti, comparirebbe sul documento, che risulterebbe privo di valore commerciale e con la parte finale strappata e illeggibile.
Al di là della disputa sulla natura del foglio, che lascia il tempo che trova non conoscendo la storia dietro la fotografia, i prezzi delle bevande restano quelli mostrati. Ed è l’unico aspetto su cui vale la pena di riflettere, soprattutto nel caso dell’acqua che dovrebbe essere un prodotto più tutelato rispetto a questo di dinamiche. Invece è sempre al centro di episodi inverosimili, come quello della turista in Alto Adige.
Una polemica che torna ogni estate
Non è la prima volta che Borrelli punta i riflettori sul costo di acqua e bibite nei locali turistici della Campania. Negli anni ha messo in piedi una sorta di osservatorio informale sui listini di bar, ristoranti e stabilimenti, raccogliendo le segnalazioni dei cittadini e rilanciandole in rete. E Capri, da tempo, è uno degli epicentri di queste discussioni estive.
Le reazioni sui social sono come sempre divise, ma sempre più spesso ci si chiede come mai i malcapitati di turno si facciano sorprendere ogni volta, quando decidono di consumare qualcosa in un posto tra i più esclusivi al mondo, come può esserlo un ristorante vista Faraglioni. Certo questo non deve giustificare speculazioni, ma permette se non altro al cliente di accorgersi prima di eventuali spropositi e non dopo.
Il nodo, alla fine, è sempre lo stesso. Chi difende i prezzi dell’isola parla di affitti alti, trasporti via mare e una stagione cortissima che gonfiano i costi. Chi li contesta ricorda che una bottiglia d’acqua resta una bottiglia d’acqua, ovunque la si beva. In mezzo c’è il cliente, che almeno per legge ha diritto di vedere il listino prima di ordinare. Guardarlo, prima di sedersi, resta il modo più semplice per evitare sorprese.
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