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Il vero colore del salmone: una storia di allevamenti, pigmenti e scelte

La carne del salmone è, in realtà, "tinta" di rosa: in natura, il suo colorito, sebbene più acceso, è meno uniforme. Quelli d'allevamento, invece, sono più accesi e "perfetti".

Invitante salmone con pepe rosa e rosmarino 123rf
Invitante salmone con pepe rosa e rosmarino

Il salmone, come accade per la trota salmonata, si distingue dagli altri pesci per la sua carne di colore rosa. Sicuramente, avrete notato che non sempre questa tonalità è la medesima: qualche volta capita di acquistare un pesce quasi arancione, altre di un rosato talmente chiaro che fa quasi dubitare che sia la specie desiderata. La domanda sorge spontanea: perché avviene ciò?

Il salmone è tinto di rosa o nasce così?

Quando pensiamo al salmone viene spontanea l’associazione con il colore rosa, talvolta arancione. Ma, è "tinto" o è proprio così? In realtà, appena nato la tonalità della sua carne non è così accesa, ma lo diventa ben presto per via dell’alimentazione. Questo perché in ciò che mangia c’è un pigmento naturale, l’astaxantina.

Che sia selvaggio o di allevamento non importa, questo pigmento è sempre presente. In natura perché il salmone si ciba di krill o di gamberi, entrambi ricchi di astaxantina, e nell’altro habitat perché dato tramite il mangime.

Il pigmento naturale che "tinge" di rosa il salmone appartiene alla famiglia dei carotenoidi ed è diffuso in molti organismi viventi, sia vegetali che animali. Si trova, ad esempio, nei granchi, nelle aragoste, nei gamberi e in altri crostacei, in microalghe e in alcuni lieviti.

Per quanto riguarda il salmone, come accade con tutti i salmonidi e altre specie come i fenicotteri e gli ibis, non è capace di sintetizzare l’astaxantina da solo, quindi la assimila tramite l’alimentazione.

Filetti di salmone fresco con tonalità della carne differenti 123rf

Filetti di salmone fresco con tonalità della carne differenti

Specie e luogo di pesca

Appurato che il salmone non nasce rosa ma lo diventa con l’alimentazione, occorre fare una precisazione. La tonalità può essere più o meno accesa, arrivando perfino all’arancione, anche in base alla specie e al luogo di pesca in natura.

Questo significa che il pesce selvaggio pescato in Alaska non avrà mai lo stesso colore di quello allevato in Norvegia o Scozia, né tantomeno di quello pescato al largo delle coste giapponesi. Ecco perché capita di comprare salmoni con tonalità diverse.

Selvaggio o di allevamento: cosa cambia?

A prescindere dalla provenienza, se selvaggio o di allevamento, l’astaxantina è sempre presente. Eppure, ci sono delle differenze che vale la pena sottolineare. Generalmente, il pesce che è libero di stare in natura si nutre di organismi che contengono il pigmento ed è questo che dà colore alla sua carne. Quest’ultima varia dal rosa all’arancione intenso, fino al rosso.

Invece, quello allevato si ciba di mangimi tipo farine di pesce, soia o grano, a cui vengono aggiunti integratori a base di astaxantina, spesso sintetici. Di conseguenza, la sua carne ha un colorito più rosato e chiaro, talvolta uniforme.

Anche se la tonalità non determina l’alta qualità, è bene sottolineare che un colore troppo acceso e uniforme potrebbe essere la conseguenza di un’eccessiva pigmentazione artificiale. Pertanto, è preferibile acquistare pesci colorati in modo disomogeneo e con striature di grasso sottili e ben distribuite.

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