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È vero che il mochi è un dolce pericoloso? I rischi reali (e il contesto culturale)

Ogni anno, in occasione del Capodanno, le autorità giapponesi lanciano un avvertimento per il consumo del mochi: è il dolce più pericoloso al mondo ed è letale.

Mochi di colori diversi spolverati di zucchero a velo 123rf
Mochi di colori diversi spolverati di zucchero a velo

Il mochi è uno dei dolci della tradizione giapponese più amati al mondo, ma anche uno dei più pericolosi. Con un aspetto quasi finto e i suoi tanti colori che mettono allegria solo a guardarlo, questo pasticcino causa decessi ogni anno, specialmente in occasione di determinate festività. Nonostante tutto, la popolazione del Sol Levante non riesce a rinunciarvi e non soltanto per una questione di gusto.

Cos’è il mochi e qual è la sua origine

Le origini del mochi sono tutt’oggi oggetto di una diatriba tra la Cina e il Giappone. Qualcuno sostiene che gli abitanti del Sol Levante non abbiano fatto altro che copiare un dolce cinese, il nian gao, una torta con la farina di riso glutinoso, la stessa utilizzata dai giapponesi. Come se non bastasse, entrambe le culture li portano in tavola nelle medesime occasioni.

A prescindere dalla paternità, possiamo tranquillamente dire che il nian gao e il mochi, seppur ottenuti con ingredienti e procedimento molto simili, hanno una forma diversa. Mentre il dolce cinese è a tutti gli effetti una torta, quello giapponese somiglia a un pasticcino più grande del normale. A base di riso glutinoso, che viene pestato a lungo fino a ottenere una pasta liscia e densa, viene poi modellato fino a formare piccole palline e farcito a piacimento.

La farcia della tradizione è l’anko, la celebre crema di fagioli rossi dolci, ma oggi in Giappone se ne trovano altre varietà: con gelato alla vaniglia, marmellate, frutta, ganache o perfino matcha.

Colorati mochi adagiati su un piatto d'argento 123rf

Colorati mochi adagiati su un piatto d’argento

Come si fa e quando si prepara il dolce

Fare il mochi non è un gioco da ragazzi. È un vero e proprio rito a cui i giapponesi tengono particolarmente, una cerimonia che ha anche un nome: mochitsuki. Si tratta, quindi, di un lavoro di squadra, che necessita pure di una certa forza. Questo perché si parte dal riso glutinoso, una varietà molto ricca di amido, che viene prima messo in ammollo, poi cotto al vapore e pestato energicamente in un mortaio (chiamato usu) con un grande martello di legno (il kine).

Questo lavoro, che va avanti fino a quando non si ottiene una pasta omogenea, viene svolto da due persone, che poi si alternano ad altre: uno pesta e l’altro mescola. Sembra un processo semplice, ma oltre alla forza servono anche coordinazione e precisione. Ottenuta la massa, bisogna infarinarsi le mani con l’amido di mais, staccare piccole parti e lavorarle per formare una pallina.

A questo punto, volendo, si farciscono. Generalmente, i mochi si preparano a Capodanno, per celebrare la fine di un anno e l’inizio di quello nuovo. Raccontato in questo modo, il dolce giapponese appare tutt’altro che pericoloso. Eppure, c’è un motivo se ogni anno, in procinto del 31 dicembre, le autorità emanano sempre lo stesso avvisto: "Tagliate il mochi in pezzi piccoli prima di mangiarlo".

Perché è uno dei dolci più pericolosi al mondo?

A guardarlo, il dolce giapponese sembra assolutamente innocuo. Come se non bastasse, invita all’assaggio, a metterlo in bocca in un sol boccone. Tuttavia, il consumo non può avvenire con estrema leggerezza perché il rischio di soffocamento è dietro l’angolo. Sì, avete letto bene: basta una piccola disattenzione e il danno è fatto.

Secondo le stime, il 90% dei ricoveri e dei decessi che avvengono in Giappone durante il Capodanno sono causati proprio dal dolcetto. Questo perché il bocconcino dall’aspetto così innocuo è gommoso, compatto e tenace e la pasta può aderire al palato e ostruire le vie respiratorie. A essere letale, quindi, è proprio quella consistenza appiccicosa che lo rende diverso dagli altri dolci che si trovano in giro per il mondo.

Considerando la sua pericolosità, una domanda sorge spontanea: perché giapponesi e non continuano a mangiarlo? Per quanto riguarda gli abitanti del Sol Levante si tratta di un simbolo di unione familiare, prosperità e rinnovamento. Quindi, eliminarlo dalla propria gastronomia equivarrebbe a interrompere una tradizione nata con loro. Invece, chi non vive in Giappone, probabilmente, è mosso semplice curiosità, voglia di assaggiare qualcosa di diverso e, perché no, pericoloso.

In ogni modo, se voleste provarlo, ricordate di tagliarlo sempre in piccoli pezzi e masticarlo lentamente e con attenzione. Il consumo è caldamente sconsigliato agli over 65, a quanti hanno difficoltà di deglutizione e ai bambini.

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