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C'è chi sta lavorando a un packaging che dice se il cibo è andato a male

Ricerche in corso su nuovi materiali per il packaging: presto potremmo avere confezioni che cambiano colore in base alla qualità del cibo contenuto all'interno.

Prodotti confezionati al supermercato 123rf
Prodotti confezionati al supermercato

Quasi tutte le persone che entrano al supermercato, a eccezione di coloro che hanno sempre prestato attenzione alla sostenibilità, ignorano il tipo di confezione degli alimenti che mettono nel carrello. Non parliamo di estetica, sia chiaro, ma di materiali. Negli ultimi anni sono stati fatti tanti passi avanti per il bene dell’ambiente, ma in futuro potremmo addirittura avere un packaging che dice se il cibo è andato a male.

Packaging intelligente per un futuro davvero sostenibile

Secondo l’ultimo rapporto Waste Watcher, nel 2025 sono state sprecate più di 1,5 miliardi di tonnellate di cibo. Una quantità non indifferente, pari a un terzo del cibo prodotto. Lo spreco alimentare, in Italia come altrove, rappresenta un enorme problema, soprattutto per quel che riguarda l’impatto ambientale. Non bisogna dimenticare, infatti, che quando si getta un alimento nella spazzatura non si butta via solo il cibo in sé, ma anche tutto ciò che c’è dietro la sua creazione, packaging compreso.

Fortunatamente, negli ultimi anni siamo riusciti a diminuire i contenitori di plastica degli alimenti, ma siamo ben lontani dalla vera sostenibilità. Ed è proprio in questo contesto che si stanno studiando tecniche intelligenti, in grado di ridurre lo spreco e, di conseguenza, l’impatto ambientale.

Generalmente, gli alimenti vengono buttati nella spazzatura per due motivi: cattiva conservazione o spesa in eccesso. Però, se avessimo tra le mani un packaging che dice se il cibo è andato a male, forse la situazione cambierebbe. Tutto ciò potrebbe tranquillamente avvenire, magari in un futuro non troppo lontano, grazie a materiali di imballaggio intelligenti e reattivi.

Secondo gli esperti, utilizzando contenitori di questo tipo si ridurrebbe lo spreco alimentare e si andrebbe pure a prolungare la durata di conservazione dei vari prodotti. Ma com’è possibile tutto ciò?

Ortaggi già tagliati al supermercato 123rf

Ortaggi già tagliati al supermercato

Che materiali si usano per il packaging intelligente?

Gli addetti ai lavori sono impegnati da tempo nello sviluppo di nuovi materiali per la conservazione del cibo, avvalendosi ovviamente dell’intelligenza artificiale. Qualcuno, ad esempio, è riuscito a combinare nanocristalli di cellulosa con glicerolo, glucosio e alcol polivinilico per creare un film composito biomimetico flessibile con colore strutturale visibile che mostra diverse tonalità in base alle condizioni di umidità.

Altri, invece, si stanno concentrando sulla temperatura, sul gas, sul pH e sulla luce. Insomma, presto potremmo mettere nel carrello packaging che ci dicono quando il cibo contenuto all’interno sta per andare o è andato a male. La speranza che ciò avvenga nel minor tempo possibile, anche considerando il cambiamento climatico ormai in atto, è tanta, ma dobbiamo fare i conti con la realtà.

Oltre allo studio dei materiali, che ancora non ha portato alla combinazione perfetta, non possiamo fare a meno di considerare il prezzo di confezioni del genere. Quanti produttori sarebbero disposti a sborsare soldi in più per la conservazione? Ammesso che lo siano, non credete che la spesa venga poi riversata sul consumatore finale? Le domande sono diverse e se gli stipendi fossero aumentati di pari passo con il costo della vita nessuno avrebbe da ridire, ma visto che così non è il packaging intelligente, seppur lodevole, non sembra fattibile.

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