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Dalla simbologia alla cucina: perché a Pasqua si mangia l’agnello (e con cosa sostituirlo)

Mangiare l'agnello a Pasqua non è d'obbligo: lo dice pure la chiesa. Fermare questa mattanza è possibile, basta solo sapere con cosa sostituirlo.

Cosciotto d'agnello al forno con erbette IStock
Cosciotto d'agnello al forno con erbette

Non solo colombe e uova di cioccolato, a Pasqua in tutta Italia è d’obbligo anche l’agnello. Una carne ottima e tenerissima, su questo non si discute, ma davvero abbiamo ancora bisogno di "sacrificare" un animale per soddisfare il nostro palato? Quanti avanzano giustificazioni religiose, dovrebbero sapere che già Benedetto XVI nel 2007 aveva lanciato un appello in favore degli agnellini.

Perché si mangia l’agnello a Pasqua?

Fin dalla notte dei tempi, l’agnello è un grande protagonista della Santa Pasqua. Al forno, arrosto, alla brace o addirittura fritto: non importa il metodo di cottura, ciò che conta è portarlo in tavola. Una tradizione culinaria impregnata di un forte, fortissimo simbolismo religioso, ma anche una mattanza che, negli ultimi anni come non mai, sta suscitando accesi dibattiti di carattere etico.

Per comprendere il significato dell’agnello pasquale, dobbiamo necessariamente tirare in ballo la fede. Il cristianesimo ha ‘ereditato’ questo animale dalla religione ebraica, che lo ha eletto come simbolo del sacrificio e della salvezza, e in parte ne condivide pure il valore. Per i cristiani, infatti, rappresenta il sacrificio di Gesù, la purezza e la fragilità di fronte al male.

Non a caso, Giovanni Battista definisce Cristo come "l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo". È facile, quindi, comprendere come questo animale sia diventato simbolo pasquale e, di conseguenza, consumato per secoli senza porsi alcun tipo di domanda. Fortunatamente, negli ultimi anni è stata la stessa chiesa a chiedere di interrompere la mattanza.

Nel 2007, Benedetto XVI ha sottolineato: "Gesù dunque ha celebrato la Pasqua senza agnello – no, non senza agnello: in luogo dell’agnello ha donato se stesso, il suo corpo e il suo sangue (…) Egli stesso era l’Agnello atteso, quello vero". Pertanto, questa usanza gastronomica – ricordiamo che gli animali vengono uccisi tra le 4 e le 8 settimane di vita – non è più giustificabile neanche tirando in ballo la fede.

Veterinario tiene in braccio un dolcissimo-agnello

Veterinario tiene in braccio un dolcissimo agnello

Una mattanza da fermare

Secondo le stime, solo in Italia, nel 2025 sono stati macellati più di 2 milioni di agnelli, con un picco concentrato nel periodo di Pasqua. Una vera e propria mattanza, compiuta su animali strappati dalla mamma appena nati, che invece che scorrazzare e crescere in libertà, vengono trasportati al macello – spesso in condizioni penose – quando hanno un mese di vita o poco più.

Se tutto ciò non vi ha ancora scoraggiato nel consumare carne di agnello, provate a sentire il suo pianto: è identico a quello di un bambino. Nel periodo pasquale non è difficile udirlo, basta incontrare un camion che li trasporta al macello.

Oggi, fortunatamente, ci sono tante altre alternative alimentari, quindi perché continuare a incentivare questa carneficina? Sia chiaro, non stiamo dicendo che la carne non è buona, ma che i tempi sono maturi, molto maturi, per compiere scelte gastronomiche diverse, meno preistoriche.

Con cosa sostituire l’agnello?

Se proprio non riuscite a resistere all’agnello, perché non puntate su quello di pasta di mandorle? D’accordo, non è salato, è dolce, ma gli somiglia in tutto e per tutto, ha un forte valore simbolico e non prevede l’uccisione di alcun animale.

Invece, se preferite una ricetta salata potete puntare su pietanze vegetariane o vegane, vi assicuriamo che il gusto vi sorprenderà: dalle polpette di lenticchie alle cotolette di ceci, passando per le scaloppine di seitan e funghi, tofu al forno e polpette di quinoa e fagioli neri con salsa allo yogurt al lime.

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