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Le origini del tiramisù

In Giappone è più famoso di pasta e pizza, in Cina è la parola italiana più googlata: fenomenologia del tiramisù, il dolce italianissimo dalla paternità contesa

Le origini del tiramisù

Il dolce italianissimo per eccellenza è il tiramisù. Questa parola è entrata ufficialmente nel vocabolario della lingua italiana nel 1982, negli anni della sua grande diffusione: in Cina è il vocabolo nostrano più cercato sul web, il quinto su scala mondiale, che l’Accademia della Crusca ha certificato in ben 23 lingue differenti. Il suo nome così evocativo sta parecchio simpatico ai giapponesi e nel Paese del Sol Levante sembra essere più famoso di pasta e pizza. Sebbene sia una delle preparazioni domestiche più inflazionate, accessibile anche a cuochi alle prime armi, secondo un report di Just Eat durante il lockdown il tiramisù risulta uno dei piatti più ordinati dagli italiani, circa 22 mila chilogrammi, specialmente a merenda. Dal 2017 esiste persino una sua giornata internazionale, celebrata ogni anno il 21 marzo: a codificare la ricetta ufficiale strati di savoiardi imbevuti al caffè amaro alternati a generose spatolate di crema al mascarpone. Sull’origine di questo famoso dolce al cucchiaio ombreggia, però, un mistero alimentato dall’incredibile successo commerciale conquistato negli ultimi quarant’anni. La sua paternità è, infatti, contesa tra Friuli e Veneto, un’annosa querelle che si è conclusa con l’inclusione del tiramisù tra i "Prodotti agroalimentari tradizionali" voluta dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali della regione friulana mentre alla confinante rivale restano i festeggiamenti del Tiramisù Day e della  Tiramisù Word Cup. Inizialmente, le prime tracce sono state collocate nel 1970, precisamente nelle cucine del ristorante Le Beccherie di Treviso: si dice fosse nato come booster per "tirare su" considerati i suoi ingredienti energizzanti. Vari approfondimenti dimostrano che la storia è ancora più datata, riportando indietro alla fine degli anni ’30 del secolo scorso in Friuli-Venezia Giulia, prima in un ristorante quel di Gorizia e poi all’Albergo Roma in Carnia, nella parte alta della regione, con una versione che in assoluto si avvicina a quella che conosciamo noi oggi. Gli appassionati di storia della gastronomia italiana potranno sfogliare l’Artusi e, andando a pagina 649 de La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, noteranno una certa somiglianza con la ricetta del maestro che metteva l’alchermes al posto del caffè e il burro invece del mascarpone.

La ricetta che mette tutti d’accordo

Il tiramisù dal 1980 a oggi ha davvero conquistato il mondo. I motivi del suo successo sono da ricondurre alla facilità della sua esecuzione: non deve lievitare, non deve cuocere, non c’è rischio di brucialo. La ricetta classica è ormai codificata e si articola su 500 grammi di mascarpone, 6 uova extra fresche, 100 grammi di zucchero, 350 grammi di savoiardi, 6 tazzine di caffè amaro e cacao in polvere quanto basta.

Le varianti più accreditate

Tra le licenze poetiche più accreditate quella che sostituisce il panettone ai biscotti, una rielaborazione apprezzata in particolare come escamotage per riciclare gli avanzi delle feste. Odi et amo, il sentimento che suscita il tiramisù con i Pavesini, per i puristi una blasfemia nonostante questi biscottino provengano sempre dal Piemonte, come i savoiardi. Poco ortodosse ma allo stesso tempo sfiziose le creazioni stagionali con le fragole o le ciliegie, quella alcolica con bagna fresca ed esotica al mojito e per non avere sensi di colpa c’è la light senza uova, adatta anche a chi ha problemi di colesterolo.

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