Astici liberati in mare: la "buona" azione che invece è un madornale errore
Liberare gli astici in mare è un errore: il crostaceo morirà quasi sicuramente e si farà un grave danno all'ecosistema marino e ai suoi 'abitanti'.

Sui social è diventato virale un video che ritrae due turiste americane in vacanza in Italia intente a liberare in mare alcuni astici acquistati al ristorante. Molti si sono complimentati per l’impresa, ma secondo gli esperti, seppur fatto con le migliori intenzioni, non è un gesto lodevole e non deve essere emulato.
È legale liberare gli astici in mare?
Navigando sui social vi sarete sicuramente imbattuti nel video degli astici liberati in mare da due turiste americane. Siamo pronti a scommettere che a molti di voi sia partito spontaneo il like, ma siamo altresì convinti che, dopo aver letto il pensiero degli esperti, vi pentirete di averlo fatto. Procediamo con ordine.
Nel filmato in questione si vedono due donne che, dopo aver comprato degli astici vivi in un ristorante di Pompei, si recano sulla spiaggia di Castellammare di Stabia e li liberano in mare. Immaginiamo che, come accaduto anche in altri episodi analoghi del passato, il gesto sia stato fatto con le migliori intenzioni, ma ci sono diversi motivi per cui dobbiamo bollarlo come errore madornale e non replicarlo.
Innanzitutto, è bene sapere che la legge (Regolamento UE n. 1143/2014 e relativo Decreto Legislativo di adeguamento n. 230/2017) vieta di liberare gli animali in natura tranne che in rare eccezioni. Che siano selvatici o meno, autoctoni o no, non fa differenza, bisogna seguire un protocollo ben preciso per la liberazione e, soprattutto, deve essere eseguita da personale esperto e qualificato.
I motivi sono diversi e sono quasi tutti collegati al benessere animale, non soltanto della specie che si libera ma anche delle altre presenti nell’habitat interessato. Non solo, di mezzo c’è anche l’ecosistema.
Astici con le chele bloccate nell’acquario di un ristorante
Da gesto eroico a danno
Appurato che liberare questi crostacei in mare è illegale, cerchiamo di capire perché un gesto all’apparenza encomiabile è dannoso. Innanzitutto, anche se a noi sembrano tutti uguali, gli astici si dividono in due specie: europeo (Homarus gammarus) e americano (Homarus americanus).
Queste due specie vivono in habitat diversi e, com’è normale che sia, hanno un corredo genetico diverso e patogeni differenti. Per cui, in base alla provenienza hanno sviluppato solo determinati anticorpi. Nel caso degli astici liberati a Castellammare di Stabia, gli esperti ci dicono che sono americani. Ergo, le due turiste li hanno introdotti in un habitat improprio.
In casi come questi, la liberazione comporta diversi rischi. Innanzitutto, probabili ibridazioni con specie autoctone (vi dice niente il caos scoppiato con il granchio blu?) e poi passaggi di patogeni ‘sconosciuti’. Come se non bastasse, parliamo di crostacei che, fino a quel momento, hanno vissuto in cattività e magari hanno sviluppato altre patologie che, di conseguenza, verrebbero immesse nell’ecosistema.
Una liberazione "mortale"
Oltre ai danni alle altre specie e all’habitat, la liberazione in mare è quasi sempre mortale pure per gli stessi astici. Tralasciando il fatto che vivevano in cattività e potrebbero già avere delle malattie debilitanti che gli renderebbero impossibile una lunga vita in natura, va considerato lo shock termico: il passaggio dall’acquario del ristorante all’acqua di mare può essere letale.
Ma, non è solo la temperatura dell’acqua. Gli astici vivono su fondali rocciosi a una certa profondità, per cui liberarli in superficie equivale ad esporli ai predatori. Infine, bisogna considerare che stiamo parlando di un crostaceo "notturno", per cui gettarlo in acqua alla luce del sole è un altro shock.
Insomma, questo gesto all’apparenza "eroico" non fa bene né ai crostacei né all’ambiente marino (suoi abitanti compresi). Se proprio volete fare una scelta "animalista", avete una sola soluzione: non ordinare questa specie al ristorante. Lasciandola "invenduta", forse il ristoratore si convincerà a non acquistarla più.
Ricette e novità dal mondo food nella tua casella di posta. Iscriviti alla newsletter!
















