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Snackpacking: ora la vacanza "più buona" si costruisce uno spuntino alla volta

Cinque o sei assaggi al posto dei pasti tradizionali: lo snackpacking cambia il modo di scoprire città, mercati e specialità del territorio

Cos'è lo snackpacking IStock
  • Lo snackpacking trasforma il viaggio in un percorso di assaggi quotidiani, privilegiando panetterie, chioschi e mercati come tappe imprescindibili.
  • Prodotti da scaffale e specialità locali diventano contenuti virali: stroopwafel, jamón, sardine gourmet e #711 dominano social e stories.
  • I mercati coperti e i carrelli-souvenir sostituiscono i ristoranti costosi, offrendo autenticità, risparmio e souvenir gastronomici comprati dove mangiano i residenti.

Prova a ripensare all’ultima vacanza: il ricordo che torna con più forza raramente ha a che fare con un menu degustazione o con un tavolo prenotato tre mesi prima. Anzi, più spesso la forma di qualcosa mangiato in piedi, comprato per pochi euro in un forno di quartiere o su una bancarella. Ecco, su questa intuizione si è costruita la tendenza gastronomica dell’estate 2026, lo snackpacking.

L’idea è semplice: per capire come si mangia in un posto conviene partire dal cibo che i residenti comprano ogni giorno, quello dei mercati rionali, dei piccoli alimentari e delle corsie del supermercato. Una versione a ancora più di nicchia del grocery tourism, il fenomeno che ha trasformato i supermercati in un’attrazione.

Cosa mangia uno snackpacker?

La giornata di chi pratica lo snackpacking si costruisce attorno a cinque o sei assaggi distribuiti dalla mattina alla sera, al posto del pranzo e della cena canonici. Si comincia dal forno di quartiere, si prosegue con un banco di street food, si chiude con qualcosa preso in una gastronomia o in un minimarker sotto casa dei residenti. Il 69% di chi viaggia punta ai chioschi di strada, il 53% cerca panifici storici e il 50% passa ore tra gli scaffali degli alimentari di prossimità.

Tutto, come dicevamo, parte proprio dal grocery tourism: una parte del divertimento sta nel decifrare etichette in lingue sconosciute e nel confrontare le varianti locali dei marchi globali. In Spagna il bottino sono le patatine artigianali al gusto jamón ibérico, in Portogallo le scatolette di sardine gourmet comprate nelle drogherie storiche di Lisbona, in Grecia la bougatsa calda presa al forno e i koulouri al sesamo.

Nei Paesi Bassi il rito passa dagli stroopwafel al caramello e dai bitterballen estratti dagli sportelli a muro della catena FEBO. Il fenomeno più clamoroso resta però quello dei minimarket 7-Eleven: l’hashtag #711, alimentato dai video di chi assaggia i prodotti iconici della catena, ha superato i 900mila post su Instagram e i 266mila video su TikTok.

E in Italia? Si mangia camminando

Ma guardiamo all’Italia: con una cucina di strada che cambia identità ogni cinquanta chilometri, il nostro Paese è il terreno ideale. A Genova si passeggia nei caruggi con la focaccia in mano, una farinata calda o un cartoccio di panissa fritta e frisceu. A Lecce il colpo grosso è il pasticciotto appena sfornato, magari accompagnato dal rustico, mentre a Bari Vecchia si compra un sacchetto di taralli ancora tiepidi.

Palermo mette in fila sfincione e arancine tra i banchi di Ballarò e della Vucciria, Catania risponde con la tavola calda della Pescheria (cartocciate, cipolline) e il seltz limone e sale dei chioschi storici. Al Nord il Quadrilatero di Bologna e il Mercato delle Erbe servono mortadella a cubetti, crescentine calde e tranci di pizza in teglia, Viterbo gioca la carta della porchetta nel panino e dei tozzetti alle nocciole dei Monti Cimini, Perugia quella della torta al testo farcita con prosciutto di Norcia e caciotta.

Perché il cibo quotidiano racconta più di un ristorante?

Secondo il Global Travel Trends Report di American Express, l’89% di Millennial e Gen Z considera l’assaggio delle specialità locali una parte irrinunciabile del viaggio. Il ragionamento è semplice: un forno storico o un mercato rionale mostrano come si mangia in quel posto quando i turisti se ne vanno, e il prezzo di quello che si assaggia resta quello di sempre.

Le catene alberghiere lo hanno capito in fretta, tanto che gruppi come BWH Hotels stanno costruendo esperienze che accompagnano gli ospiti verso botteghe, panifici e banchi del territorio.

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Domande frequenti

Che cos'è lo snackpacking?

È la tendenza di viaggiare mangiando i cibi quotidiani locali: snack, panifici e banchi di mercato scelti come tappe gastronomiche.

Come si struttura una giornata da snackpacker?

Si compone di 5-6 assaggi distribuiti dalla mattina alla sera, iniziando da panetterie e chioschi e saltando i pasti canonici.

Quali prodotti locali diventano virali online?

Snack tipici di supermercati e drogherie, come patatine al jamón, sardine gourmet o dolci locali, spesso protagonisti di hashtag e video.

Perché i mercati coperti sono tappa fondamentale?

Offrono prodotti autentici e freschi, permettono di scoprire specialità locali e funzionano come dispense per portare a casa souvenir gastronomici.

Cosa cambia rispetto al grocery tourism tradizionale?

Lo snackpacking privilegia l'assaggio on the go e le esperienze quotidiane dei residenti, non solo la visita alle corsie o ai supermercati come attrazione.

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