Seguici

Spreco alimentare in Italia: ogni italiano butta ancora 112 euro di cibo l'anno

Gli italiani sprecano meno cibo e per la prima volta la media settimanale scende sotto i 500 grammi, ma il traguardo fissato dall'Agenda 2030 resta ancora distante

Toast farcito buttato nella spazzatura 123f
  • In Italia lo spreco domestico scende a 493,7 grammi settimanali pro capite, ma il traguardo dell’Agenda 2030 resta lontano.
  • Frutta, pane e verdure guidano la classifica dei cibi buttati, mentre le famiglie con meno risorse pagano il prezzo più alto.
  • Lista della spesa, attenzione alle etichette, porzioni ridotte e congelatore diventano gli alleati principali contro gli sprechi quotidiani.

Un frutto dimenticato in fondo al cassetto, mezza pagnotta diventata dura, l’insalata presa in offerta e mai aperta. Gesti quotidiani che, sommati, pesano sul bilancio delle famiglie italiane e su quello del pianeta.

Il nuovo rapporto Waste Watcher racconta un Paese che ha iniziato a buttare meno cibo, con una soglia simbolica superata per la prima volta. La strada verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 resta però lunga, e a pagare il conto più salato sono le famiglie con meno risorse.

Quanto cibo buttano gli italiani

I dati arrivano dall’Osservatorio Waste Watcher International, che ha presentato il rapporto 2026 a Roma, nella sede dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, il 29 settembre, in occasione della settima Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari promossa dalle Nazioni Unite con la FAO e l’UNEP. L’indagine, curata dalla campagna Spreco Zero insieme al Distal dell’Università di Bologna su elaborazioni Ipsos-Doxa, colloca lo spreco domestico a 493,7 grammi a persona ogni settimana.

È la prima volta che il dato scende sotto i 500 grammi. Dodici mesi prima la media era di 555,8 grammi, per un calo superiore all’11%, e anche la rilevazione di febbraio, legata alla Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, si era fermata a 554 grammi. Su base annua ogni italiano getta comunque 25,74 chili di cibo, per un valore di circa 112 euro, e su scala nazionale lo spreco nelle case arriva a 6,6 miliardi di euro.

Il traguardo dell’Agenda 2030 (il target 12.3, che punta a dimezzare lo spreco pro capite) corrisponde a 369,73 grammi settimanali: servono ancora circa 124 grammi in meno, un quarto di quanto finisce oggi nella pattumiera. Gli stessi ricercatori invitano alla prudenza, perché le oscillazioni registrate negli anni non bastano ancora per parlare di un cambiamento stabile nelle abitudini.

Allargando lo sguardo al mondo, la FAO stima che circa il 13% degli alimenti prodotti vada perso tra il raccolto e l’arrivo nei negozi, fra stoccaggio, trasformazione e trasporto. Un ulteriore 19% del cibo disponibile ai consumatori, pari a 1,05 miliardi di tonnellate, viene sprecato fra supermercati, ristoranti e famiglie, e il 60% di questa quota si concentra proprio fra le mura domestiche. Il tema scelto per il 2026 insiste sui benefici a catena che arrivano dalla riduzione degli sprechi: più sicurezza alimentare, meno pressione su risorse naturali ed emissioni, più produttività.

Cosa finisce nella pattumiera (e chi spreca di più)

In cima alla lista del cibo buttato restano frutta fresca, pane e verdure, cioè gli alimenti più deperibili e quelli che si comprano con maggiore frequenza. Il rapporto mette in luce anche un paradosso: le persone con un basso potere d’acquisto sprecano il 26% in più della media nazionale, con un peggioramento di 24 punti percentuali rispetto all’estate 2025. Una delle cause individuate sono gli acquisti eccessivi di prodotti di base per approfittare delle offerte, con il risparmio fatto alla cassa che si trasforma in cibo gettato qualche giorno dopo.

Per Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio, lo spreco diventa così un fattore che amplifica le disuguaglianze, oltre a rappresentare un costo economico e ambientale. Sul fronte opposto, le famiglie con figli si collocano circa il 19% sotto la media, mentre chi vive senza figli la supera.

Le buone abitudini più diffuse scattano quando il cibo sta per deteriorarsi: il 59% degli intervistati consuma per primi gli alimenti a rischio e il 57% congela ciò che non riuscirà a mangiare a breve. Perdono invece terreno rispetto al 2025 le pratiche preventive, come stimare le porzioni o scegliere confezioni piccole. Una novità riguarda l’intelligenza artificiale: il 57% del campione si affida agli assistenti virtuali per gestire il cibo, il 51% per trovare ricette che recuperino avanzi e il 45% per avere suggerimenti antispreco, e tra i più giovani l’AI viene consultata anche per capire se un prodotto oltre la data in etichetta sia ancora sicuro.

Il confronto con gli Stati Uniti, al centro del report di quest’anno, vede gli americani a 775,7 grammi settimanali, quasi 300 in più degli italiani. Tra gli statunitensi di origine italiana il 42% butta cibo almeno una volta alla settimana, contro il 29% della media nazionale, pur riconoscendo in larghissima maggioranza (87%) il valore antispreco della cucina italiana.

Sprecare meno parte dalla spesa

I dati sui ceti popolari indicano da dove cominciare: dal carrello. Una lista scritta dopo aver controllato frigo e dispensa aiuta a evitare i doppioni, mentre le offerte sui prodotti freschi convengono solo se si ha già in mente come usarli nei giorni successivi. Anche l’etichetta merita attenzione: la dicitura "da consumarsi entro" indica un limite legato alla sicurezza, mentre "da consumarsi preferibilmente entro" riguarda la qualità, e un alimento può restare buono anche dopo quella data.

In cucina, i tre protagonisti dello spreco hanno una seconda vita già scritta nella tradizione italiana. Il pane raffermo diventa pangrattato, panzanella, pappa al pomodoro o canederli; la frutta troppo matura si trasforma in frullati, confetture o torte; le verdure un po’ stanche trovano posto in minestre, frittate e sughi. Il congelatore fa il resto, a patto di porzionare prima di riporre.

Fuori casa, poi, la doggy bag al ristorante è ormai un gesto sempre più comune, e il rapporto registra un buon comportamento anche nelle case vacanza, dove il 66% degli ospiti riesce a consumare tutto il cibo acquistato. Piccole scelte che, messe insieme, possono coprire quei 124 grammi che separano l’Italia dal traguardo del 2030.

Ricette e novità dal mondo food nella tua casella di posta. Iscriviti alla newsletter!

Domande frequenti

Quanto cibo buttano gli italiani ogni settimana?

La media è di 493,7 grammi a persona, per la prima volta sotto i 500 grammi. Su base annua equivalgono a 25,74 chili.

Chi spreca di più tra le famiglie italiane?

Le famiglie con meno risorse risultano le più penalizzate: sprecano il 26% in più della media, spesso per acquisti eccessivi spinti dalle offerte.

Quali alimenti finiscono più spesso nella pattumiera?

In cima ci sono frutta fresca, pane e verdure, perché si deteriorano facilmente e si comprano con maggiore frequenza.

A che punto siamo rispetto all'obiettivo Agenda 2030?

Il traguardo è a 369,73 grammi settimanali. Serve ancora tagliare circa 124 grammi per persona, cioè quasi un quarto dello spreco attuale.

Quali abitudini aiutano davvero a sprecare meno?

Controllare frigo e dispensa prima di fare la lista, comprare solo il necessario e congelare le porzioni in eccesso sono le mosse più efficaci.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963