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Doggy bag, perché discutiamo ancora del diritto di portare via gli avanzi dal ristorante?

Doggy bag stralciata dal Ddl Concorrenza al debutto in Consiglio dei ministri: cosa prevedeva la norma, perché è saltata e la posizione della Fipe

Doggy Bag IStock
  • La norma che avrebbe riconosciuto per legge il diritto di portare via gli avanzi e un logo ufficiale è stata stralciata dal Ddl Concorrenza all'ultimo momento.
  • Secondo la Fipe il problema è culturale: la maggior parte dei ristoranti offre la doggy bag ma pochi clienti la chiedono per imbarazzo.
  • La federazione propone campagne di sensibilizzazione e progetti come Rimpiattino e chiede un dialogo tra governo e mondo della ristorazione prima di nuove leggi.

Per qualche giorno la doggy bag è finita al centro del Ddl Concorrenza, con tanto di diritto riconosciuto per legge al cliente e logo ufficiale per i ristoranti. Poi, all’ultimo momento, la norma è stata stralciata. Il paradosso è che quel cliente può già portarsi a casa gli avanzi in nove ristoranti su dieci, senza bisogno di alcuna legge.

Come la doggy bag è diventata materia da Consiglio dei ministri

Il testo inserito nella bozza del Ddl Concorrenza riconosceva al consumatore il diritto di trattenere per l’asporto i cibi e le bevande acquistati e non consumati all’interno del locale. Accanto al diritto era prevista l’introduzione di un logo ufficiale, che ristoratori ed esercenti avrebbero potuto esporre per segnalare ai clienti la possibilità.

I dettagli operativi (modalità del servizio, aspetti igienici e di sicurezza alimentare) sarebbero stati definiti con un decreto del Ministro delle Imprese e del made in Italy, di concerto con quello della Salute, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge. Le campagne pubbliche contro lo spreco alimentare, inoltre, avrebbero dovuto fare sempre riferimento a quel logo.

Rispetto a una proposta del 2024, quando due deputati di Forza Italia avevano promosso l’idea di rendere la doggy bag obbligatoria con tanto di sanzioni per i ristoratori inadempienti, l’impostazione era ribaltata: non più un obbligo per chi gestisce il locale, ma un diritto in capo a chi ci mangia.

Perché il diritto alla doggy bag è saltato

Il Consiglio dei ministri del 23 luglio 2026 ha approvato il Ddl Concorrenza, ma la norma sugli avanzi è rimasta fuori. L’articolo di riferimento, il numero 13, è stato eliminato all’ultimo momento. La ragione non è un’opposizione di merito: il Ministero ha riconosciuto la necessità di un confronto con le associazioni di categoria, che fino a quel punto sembra essere mancato.

Tra queste c’è la Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), che ha spiegato la propria posizione attraverso il vicedirettore generale Luciano Sbraga: l’iniziativa è condivisibile nel contenuto, ma una legge appare uno strumento poco utile, perché i ristoranti già oggi consentono a chi lo chiede di portare via gli avanzi. Il vero obiettivo, secondo la federazione, dovrebbe essere sensibilizzare i clienti a chiederlo, più che regolare per legge una pratica già ampiamente disponibile.

Il nodo vero è culturale, e i numeri lo dicono

Il problema, per la Fipe, sta a monte della norma e riguarda l’atteggiamento dei consumatori. Un’indagine Fipe-Comieco del 2024 fotografa uno scarto evidente: solo il 15,5% degli italiani chiede di portare a casa il cibo avanzato al ristorante, percentuale che scende all’11,8% quando si parla di vino. Al tempo stesso il 74% dei consumatori si dichiara favorevole alla pratica, e per il 22% la disponibilità della doggy bag pesa persino nella scelta del locale.

Dal lato dei ristoratori l’offerta c’è già: il 91,8% mette a disposizione la possibilità di portare via gli avanzi. A frenare è soprattutto l’imbarazzo del cliente, indicato da circa un ristoratore su due come la causa principale. Per Sbraga portare via ciò che si è ordinato è semmai un segno di gradimento, mentre lasciarlo nel piatto per poi buttarlo non è una soddisfazione per nessuno.

Da qui la proposta della federazione: una campagna in stile pubblicità progresso, più efficace di un articolo di legge. Sul terreno pratico la Fipe richiama il progetto Rimpiattino, la versione italiana della doggy bag realizzata con Comieco, che ha coinvolto 875 ristoranti in 22 città con la distribuzione di migliaia di contenitori per il recupero degli avanzi.

La partita non è chiusa

Il rinvio, letto dalla Fipe come un’occasione di dialogo più che come una bocciatura, non chiude la questione. La federazione precisa di non temere la norma in sé, ma di ritenerla inutile senza un cambiamento di mentalità: dare valore al cibo porta con sé, quasi naturalmente, l’idea che non vada sprecato.

Il diritto alla doggy bag potrebbe quindi riaffacciarsi durante l’esame parlamentare del Ddl Concorrenza, con ogni probabilità calendarizzato a settembre. Prima, però, dovrebbe arrivare quel confronto tra Governo e mondo della ristorazione che finora è mancato.

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Domande frequenti

Cos'è successo alla norma sulla doggy bag nel Ddl Concorrenza?

La disposizione che riconosceva il diritto di portare via gli avanzi e un logo ufficiale è stata stralciata all'ultimo momento dal governo.

I ristoranti dovranno obbligatoriamente fornire la doggy bag?

Al momento no: la misura è stata rimossa e la Federazione dei pubblici esercizi ritiene inutile una legge perché molti locali già la offrono.

Perché la norma è stata cancellata dall'approvazione del Consiglio?

Serve un confronto con le associazioni di categoria: il governo ha deciso di approfondire il tema con ristoratori e parti interessate.

Gli italiani chiedono davvero la doggy bag?

Solo il 15,5% la richiede, mentre il 74% si dice favorevole; il vero freno è l'imbarazzo del cliente, non la disponibilità dei locali.

Cosa propone la Fipe per ridurre lo spreco alimentare nei ristoranti?

Preferisce campagne di sensibilizzazione e progetti pratici come Rimpiattino, già sperimentato in centinaia di locali, piuttosto che una legge.

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