Caffè sotto accusa: il processo svela quante tazzine puoi bere davvero
Non solo passione e rituale: il processo al caffè analizza effetti, benefici e criticità secondo gli esperti, indicando le quantità che fanno la differenza

In Italia il caffè è talmente quotidiano da sembrare "innocente" per definizione, eppure da anni si porta dietro le stesse domande: fa bene, fa male, dipende da chi lo beve, dipende da quanto. A Milano qualcuno ha deciso di prenderla sul serio, trasformando il dubbio in un vero processo al caffè, con ruoli, interventi e una scena da aula che, per una volta, parlava di tazzine.
Il punto non era incoronare la bevanda, né demonizzarla, ma capire dove sta il confine tra abitudine e rischio: un confine che, secondo gli esperti coinvolti, esiste e si misura, senza effetti speciali, ma con una soglia precisa e qualche eccezione che pesa più di quanto sembri.
Come si è svolto il processo al caffè?
L’iniziativa si è svolta a Milano sotto forma di un processo simbolico, organizzato come un vero dibattimento pubblico, con una struttura ispirata a quella giudiziaria. Il caffè è stato messo idealmente "sotto accusa" per i suoi presunti effetti negativi sulla salute, in particolare in relazione a cuore, pressione, sonno e sistema nervoso. A intervenire sono stati medici, specialisti e rappresentanti del mondo scientifico, chiamati a esprimersi sulla base delle evidenze disponibili.
L’evento è stato promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano e si è inserito in un contesto di divulgazione sanitaria. Durante il confronto sono state presentate ricerche, dati epidemiologici e osservazioni cliniche, con l’obiettivo di distinguere tra percezioni diffuse e risultati scientifici. Il dibattito si è concentrato sulle abitudini di consumo, sulle differenze individuali e sulle condizioni in cui il caffè può diventare problematico.
Il verdetto
Al termine del dibattimento, il caffè è stato simbolicamente assolto dall’accusa di essere una bevanda pericolosa per la salute, almeno nelle quantità considerate moderate dagli esperti. Secondo quanto emerso durante il confronto, il consumo quotidiano, se mantenuto entro limiti precisi, non è stato associato a un aumento significativo del rischio di malattie cardiovascolari o neurologiche nella popolazione generale.
Gli specialisti coinvolti hanno indicato come riferimento orientativo un massimo di tre tazzine al giorno per un adulto sano, sottolineando però che non si tratta di una soglia universale. Il verdetto ha infatti tenuto conto delle differenze individuali, dell’età e delle condizioni cliniche. Per chi soffre di insonnia, disturbi d’ansia o problemi cardiaci, la tolleranza alla caffeina può essere più bassa, rendendo necessario un consumo più prudente.
Pro e contro del caffè
Negli ultimi anni numerosi studi scientifici hanno analizzato il rapporto tra consumo di caffè e salute, arrivando a risultati in gran parte convergenti. Le ricerche citate durante il processo indicano, come detto, che un’assunzione moderata è spesso associata a un minor rischio di alcune patologie metaboliche e cardiovascolari. In particolare, diversi studi osservazionali hanno collegato il consumo regolare a una riduzione dell’incidenza del diabete di tipo 2 e a una minore mortalità complessiva, senza evidenziare effetti negativi significativi nelle persone sane.
Accanto ai possibili benefici, resta però una parte meno rassicurante, legata soprattutto agli eccessi. Un’assunzione elevata di caffeina può favorire insonnia, agitazione, aumento della pressione arteriosa e palpitazioni, soprattutto nei soggetti più sensibili. Alcune ricerche segnalano inoltre che il caffè può accentuare disturbi gastrointestinali e interferire con l’assorbimento di determinati nutrienti. Per questo, anche alla luce delle evidenze scientifiche, gli esperti invitano a considerare il caffè come una componente dell’alimentazione da gestire con attenzione, adattandone il consumo alle proprie condizioni fisiche.
















