Sprechiamo meno, ma sprechiamo sempre tanto: in Italia il cibo continua a essere buttato via
Calo del 10% rispetto al 2025, ma ogni italiano getta ancora 554 grammi di cibo a settimana. Gen Z spreca il doppio dei Boomers. Frutta e verdura i prodotti più buttati

Gli italiani sprecano meno cibo, ma i numeri restano allarmanti. Il Rapporto Waste Watcher 2026, presentato ieri in occasione della 13ª Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, rivela che nelle case italiane finiscono nella spazzatura alimenti per un valore di 7,3 miliardi di euro all’anno. Se si considera l’intera filiera, includendo agricoltura, industria e distribuzione, lo spreco totale supera i 13,5 miliardi di euro, per un totale di circa 5 milioni di tonnellate di cibo.
Lo spreco medio settimanale pro capite si attesta a 554 grammi, con un calo del 10% rispetto al 2025. Un miglioramento significativo, ma dettato più dalla necessità di risparmiare in un contesto segnato dall’inflazione e dal caro vita che da una reale consapevolezza ambientale. Gli italiani buttano meno perché costretti a fare i conti con budget familiari sempre più ristretti.
- Gli alimenti sprecati e la differenza generazionale
- Soluzioni contro lo spreco
- Un problema ancora da risolvere
Gli alimenti sprecati e la differenza generazionale
A finire più spesso nella spazzatura sono i prodotti freschi, che richiedono una gestione più attenta. Al primo posto la frutta fresca con 22,2 grammi a settimana pro capite, seguita dalle verdure con 20,6 grammi. Il pane fresco si piazza al terzo posto con 19,6 grammi, mentre le insalate chiudono la classifica dei primi quattro con 16,8 grammi settimanali.
Si tratta di alimenti che deperiscono rapidamente e che spesso vengono acquistati in quantità superiori al necessario o conservati in modo inadeguato. Il rapporto evidenzia una differenza netta tra le diverse fasce d’età. Volendo adottare le pratiche distinzioni generazionali, i Boomers, nati tra il 1946 e il 1964, si confermano i più virtuosi con appena 352 grammi di spreco settimanale. Hanno un’educazione al non si butta via niente, sanno cucinare gli avanzi e gestiscono meglio la spesa.
All’opposto la Gen Z, nati tra il 1997 e il 2012, spreca 799 grammi a settimana, più del doppio. Un paradosso che colpisce: si tratta della generazione più attenta all’ambiente, la Greta Thunberg generation preoccupata per il clima, ma che manca di competenze domestiche fondamentali. Non sanno conservare il cibo, ordinano troppo delivery e non sanno riutilizzare gli avanzi. La sensibilità ambientale si scontra con la scarsa food literacy, l’alfabetizzazione alimentare che comprende capacità di acquisto, conservazione e gestione del cibo.
Soluzioni contro lo spreco
Qualche segnale positivo arriva dai comportamenti emergenti. La doggy bag sta diventando socialmente accettabile: il 43% degli italiani dichiara di usarla quando avanza cibo al ristorante, un aumento significativo rispetto agli anni passati quando prevaleva l’imbarazzo. Non che l’immotivata vergogna sia del tutto scomparsa, l’8% degli intervistati lascia ancora gli avanzi sul tavolo per timore di biasimo, nonostante li abbia pagati. Da questo punto di vista, una grossa mano potrebbe arrivare dagli stessi ristoratori, se fossero i primi a proporre la soluzione.
Sul fronte tecnologico è stato lanciato un aggiornamento dell’app Spreco Zero, disponibile sugli store, che aiuta i consumatori a tracciare le scadenze dei prodotti nel frigo per ridurre i 554 grammi settimanali. Un promemoria digitale per evitare che gli alimenti finiscano dimenticati in fondo al frigorifero.
Novità anche sul fronte della solidarietà con il Donometro, un nuovo strumento presentato per certificare le donazioni di cibo invenduto da parte della Grande Distribuzione e delle mense, trasformando lo spreco in aiuto concreto per chi ne ha bisogno.
Un problema ancora da risolvere
Nonostante i progressi, lo spreco alimentare domestico rimane una criticità centrale. I 7,3 miliardi di euro buttati ogni anno nelle case italiane rappresentano non solo un danno economico per le famiglie, ma anche un impatto ambientale significativo in termini di risorse sprecate e emissioni di gas serra.
La sfida è duplice. Da un lato educare le nuove generazioni alla gestione consapevole del cibo, dall’altro continuare a sensibilizzare tutti sulla necessità di ridurre gli sprechi. Alcuni input su cui cominciare a lavorare? Prediligere le mezze porzioni al ristorante, soprattutto ora che stanno tornando di moda, e smetterla di infilarsi dentro i frigoriferi del supermercato per prendere le confezioni più in fondo. Molto spesso è inutile e anzi, molte catene predispongono aree con prodotti in scadenza a prezzi molto convenienti.
In attesa che venga rilasciato il report completo, potete guardare la lunga e dettagliata registrazione della conferenza a questo indirizzo.
















