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Costi in crescita e più produzione: il pomodoro sotto pressione

Il mercato del pomodoro potrebbe vivere una crisi mai vissuta fino ad oggi: la produzione è in crescita, eppure i costi sono in costante aumento.

Pomodorini nella vaschetta di plastica in vendita al mercato 123rf
Pomodorini nella vaschetta di plastica in vendita al mercato

Da qualche tempo a questa parte, sono aumentati i terreni coltivati con pomodoro da industria. Eppure, anche se le coltivazioni sono in crescita, i costi lievitano e uno dei frutti più rappresentativi d’Italia rischia una crisi non indifferente. Ovviamente, questa situazione è la conseguenza di decisioni scellerate (un complimento, visto che ci riferiamo alla guerra Usa-Iran).

La situazione del pomodoro da industria in Italia

L’Italia è uno dei maggiori produttori al mondo di pomodoro da industria. È bene sottolineare che con questa dicitura ci riferiamo ai frutti che vengono coltivati appositamente per essere trasformati in passate, pelati, sughi pronti, concentrati e via dicendo. Al momento, il Belpaese vanta 95 mila ettari investiti e 55 milioni di quintali di prodotto, con una concentrazione soprattutto in Emilia Romagna e Puglia.

È il territorio pugliese, però, a giocare un ruolo centrale. Qui ci sono circa 3.500 produttori, per una superficie complessiva di circa 32mila ettari, una produzione di 20 milioni di quintali e un lordo vendibile che sfiora i 180 milioni di euro. Numeri importanti, che potrebbero subire un notevole scossone proprio nel corso del 2026.

Coldiretti Puglia, infatti, ha lanciato l’allarme: l’annata è a rischio. Mentre al Nord del Paese è già stato siglato un contratto con valori compresi tra i 13 e i 13,7 centesimi al chilo (cifra più bassa rispetto al 2025), al Centro-Sud non è stato ancora raggiunto alcun accordo sul prezzo tra agricoltori e industria. Il problema, però, non è solo questo.

Raccolta di pomodori maturi in campagna 123rf

Raccolta di pomodori maturi in campagna

Perché il pomodoro è a rischio?

In Puglia, il mercato del pomodoro è a rischio per diversi motivi. Partiamo dalla causa che, ormai, ci sta rendendo la vita difficile su più fronti: la guerra Usa-Iran. Rincari dei fertilizzanti, che iniziano a essere anche più difficili da reperire e aumento dei costi dell’energia e del gasolio agricolo, nonché di altri elementi della filiera, come le piantine e i mezzi tecnici.

Secondo gli esperti, tutti questi aspetti hanno un peso del 50%, percentuale da brividi. Ma, andiamo avanti. In Italia le superfici coltivate sono aumentate del 20%, sia per compensare l’andamento negativo del grano che per il riempimento degli invasi e il miglioramento della disponibilità idrica. Tuttavia, il pomodoro potrebbe costare di più a causa dei cosiddetti squilibri di mercato.

A tutto ciò bisogna aggiungere il ritardo dei trapianti dovuti alle piogge torrenziali delle ultime settimane. Questo significa che la raccolta sarà concentrata solo in un determinato periodo e, di conseguenza, potrebbe saturare la capacità di lavorazione dell’industria. Tutto ciò, ovviamente, va a influire sul prezzo.

Prospettive future

Coldiretti Puglia non ha solo acceso i riflettori sui rischi che potrebbe correre il settore del pomodoro da industria, ma ha anche offerto una ‘soluzione‘ per il futuro. Mentre al Nord Italia sono stati raggiunti accordi tra agricoltori e industria, al Sud sono ancora in alto mare.

Pertanto, bisognerebbe intervenire il prima possibile per "riequilibrare i rapporti di filiera e garantire prezzi equi". Insomma, il Mezzogiorno è stato lasciato indietro per l’ennesima volta e, visto che siamo nel 2026, merita un sistema più strutturato, che salvi dalla crisi imprese agricole che hanno ottime prospettive produttive.

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Domande frequenti

Perché il pomodoro da industria è a rischio?

A causa della guerra Usa-Iran che ha provocato rincari dei fertilizzanti, aumento dei costi energetici e difficoltà di reperimento di input agricoli.

Quali aree italiane producono più pomodoro da industria?

Le maggiori superfici sono in Emilia Romagna e Puglia, con la Puglia che conta circa 32.000 ettari e 3.500 produttori.

Qual è l'impatto dei ritardi dei trapianti?

Le piogge hanno ritardato i trapianti, concentrando la raccolta in un periodo e rischiando di saturare la capacità di lavorazione industriale.

Perché i prezzi potrebbero aumentare nel 2026?

Per squilibri di mercato, maggiori costi di produzione e mancanza di accordi prezzo Centro-Sud rispetto al Nord, dove sono già stabiliti.

Quale soluzione propone Coldiretti Puglia?

Intervenire per riequilibrare i rapporti di filiera e garantire prezzi equi, creando un sistema più strutturato per il Mezzogiorno.

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