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Come mai una multinazionale si oppone al riconoscimento del Giandujotto di Torino IGP?

La battaglia tra Lindt e il Comitato Giandujotto di Torino prosegue: l'azienda ha presentato ricorso al Tar per il riconoscimento IGP del riconoscimento.

Celebri cioccolatini italiani gianduiotti IStock
Cioccolatini gianduiotti scartati e incartati su tavolo di legno

La battaglia torinese a suon di cioccolata sembrava volgere al termine, invece la multinazionale svizzera ha nuovamente mescolato le carte in tavola. Stiamo parlando della Lindt, che ha impugnato davanti al Tar il provvedimento con cui il Ministero dell’Agricoltura ha trasmesso alla Commissione Europea il fascicolo per il riconoscimento IGP dei gianduiotti.

Lindt e gianduiotti: battaglia per l’IGP

Tutto si apre a una nuova fase. Il disciplinare per rendere IGP il celebre cioccolatino torinese sembrava ormai nelle mani della Commissione Europea, ma il ricorso che la multinazionale svizzera ha presentato al Tar del Lazio rimette tutto in discussione.

Questa mossa ha sorpreso il Comitato che pensava di essere arrivato a un accordo con l’azienda dolciaria, dal 2022 proprietaria anche dello storico marchio Caffarel. Nel febbraio 2024, la Lindt aveva lasciato intendere che non si sarebbe ulteriormente opposta al riconoscimento della denominazione protetta a patto di ottenere una tutela del brand acquisito. Sembrava un buon compromesso, ma qualcosa è andato storto.

Cioccolatiere che fa i cioccolatini 123rf

Cioccolatiere lavora il cioccolato in laboratorio

Perché la Lindt si oppone all’IGP?

Il patto tra il Comitato di Torino e Lindt sembrava mettere d’accordo tutti: da un lato l’IGP del giandujotto, dall’altro la tutela di Caffarel.  Il motivo? Il disciplinare del celebre cioccolatino, che stabilisce: produzione in Piemonte, utilizzo della Nocciola Piemonte Igp, almeno il 25% di cacao ed esclusione di latte e derivati.

Secondo la ricetta originaria dell’Ottocento, gli ingredienti non si discutono: cacao, zucchero e nocciole. Il Comitato, ovviamente, è d’accordo. La Lindt, che commercializza il gianduiotto con Caffarel, si batte per l’aggiunta del latte tra gli ingredienti ammessi. Questo perché il suo prodotto utilizza da tempo immemore una formulazione che lo comprende ed è proprio lui il pezzo forte dell’azienda.

La reazione del Comitato Giandujotto di Torino

Con il ricorso presentato al Tar, che dovrà decidere se il provvedimento ministeriale è legittimo o meno, la procedura di riconoscimento subisce un nuovo rallentamento. Al momento, l’udienza non è ancora stata fissata, quindi l’IGP è rimandato a data da destinarsi. La reazione del Comitato Giandujotto non si è fatta attendere.

Antonio Borra, segretario del Comitato torinese, ha dichiarato: "Come un fulmine a ciel sereno arriva questa opposizione che mette in discussione tutti i capisaldi del disciplinare sui quali avevamo ampliamente discusso. (…) Di fatto Lindt è venuta meno agli accordi presi sia con il Comitato che con la Regione. Adesso il Tar fisserà un’udienza e noi come Comitato ci costituiremo con una nostra difesa, ribadendo argomentazioni difensive e cercheremo di far valere le nostre ragioni. Nel frattempo cercheremo di capire, con la Regione e il Ministero, il seguito di questa opposizione che non blocca il procedimento ma non depone per un decorso veloce. Il danno maggiore ce l’ha il territorio e la rete di produttori che dal 2017 stanno lavorando per ottenere l’IGP".

La dichiarazione di Caffarell

Caffarel, invece, ribadisce di non voler contestare il riconoscimento dell’IGP del gianduiotto. L’azienda, che è unanimemente riconosciuta come l’inventrice del gianduiotto e che ancora oggi produce presso lo storico stabilimento di Luserna San Giovanni in provincia di Torino, ha sempre sostenuto che tale percorso debba tuttavia convivere con la piena tutela del proprio marchio Gianduia 1865. L’autentico Gianduiotto di Torino.

Poiché il provvedimento attuale prevede soltanto una tutela limitata del marchio denominativo per 15 anni, Caffarel ha presentato ricorso al TAR al solo fine di ottenere certezza giuridica su una protezione piena e stabile del proprio marchio, registrato nel 1972 e regolarmente rinnovato. Il ricorso non intende rallentare né ostacolare il processo dell’IGP, ma assicurare una convivenza chiara tra il riconoscimento dell’IGP e il marchio di Caffarel.

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