Maiali in grattacieli: quando l’allevamento intensivo tocca nuovi livelli
I grattacieli dei maiali, imponenti strutture che arrivano fino a 26 piani e contengono più di 1 milione di animali, si stanno diffondendo al di fuori dalla Cina.

Cosa direste se in Italia aprissero i famigerati grattacieli dei maiali cinesi? Strutture di cemento armato altissime – anche 26 piani – con all’interno suini, tanti suini, che non vedranno mai la luce del sole. Sia chiaro, i nostri allevamenti non sono migliori, ma l’idea che questo "fenomeno" arrivi anche nel Belpaese fa accapponare la pelle.
- Come sono fatti i grattacieli dei maiali?
- I grattacieli "escono" dalla Cina
- Addio al benessere animale
Come sono fatti i grattacieli dei maiali?
Sembrano usciti direttamente da un film di fantascienza, ma i grattacieli dei maiali, purtroppo, sono realtà già da qualche anno. Chi poteva inventarli se non la Cina? Parliamo, infatti, del più grande produttore al mondo di carne di maiale, che nel 2025 ha registrato un record da brividi: 59,38 milioni di tonnellate di ‘ciccia’, con un aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente, e 719,73 milioni di suini macellati.
Tuttavia, prima di criticare un sistema (anche se basterebbe solo la parola allevamento a far venire i brividi), è bene capire come è strutturato e come funziona. Immaginate edifici imponenti di cemento armato, al cui interno si gode di aria condizionata e percorsi automatizzati dove trovare cibo. Fin qui, sembra un’oasi felice, quasi che verrebbe voglia pure a noi umani di andarci a vivere, ma andiamo avanti.
Prendiamo come esempio una delle prime strutture di questo tipo, la Hubei Zhongxingkaiwei che sorge a Ezhou, nella provincia del Hubei. L’allevamento, costato circa 500mila euro, occupa una palazzina di 26 piani, vanta sistemi di controllo per la ventilazione e la temperatura, rilevatori di gas, telecamere ad alta definizione, 30mila punti di alimentazione automatici e aree riservate in base all’età dei maiali. C’è un piano per i cuccioli, uno per le suine gravide, una stanza per il parto e punti di allattamento e, ovviamente, il piano dedicato all’ingrasso.
Il grattacielo può ospitare fino a 1,2 milioni di maiali e, oltre a consentire di risparmiare spazio, isola gli animali dai pericoli dell’esterno, in primis malattie e virus (non dimentichiamo che in Cina, tra il 2018 e il 2020, la peste suina ha ucciso circa 100 milioni di animali).
Maialini cercano di bere il latte dalla scrofa in un allevamento
I grattacieli "escono" dalla Cina
I grattacieli sono stati accolti con grande entusiasmo in Cina, anche perché il maiale è la loro maggiore fonte di proteine, ma siamo pronti a vederli replicati in altre parti del mondo? Prima di scoprire dove stanno per aprire, una precisazione è d’obbligo. Strutture di questo tipo non hanno attirato l’attenzione solo per la grande quantità di capi che può contenere, ma anche per altri motivi.
A detta dei sostenitori, sostituendo gli allevamenti tradizionali con quelli multipiano, si migliorano l’efficienza operativa e quella relativa all’uso del suolo, si promuove il riciclaggio del letame e dei rifiuti e si garantisce la biosicurezza. Quindi, perché non esportare il "modello"? Muyuan Foods, il più grande produttore di carne suina al mondo che possiede 21 edifici di 6 piani, sta collaborando con l’azienda agricola vietnamita BAF per avviare proprio quest’anno la costruzione di altre porcilaie multipiano nel sud-est asiatico.
Intervistato dal Financial Times, il consulente agricolo di Pechino Ian Lahiffe ha dichiarato: "Penso che il modo cinese di gestire i suini sarà sempre più rilevante per il resto del mondo".
Addio al benessere animale
Nessun allevamento fa rima con benessere animale, ma il modello cinese, che in patria viene osannato, è a dir poco inquietante. Anche se la struttura è all’avanguardia, come si possono ammassare gli animali in una scatola di cemento armato? Poi, non dimentichiamo che in Germania, una struttura simile, la Schweinehochhaus, è stata chiusa nel 2023 con l’accusa di crudeltà verso gli animali.
Sperando che in Italia non arrivino mai i grattacieli dei maiali, ci auguriamo che i tanti, troppi allevamenti che sorgono lungo lo Stivale si mettano una mano sulla coscienza. Questa la descrizione di Greenpeace dopo un sopralluogo in una nota azienda nostrana: "Carcasse di suinetti abbandonate, ferite trascurate, infestazioni di ratti, ambienti sporchi e angusti, senza luce naturale". Non solo, dopo l’inchiesta di Report, speriamo che anche i produttori e i rivenditori di carne facciano più attenzione agli alimenti che maneggiano o mettono in commercio.

















