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Ha poco più di trent’anni e una cucina già riconoscibile: chi è il cuoco dell'anno?

A Identità Milano 2026 il premio Cuoco dell'anno è andato a Davide Guidara, classe 1994, che su un'isola delle Eolie ha costruito una delle cucine vegetali più radicali e personali d'Italia. Ecco chi è, e perché la giuria lo ha scelto.

Piatto vegetariano di alta cucina a base di formaggio di capra con granella e crema di barbabietola 123f

Su un’isola vulcanica delle Eolie, con i faraglioni di Lipari davanti e un orto che ogni giorno rifornisce la cucina, lavora il nuovo cuoco dell’anno della gastronomia italiana. È Davide Guidara, alla guida del ristorante I Tenerumi del Therasia Resort, a Vulcanello, sull’isola di Vulcano.

Il riconoscimento gli è stato assegnato, in collaborazione con Bellavista, alla ventunesima edizione di Identità Milano, il congresso di cucina d’autore andato in scena dal 7 al 9 giugno all’Allianz MiCo. Un premio dal sapore quasi programmatico, in un’edizione che ha messo al centro proprio le nuove generazioni di cuochi.

Una cucina vegetale, non vegetariana

La cifra di Guidara è una scelta netta: in tavola, a I Tenerumi, non arrivano né carne né pesce. Eppure la sua non è una cucina vegetariana per ragioni etiche, ma una cucina vegetale per ragioni di gusto, riassunta nel suo manifesto Cook More Plants, l’idea che le verdure vadano cucinate semplicemente perché sono buone.

Il percorso degustazione, servito al tramonto di fronte alle Eolie, nasce da un lavoro ostinato di fermentazioni, estrazioni, macerazioni e maturazioni spinte, sostenuto da un orto biodinamico e da un approccio sostenibile che gli è valso anche la Stella Verde Michelin. Un  riconoscimento che, come abbiamo visto, ormai si avvia al pensionamento, ma non toglie nulla ai meriti di chi se lo è guadagnato.

Un campano che reinventa la Sicilia

C’è un piccolo paradosso nella sua storia. Guidara è campano, nato nel 1994 in provincia di Benevento, ma è in Sicilia che ha costruito la sua identità. Lo racconta già il nome del ristorante, a ben vedere. Difatti, i tenerumi sono le foglie tenere della zucchina serpente, alla base di una semplice minestra estiva della tradizione isolana.

Veduta dell'isola di Vulcano iStock

Da lì lo chef parte per un recupero di ortaggi siciliani quasi dimenticati e per piatti che spingono il vegetale oltre i suoi limiti consueti, come il cardoncello cotto a pressione, affumicato e laccato, o il datterino trattato nella calce fino a diventare denso e carnoso come una prugna.

Perché la giuria lo ha premiato

Le ragioni del premio stanno tutte qui. La giuria ha riconosciuto a Guidara di aver costruito una cucina radicale e riconoscibile, fondata sul mondo vegetale, sulla profondità del gusto e su una visione contemporanea della Sicilia, in cui tecnica e sensibilità convivono senza compiacimento.

Da ingredienti essenziali, in sostanza, è nato un linguaggio personale e necessario, capace di indicare una direzione nuova per l’alta cucina italiana. Una traiettoria che il percorso dello chef conferma: dalla bottega di maestri come Don Alfonso e Nino Di Costanzo fino alla scuola del Noma di Copenaghen, passando per le due stelle Michelin conquistate a Vulcano, l’ultima delle quali appena nel novembre 2025.

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Domande frequenti

Chi è il cuoco dell'anno e dove lavora?

È Davide Guidara, chef de I Tenerumi del Therasia Resort a Vulcanello, isola di Vulcano (Eolie).

Che tipo di cucina propone Guidara?

Una cucina vegetale (non vegetariana) focalizzata sul gusto: fermentazioni, estrazioni, macerazioni e orto biodinamico.

Perché è stato premiato dalla giuria?

Per una cucina radicale e riconoscibile che valorizza il vegetale, tecnica e sensibilità in una visione contemporanea della Sicilia.

Qual è il manifesto culinario dello chef?

Il manifesto è 'Cook More Plants', l'idea di cucinare le verdure semplicemente perché sono buone. Non ci sono quindi motivazioni etiche o ambientali alla base, bensì una precisa scelta di gusto.

Che legami ha lo chef con la Sicilia?

Nato in Campania, Guidara ha costruito la sua identità in Sicilia recuperando ortaggi locali e reinterpretando tradizioni isolane.

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