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Questi cibi ti danneggiano anche se in genere mangi sano: i rischi sono altissimi

Un nuovo studio riaccende i riflettori sui danni dei cibi ultraprocessati: rallentano la mente e aumentano il rischio di sviluppare la demenza.

Uomo mangia cibi ultraprocessati 123rf
Uomo si abbuffa di cibo spazzatura

I cibi ultraprocessati non sono un toccasana, è risaputo, ma secondo un recente studio australiano non apportano danni solo al fisico. Il consumo costante influisce negativamente pure sulla psiche, rendendo più difficile la concentrazione e aumentando il rischio di demenza. Questi effetti collaterali sono stati osservati anche su persone che, solitamente, seguono un regime naturale sano.

Cibi ultraprocessati e psiche: lo studio

Gli esperti non hanno alcun dubbio: tra qualche anno assisteremo a una nuova pandemia, questa volta legata agli effetti collaterali dei cibi ultraprocessati. Da tempo, ormai, questi alimenti sono stati svelati per quello che sono, nemici che agiscono sotto traccia, e tutti (o quasi) sono ben consapevoli dei danni causati da un consumo quotidiano. Secondo un nuovo studio, non è solo l’organismo a pagare lo scotto, ma anche la psiche.

La ricerca, capitanata dalla dottoressa Barbara Cardoso, è stata condotta dai ricercatori della Monash University, dell’Università di San Paolo e della Deakin University ed è stata pubblicata su Alzheimer’s & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring, rivista dell’Alzheimer’s Association.

Lo studio ha analizzato la dieta e le funzioni cognitive di più di 2.100 adulti australiani di mezza età e anziani non affetti da demenza. I risultati ottenuti sono importanti perché, oltre a confermare che il cibo spazzatura peggiora la salute cerebrale dei consumatori, prova che un maggiore consumo rende più difficile la concentrazione e aumenta il rischio di deterioramento cognitivo anche in quanti solitamente seguono un regime alimentare sano.

Tanti cibi ultraprocessati disposti sulla tavola 123rf

Tavola con tanti cibi ultraprocessati

Il calo di attenzione

La dottoressa Barbara Cardoso, autrice principale dello studio e membro del Dipartimento di Nutrizione, Dietetica e Alimentazione della Monash University e del Victorian Heart Institute, ha spiegato che basta inserire il 10% di cibi ultraprocessati nella dieta quotidiana per fare danni. Questa percentuale, per intenderci, equivale a un pacchetto di patatine al giorno, abitudine che hanno in tantissimi.

"Per ogni aumento del 10% nel consumo di alimenti ultra-processati, abbiamo osservato un calo netto e misurabile nella capacità di concentrazione della persona. In termini clinici, ciò si è tradotto in punteggi costantemente inferiori nei test cognitivi standardizzati che misurano l’attenzione visiva e la velocità di elaborazione", ha dichiarato la dottoressa Cardoso.

È sorprendente scoprire che, anche coloro che generalmente seguono una dieta mediterranea, hanno dimostrato di non essere immuni agli ‘effetti collaterali’ dei cibi spazzatura. Questi, se si aumenta il consumo, si manifestano a prescindere dalla qualità complessiva della dieta di una persona.

Il rischio di demenza

Dalle bibite gassate ai pasti pronti, passando per gli snack salati e dolci: oggigiorno siamo sommersi dai cibi ultraprocessati. Ecco perché è facile, facilissimo, cadere in tentazione. Tuttavia, essere consapevoli delle conseguenze è importante, soprattutto se il consumo è quotidiano. Questo perché, ingurgitare junk food ogni giorno, aumenta il rischio di malattie come l’obesità e l’ipertensione, entrambe associate a un maggiore rischio di demenza.

Anche se lo studio non ha individuato un legame diretto tra cibo spazzatura e perdita di memoria, i ricercatori hanno sottolineano che l’attenzione è una funzione cognitiva fondamentale. Svolge, infatti, un ruolo cruciale nell’apprendimento, nella risoluzione dei problemi e in molte altre attività mentali.

Non solo, l’attenzione è cruciale pure per molti aspetti del pensiero, quindi un calo di concentrazione rappresenta un campanello d’allarme di processi cognitivi degenerativi più ampi. Insomma, nessuno mette in dubbio la bontà degli ultraprocessati, ma è meglio mangiarli il meno possibile, almeno se si tiene alla propria salute, sia fisica che mentale.

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Domande frequenti

Cosa sono i cibi ultraprocessati?

Alimenti industriali molto lavorati come bibite gassate, snack salati/dolci e pasti pronti, poveri di nutrienti e ricchi di additivi.

Quanto basta per avere effetti negativi?

Lo studio segnala che aggiungere il 10% di ultraprocessati nella dieta quotidiana (es. un pacchetto di patatine) riduce la concentrazione.

Quali funzioni cognitive vengono colpite?

Soprattutto l'attenzione visiva e la velocità di elaborazione: test standard mostrano punteggi inferiori.

Chi è a rischio di peggioramento cognitivo?

Anche chi segue una dieta generalmente sana, come la dieta mediterranea, non è immune agli effetti degli ultraprocessati.

I cibi ultraprocessati aumentano il rischio di demenza?

Lo studio non prova un legame diretto con la perdita di memoria, ma il consumo frequente aumenta fattori (obesità, ipertensione) associati a rischio di demenza.

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