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Ne mangiamo sempre di meno, diventerà illegale: cosa succede alla carne di cavallo?

Dal 2010 le macellazioni sono dimezzate. Tre proposte di legge bipartisan all'esame del Parlamento vogliono riconoscere cavalli, asini, muli e bardotti come animali d'affezione, vietandone la macellazione. Sanzioni fino a sei anni di reclusione per i trasgressori.

Consumo di carne di cavallo 123f

L’Italia è storicamente uno dei Paesi europei con il maggior consumo di carne equina. A parte noi, viene apprezzata in Germania, Belgio, Svizzera, Francia, Paesi Bassi e Austria. Eppure i nostri consumi sono sempre stati ai massimi livelli, con una stima di circa 17.000 capi macellati nel 2024 secondo dati Vetinfo. La Puglia guida la classifica nazionale con il 34% delle macellazioni, in linea con le tradizioni locali di ragù e brasciole. Seguono l’Emilia Romagna con la cavallina del Basso Lodigiano stufata e servita con polenta, il Veneto con la pastissada de caval del veronese e la Sicilia. Fuori da questi contesti tradizionali, il consumo è sempre più marginale.

I dati raccontano un declino costante, a partire dal 2010. Certo, mangiare carne equina in molti luoghi è considerato crudele, come a noi appare il consumo di carne di balena. Le ragioni del calo però sono probabilmente più culturali che etiche: il sapore molto forte della carne, ricca di ferro, sembra andare sempre meno d’accordo con i gusti delle nuove generazioni. Il risultato è che un mercato già di nicchia si sta restringendo ulteriormente. E ora arriva la proposta per bloccare del tutto la pratica, assicurando al cavallo lo status esclusivo di animale da affezione.

Tre proposte di legge bipartisan

In questo contesto arriva in Parlamento un pacchetto di tre proposte di legge che puntano a cambiare definitivamente lo status giuridico degli equidi. A presentarle sono Maria Vittoria Brambilla, da anni la parlamentare più attiva sul fronte animalista, Luana Zanella di Alleanza Verdi Sinistra e Stefania Cherchi del Movimento 5 Stelle. Le proposte, di analogo contenuto, sono state assegnate alla Commissione Affari Sociali con il relatore Francesco Bruzzone della Lega. Un profilo bipartisan che attraversa tutto lo spettro politico.

L’obiettivo centrale è attribuire agli equidi la dicitura Non Dpa, riservata agli animali non destinati alla produzione alimentare. In pratica, lo stesso status giuridico di cani e gatti. Un processo non reversibile, perché il riconoscimento di un animale come non Dpa autorizza l’assunzione di farmaci incompatibili con il consumo umano. Il divieto riguarderebbe non solo il cavallo ma anche pony, asino, mulo, bardotto e persino gli ibridi di cavallo e zebra e di asino e zebra. Vietate anche l’esportazione e l’importazione finalizzate, anche indirettamente, alla macellazione.

Cosa prevedono le proposte

Entro due mesi dall’entrata in vigore della legge, tutti i detentori di equidi sarebbero obbligati a registrarli in un Registro Anagrafico tenuto dai Servizi Veterinari delle ASL, con identificazione dell’animale tramite microchip e rilascio di un documento che riporta gli estremi dell’animale, del proprietario e del luogo di custodia.

Per gli allevamenti esistenti è prevista la riconversione, con un Fondo dedicato da sei milioni di euro annui per il triennio 2025-2027. Gli equidi in esubero potranno essere affidati ad associazioni protezionistiche, strutture per la pet therapy, pensionati e centri di recupero. Le linee guida per la transizione saranno definite con decreto del Ministero della Salute.

Cavalli in recinto in un maneggio 123f

Le sanzioni sono significative. La proposta di Zanella prevede la reclusione da dieci mesi a sei anni e multa fino a centomila euro per le violazioni dei divieti di macellazione. La proposta Cherchi prevede pene leggermente inferiori, da tre mesi a tre anni, con multa analoga. Le sanzioni si inaspriscono se le carni vengono effettivamente immesse in commercio. Per le violazioni degli obblighi di registrazione sono previste sanzioni pecuniarie da ventimila a cinquantamila euro.

Le misure aggiuntive della proposta Brambilla

La proposta più articolata è quella di Brambilla, che aggiunge ulteriori disposizioni. Prevede il divieto di impiegare gli equidi in spettacoli o manifestazioni, comprese quelle storiche, che comportano esercizi innaturali o pericolosi. Vieta le corse fuori dagli ippodromi riconosciuti e l’attività agonistica per animali che non abbiano compiuto il quarto anno di vita. Prevede anche l’abolizione del trasporto a trazione ippica, quell’usanza orrenda che si traduce ad esempio in cavalli boccheggianti che scarrozzano turisti nell’afa estiva.

Una delle novità più originali è la cosiddetta patente equina: tutti i soggetti che interagiscono in maniera continuativa con gli equidi a scopo professionale o ludico-amatoriale dovrebbero superare un esame specifico sulle necessità etologiche degli animali e sulle condizioni di benessere e sicurezza. La patente sarebbe rilasciata dal Ministero della Salute.

La proposta istituisce infine una Commissione tecnica per la tutela degli equini presso il Ministero della Salute, composta da dodici membri tra rappresentanti dei dicasteri competenti, federazioni equestri, associazioni animaliste e medici veterinari. Le popolazioni di cavalli selvaggi o rinselvatichiti verrebbero riconosciute come patrimonio naturalistico della collettività, con promozione del turismo ambientale ed ecosostenibile.

Un iter atteso da quattro legislature

Le proposte arrivano dopo un dibattito parlamentare che si trascina da quattro legislature e una petizione che nel 2023 aveva raccolto centinaia di migliaia di firme per lo stop alla macellazione. L’iter è appena iniziato e l’approvazione non è scontata, ma il carattere bipartisan delle proposte le rende politicamente meno vulnerabili del solito. Nel frattempo, il mercato sta già decidendo per conto suo e sta abbandonando gradualmente l’abitudine di mangiare un animale straordinario.

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