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Tradizioni dimenticate: i dolci di Pasqua che rischiano di sparire dalle nostre case

Non tutti i dolci di Pasqua resistono allo scorrere del tempo: ci sono alcune ricette che, se non sono già finite nel dimenticatoio, stanno scomparendo.

Torta di Pasqua calda appoggiata su una tovaglia decorata 123rf
Torta di Pasqua calda appoggiata su una tovaglia decorata

Pasqua non è solo colombe e uova di cioccolato. Anche se queste due prelibatezze hanno ormai il dominio assoluto, ci sono altri dolci che pian piano stanno scomparendo. Preparazioni antiche, tipiche solo di alcune zone d’Italia, che un tempo regnavano su tutte le tavole e si tramandavano di generazione in generazione.

Perché alcuni dolci di Pasqua stanno scomparendo?

Oggi, tutti colleghiamo la Pasqua a due dolci, la colomba e l’uovo di cioccolato. Poi, in base alla propria zona di residenza si aggiungono altre prelibatezze, come: la pastiera napoletana in Campania, la fugassa del Veneto, la gubana del Friuli e via dicendo. Tra queste pietanze, però, ce ne sono alcune che stanno scomparendo.

Parliamo di preparazioni antiche, talvolta lunghe, che un tempo non potevano assolutamente mancare sulle tavole. Le ricette si tramandavano di generazione in generazione, nessuno rivelava i propri segreti e spesso si ricorreva alla cottura nel forno del paese. Oggi tutto questo è impensabile, specialmente per una questione di tempo.

Tutti vanno di fretta, figuriamoci se si possono perdere giorni interi dietro a un dolce. Fortunatamente, ci sono delle eccezioni, ma non abbastanza per far sì che alcune pietanze resistano al normale scorrere degli anni.

Antico pane dolce di Pasqua con uova sode 123rf

Antico pane dolce di Pasqua con uova sode

L’acquasanta abruzzese

In alcuni territori abruzzesi, specialmente nel teramano, non era Pasqua senza l’acquasanta. Oggi questo dolce non esiste più e solo le vecchie generazioni ne serbano un tenero ricordo. Era, infatti, un cestino di pasta leggermente dolce, con un uovo incastonato al centro e cosparso di zuccherini colorati.

Questa piccola opera d’arte veniva regalata ai bambini la domenica di Pasqua, poi si portava con sé nel tradizionale picnic di Pasquetta e, finalmente, si poteva mangiare. Guai ad assaggiarla prima. Una tradizione che insegnava il rispetto delle regole, ma anche a coltivare la pazienza e a non disprezzare l’attesa.

La Colomba di Pavullo

La colomba di Pavullo, originaria dell’omonimo Appenino modenese, è ormai diventata è una specialità rara. Visto che necessita di lunghe lievitazioni, un tempo la sua preparazione iniziava il mercoledì prima del Giovedì Santo, così da averla pronta per il pranzo di Pasqua.

Composto da quattro sfoglie di pasta lievitata farcite con il savòr (una composta di mosto d’uva cotto e frutta autunnale), prima di essere messo in forno il dolce viene spennellato con il tuorlo dell’uovo e decorato con zucchero in granella.

Ceremito e sportella di Rio nell’Elba

Ceremito e sportella sono due dolci che, pur viaggiando insieme, hanno ingredienti leggermente diversi. Originari del paese di Rio nell’Elba, raccontano di un amore antico. Il ceremito era destinato agli uomini che, la mattina della Domenica delle Palme, lo facevano trovare alla loro amata in un paniere pieno di fiori. Le donzelle, se ricambiavano il sentimento, il giorno di Pasqua regalavano allo spasimante la sportella benedetta e bene incartata. Il giorno successivo, a Pasquetta, i promessi sposi suggellavano il fidanzamento con la tradizionale scampagnata all’Eremo di Santa Caterina, dove potevano finalmente consumare le rispettive prelibatezze.

Oggi è difficile scovare questi dolci ed è ancora più complicato trovare sposi disposti a portare avanti la tradizione. Gli ingredienti sono leggermente diversi. Per il ceremito occorrono: farina, uova, lievito di birra, olio d’oliva, zucchero, noci, semi di anice e buccia grattugiata d’arancia. Invece, per la sportella servono: farina, zucchero, burro, uova, lievito di birra, latte, scorza di limone grattugiata, semi di anice e granella di zucchero colorata.

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