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5 falsi miti da sfatare sul caffè

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Proprietà, rischi per la salute, controindicazioni e consigli di consumo: scopri 5 convinzioni sbagliate ma comuni sul caffè e qual è la verità.

3,1 miliardi di tazzine bevute ogni giorno in tutto il mondo, di cui 95 milioni – in media 1,6 per abitante – solo in Italia: quella per il caffè è una passione senza tempo e senza confini, come testimonia una recente indagine dell’area Studi Mediobanca, pubblicata quest’anno, che ha analizzato il mercato internazionale del caffè nel 2022. Eppure, a dispetto di questa radicata abitudine che ci porta a non saltare mai il rito quotidiano del caffè, non siamo degli intenditori infallibili di questa bevanda, sulla quale circolano ancora molte credenze sbagliate, sui suoi benefici, sui suoi rischi per la salute e su come conservarla e gustarla al meglio. Facciamo un po’ di chiarezza per continuare a sorseggiarla con gusto, sia bollente d’inverno che sotto forma di caffè freddo d’estate, ma anche con un po’ di consapevolezza in più. Ecco 5 falsi miti da sfatare sul caffè.

Il caffè fa male al fegato?

Una delle più diffuse convinzioni sul caffè riguarda i suoi presunti effetti nocivi sulla salute del fegato. Effettivamente, ricorda l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva inserito questa bevanda tra le sostanze "possibilmente cancerogene per gli esseri umani" basandosi sulle evidenze scientifiche allora disponibili. Tuttavia, nel 2016, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha stabilito che non ci sono prove sufficienti a supporto di questa tesi. Allo stesso modo, non esistono dati che confermino la relazione tra il consumo di caffè e l’insorgenza di danni al fegato, primi fra tutti la cirrosi epatica. Al contrario, diverse ricerche svolte nel tempo sembrano suggerire che questa bevanda possa addirittura svolgere un ruolo protettivo nei confronti di questa patologia infiammatoria e di altre malattie epatiche, come il fegato grasso. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica BMC Public Health e basato sui dati della UK Biobank, una banca dati che analizza le correlazioni tra fattori genetici o ambientali e condizioni di salute, ha osservato che, su oltre 500mila partecipanti, chi beveva caffè aveva un rischio ridotto del 20% di sviluppare malattie del fegato: naturalmente, la ricerca ha rilevato una semplice associazione, non ha individuato una relazione di causa-effetto tra le due variabili, ma offre comunque spunti interessanti sull’azione protettiva sul fegato che il caffè potrebbe svolgere. Più in generale, il consumo di questa bevanda è stato associato a svariati altri benefici, per esempio alla prevenzione del diabete di tipo 2, come sottolinea, tra i tanti, un recente studio tedesco. Naturalmente, a patto di bere caffè con moderazione e senza eccessi: per una persona sana 2-3 tazzine al giorno – raccomanda sempre l’ISS – sono la giusta misura per godere della sua bontà e dei suoi effetti positivi senza alcun rischio per la salute, del fegato e di tutto l’organismo.

Il caffè fa aumentare il colesterolo?

Un’altra credenza comune è quella secondo la quale il caffè farebbe aumentare il colesterolo. Si tratta di un falso mito a metà, perché la polvere di caffè contiene, in effetti, delle sostanze, i terpeni, che possono far salire i valori della colesterolemia nel sangue. Tuttavia, con i metodi classici che utilizziamo in Italia per fare il caffè – con la moka o preparando un espresso o un caffè americano – queste molecole, poco solubili in acqua, non passano nella bevanda in quantità rilevanti. Solo la bollitura prolungata (per almeno 10 minuti) del caffè nell’acqua, una tecnica utilizzata nei paesi del Nord Europa, può far sì che questo passaggio avvenga in misura un po’ più significativa, ma con i sistemi di preparazione più comuni questo pericolo non c’è.

Il caffè fa venire il mal di stomaco?

Mal di stomaco, bruciore, acidità: sono alcuni degli effetti collaterali che, secondo un’altra convinzione molto diffusa, si associano al consumo di caffè. Cosa c’è di vero? Indubbiamente nelle persone che soffrono di alcune patologie, come quelle gastrointestinali, bere caffè – e soprattutto abusarne – può avere spiacevoli conseguenze di questo tipo. In particolare, chi ha problemi di gastrite e di reflusso gastro-esofageo potrebbe avvertire un peggioramento dei sintomi, come dolore e bruciore, soprattutto se lo consuma a stomaco vuoto: in questi casi, meglio evitarlo o concederselo a piccolissime dosi. Per tutti gli altri non ci sono particolari problemi per il benessere dello stomaco: l’essenziale è non superare le 2-3 tazzine al giorno, come suggerito dall’ISS, perché troppo caffè, a causa del suo contenuto di caffeina, oltre a disturbi gastrointestinali potrebbe provocare palpitazioni, ipereccitabilità, nervosismo e insonnia.

Caffè: si può consumare dopo la data di scadenza?

Il caffè, così come altri alimenti deperibili ma a lunga conservazione come pasta, farina e zucchero, non ha una data di scadenza ma un termine minimo di conservazione. Che differenza c’è? La data di scadenza, che sulla confezione si presenta associata alla frase "da consumarsi entro", è un termine tassativo, superato il quale consumare un determinato alimento potrebbe comportare rischi per la salute: si utilizza, di solito, per i prodotti freschi, per esempio per latte e yogurt. Il termine minimo di conservazione, che si abbina alla dicitura "da consumare preferibilmente entro", rappresenta invece una data consigliata di consumo, oltre la quale un alimento potrebbe perdere le sue qualità organolettiche, come il gusto, ma non rischia di fare male. Nel caso del caffè, è vero che superare questa data non presenta controindicazioni o pericoli per la salute, ma è anche vero che, per godere al massimo del suo sapore e dell’intensità del suo aroma, sarebbe preferibile attenersi alle indicazioni sui tempi di consumo riportate in etichetta.

Il caffè va conservato in frigorifero?

Si tende spesso a pensare che conservare il caffè in frigorifero sia preferibile per salvaguardare più a lungo le sue proprietà organolettiche. In realtà, essendo un ambiente molto umido e ricco di odori, il frigo non è il posto ideale. Meglio tenere il caffè in un luogo fresco e asciutto, al riparo da aria, umidità, fonti di luce e di calore, per esempio nella dispensa, preferibilmente sottovuoto. Dopo l’apertura, è consigliabile conservarlo in un barattolo a chiusura ermetica e consumarlo prima possibile.

Insomma, bevuto nelle quantità raccomandate e con le giuste accortezze, senza errori o rinunce legati a leggende metropolitane prive di fondamento, il caffè è un piacere irrinunciabile che fa anche bene alla salute, sia sorseggiato a colazione o per una pausa rigenerante, sia come ingrediente per moltissimi dolci, dal tiramisù a mousse, creme, budini e granite.

Scopri le ricette con caffè nella sezione Ingredienti di Buonissimo.

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