Registrare le conversazioni a cena per “parlare di più”: il tappo del sugo che ascolta
Si chiama Connection Keeper ed è un tappo che ascolta le conversazioni familiari: si può avere comprando un barattolo di sugo pronto, ma il suo scopo è assurdo.

Viviamo nell’epoca delle contraddizioni, quella in cui un’azienda attiva nel settore alimentare lancia sul mercato un tappo che ascolta e registra le conversazioni. Se vi state giustamente chiedendo quale sia il suo scopo, sappiate che l’intenzione, almeno quella dichiarata, è invogliare quanti si siedono allo stesso tavolo a parlare di più.
Dal sugo al tappo che ascolta: l’idea americana
Direttamente dall’America arriva un’invenzione di cui non abbiamo bisogno e, soprattutto, del tutto inadatta allo scopo dichiarato. Stiamo parlando del Connection Keeper, un tappo che, udite udite, ascolta e registra le conversazioni. Ad avere questa ‘bella’ pensata è stata la Campbell’s Soup, azienda nota per la commercializzazione di Prego, un sugo pronto in perfetto stile Usa, che a noi italiani veraci fa soltanto venire il voltastomaco.
L’idea, a detta loro, è nata per agevolare la comunicazione tra le persone che siedono allo stesso tavolo. Ovviamente, dietro c’è anche un’azione di marketing, visto che per avere il tappo ‘spione’ bisogna acquistare un barattolo di sugo. Ma, non è tutto, visto che il Connection Keeper è stato realizzato in collaborazione con StoryCorps, un’organizzazione no profit statunitense che registra, conserva e condivide le storie degli Americani.
Con la scusa di alimentare le conversazioni familiari, si invoglia la popolazione ad acquistare un barattolo di Prego e si sfrutta pure l’escamotage della condivisione delle proprie vicende su StoryCorps.
Nonno e nipote parlano durante un pranzo in famiglia
Come funziona Connection Keeper?
Il funzionamento del tappo che ascolta è semplicissimo: si posiziona al centro del tavolo, si preme play e il gioco è fatto. In questo modo, sempre a detta degli ideatori, si stimola la conversazione e, soprattutto, si abbandona lo smartphone. Una domanda sorge spontanea: ha senso mollare il cellulare per diventare ‘schiavi’ di un altro dispositivo elettronico?
Raggiunta da Wired, Elyce Henkin, direttrice generale degli studi e delle partnership con i brand di StoryCorps, ha dichiarato: "Ormai tutto si basa sull’intelligenza artificiale e tutti hanno il telefono sul tavolo. Questo interrompe la conversazione e il flusso. Volevamo eliminare questo elemento e tornare alle origini, facendo in modo che tutti parlassero tra loro".
Un gadget inutile
Se lo scopo di StoryCorps è encomiabile, visto che si propone come mezzo di diffusione di storie familiari interessanti o di valore, quello del Connection Keeper non lo è altrettanto. Innanzitutto, immaginate di dovervi sedere a tavola e stabilire un argomento di cui parlare con i vostri familiari o coinquilini. Lasciare spazio alla naturalezza, a meno che facciate parte delle utopiche famiglie del Mulino Bianco, non è fattibile: che registrazioni uscirebbero fuori? La conversazione potrebbe essere stimolata, ma la cena potrebbe anche trasformarsi in tragedia.
Ma, andiamo avanti. Le registrazioni del tappo che ascolta possono essere eliminate e non per forza devono essere condivise in piattaforma, ma questo giochetto, considerando l’epoca che stiamo vivendo, per quanto tempo potrebbe catturare l’attenzione dei commensali? Il rischio di abbandono è dietro l’angolo, forse ancor prima di cominciare.
L’interazione familiare o comunque sociale non si costruisce a tavolino, non si accende e non si spegne con un click. Parlare mentre si è a tavola e si divide il cibo dovrebbe essere naturale, ma se non lo è non possiamo pretendere che lo diventi dall’oggi al domani grazie a un microfono. La strategia, sostituire la tecnologia con altrettanta tecnologia, non è la soluzione, solo un male che si aggiunge a quello già esistente.
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