Shamonda, il nuovo virus nei bovini: cosa cambia per latte e carne
Confermato a fine agosto negli allevamenti di vacche da latte del Trentino-Alto Adige, il virus si è diffuso in mezza Europa nel giro di un'estate.

- Il virus Shamonda è stato individuato in allevamenti di vacche da latte tra Trento e Bolzano, dopo segnalazioni già arrivate in altri Paesi europei.
- Per i consumatori non emergono rischi per latte e carne, mentre gli allevatori devono fare i conti con cali di produzione e possibili problemi riproduttivi.
- La sorveglianza resta alta e le misure puntano sugli insetti vettori, in attesa di vaccini o trattamenti specifici.
Fino a pochi mesi fa il suo nome compariva solo nelle riviste di virologia veterinaria. Oggi il virus Shamonda è presente in almeno otto Paesi europei, Italia compresa. La conferma è arrivata il 31 agosto: il virus è stato individuato in allevamenti di vacche da latte delle province di Trento e Bolzano e in alcuni bovini arrivati dalla Francia.
È una notizia che riguarda gli allevatori prima di tutto. E per quanto riguarda il consumatore? A dispetto del nome del virus, che può incutere timore o ricordare una vacanza orientale, non c’è nulla di cui preoccuparsi e latte, formaggi e carne si possono consumare con le consuete accortezze. Il perché ve lo spieghiamo subito.
Latte e carne: la risposta breve
Secondo il Ministero della Salute, il virus Shamonda non si trasmette all’uomo e non rappresenta un rischio per la salute pubblica, anche per quanto riguarda il consumo di latte e carne o eventuali timori di intossicazioni alimentari al ristorante. I virus del gruppo a cui appartiene Shamonda non sono considerati agenti rilevanti per la salute umana e al momento non esistono evidenze di infezioni nelle persone.
Attenzione però. I ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, in un editoriale appena pubblicato, aggiungono una nota di metodo: trattandosi di un virus nuovo per l’Europa e ancora poco studiato, il suo potenziale di passare all’uomo va valutato attivamente e non dato per scontato, senza però esagerare una minaccia che oggi non c’è.
Che cos’è Shamonda
È un virus a RNA della famiglia degli ortobunyavirus, parente stretto del virus Schmallenberg, già noto agli allevatori europei. Fu isolato per la prima volta in Nigeria nel 1965 e poi segnalato in Giappone, Sudafrica e Australia.
Non si trasmette per contatto diretto tra animali. A veicolarlo sono con ogni probabilità i Culicoides, moscerini ematofagi grandi pochi millimetri, gli stessi che diffondono la lingua blu. La loro capacità di trasmettere questo specifico virus non è ancora stata dimostrata formalmente, ma il ritrovamento ripetuto del virus nei moscerini catturati sul campo rende l’ipotesi la più probabile.
Il genoma del virus è diviso in tre segmenti e questo lo rende sorvegliato speciale: virus simili che infettano lo stesso animale possono scambiarsi pezzi di materiale genetico, dando origine a varianti con caratteristiche nuove.
Cosa fa agli animali
- Bovini adulti: diarrea acuta, febbre passeggera, spossatezza, inappetenza. Nei casi francesi la produzione di latte degli allevamenti colpiti è calata tra il 15 e il 75%, un calo in genere reversibile.
- Animali gravidi: è il fronte più delicato. Il virus attraversa la placenta e può causare aborti, nati morti e malformazioni. In Giappone, tra il 2015 e il 2016, quindici vitelli esposti durante la gestazione nacquero con deformità agli arti e lesioni al sistema nervoso.
- Pecore, capre e alpaca: infezioni documentate, con sintomi generalmente più lievi.
- Cavalli: in Germania e Svizzera sono stati registrati casi con gravi disturbi neurologici.
Dove il virus può pesare davvero
Se il consumatore può stare tranquillo, per la filiera il discorso è diverso. Il calo di latte colpisce subito il reddito dell’allevatore, anche quando si risolve in qualche settimana. L’effetto più serio poi potrebbe manifestarsi più avanti, quando partoriranno le vacche infettate durante la gravidanza di questa estate. Aborti e vitelli malformati hanno un costo economico e anche emotivo per chi lavora con gli animali ogni giorno.
Per ora non esistono né un vaccino né un trattamento antivirale specifico. Le raccomandazioni si concentrano sulla protezione dagli insetti vettori: eliminare le acque stagnanti e gli effluenti liquidi dove i moscerini depongono le uova, disinfestare i mezzi di trasporto degli animali. Misure utili, anche se la loro efficacia contro questo virus specifico resta da verificare.
Il Ministero della Salute segue la situazione insieme agli Istituti Zooprofilattici e ha invitato i veterinari a considerare Shamonda tra le possibili cause di quadri clinici non spiegati. Per chi fa la spesa, per ora e solo per ora, non cambia nulla. Per chi alleva, la prossima stagione dei parti dirà quanto è costata questa estate.
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