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Che cos'è il riso marino, l'ingrediente scoperto dall'ospite di Masterchef Ángel León

Il riso marino nasce sott’acqua, cresce senza terra né irrigazione e porta nel piatto un’idea diversa di sostenibilità e cucina del futuro

Riso di mare, Angel Leon Sky Press Kit

È stato uno skill test "salato" quello dell’ultima puntata di Masterchef: di fronte ai concorrenti è apparso nientemeno che Ángel León, noto come lo chef del mare. Professionista straordinario, León ha costruito tutta la sua ricerca gastronomica intorno agli ingredienti marini, spesso trasformando scarti, specie dimenticate e risorse sconosciute in alta cucina.

Lo stupore che ha accompagnato la presenza del patron di Aponiente, uno dei ristoranti più importanti al mondo dedicati esclusivamente alla cucina marina, ha travolto tutta la masterclass e… il pubblico, chiaramente. Ma sapevate che ha persino scoperto un ingrediente (e, anzi non solo uno)?

Che cos’è davvero il riso marino?

Uno degli ingredienti più noti che ha scoperto (dopo il plancton marino) è il cosiddetto riso marino, che non è un cereale né un prodotto trasformato, ma il seme naturale di una pianta che cresce sott’acqua, la Zostera marina. Proprio León ne ha intuito il potenziale alimentare osservando i fondali della costa andalusa su cui sorge il suo Aponiente. Visivamente, quello marino ricorda i normali chicchi di riso, ma nasce direttamente in ambiente salino, senza bisogno di terra o irrigazione.

Dal punto di vista botanico, si tratta di una fanerogama marina, cioè una vera pianta con radici, fiori e semi, simile per funzione a una "prateria" sottomarina. I suoi semi vengono raccolti, puliti ed essiccati, poi cucinati in modo simile al riso tradizionale. Il risultato è un alimento naturalmente privo di glutine, con un profilo nutrizionale interessante e un sapore delicatamente salino.

Il valore dei questo ingrediente non è solo gastronomico, ma anche ambientale. La coltivazione della Zostera, infatti, aiuta a rigenerare gli ecosistemi costieri, migliora la qualità dell’acqua e favorisce la biodiversità. Per questo viene considerato un esempio concreto di come la ricerca sul mare possa produrre cibo sostenibile, senza sottrarre risorse alla terraferma.

Come si usa?

In cucina, il riso marino viene utilizzato in modo molto simile al riso tradizionale: si lessa in acqua, spesso leggermente salata, fino a ottenere una consistenza morbida ma compatta. Lo chef León lo impiega soprattutto in preparazioni che valorizzano il suo sapore naturale, evitando condimenti troppo invasivi. Il risultato è una base neutra, con leggere note iodate.

Viene spesso usato per risotti di mare, piatti ispirati alla paella, insalate tiepide o preparazioni simili ai cereali in chicco. Si abbina bene a pesce, crostacei, alghe, verdure delicate e brodi leggeri, perché assorbe facilmente i profumi degli ingredienti. In questo modo diventa un elemento di equilibrio, capace di legare tra loro sapori diversi.

Nell’alta cucina, il riso marino è anche un ingrediente "concettuale", legato all’idea di cucina sostenibile. Viene servito in porzioni misurate, spesso al centro del piatto, per raccontare un rapporto diretto con il mare. Non è pensato come sostituto del riso comune, ma come prodotto speciale, da usare con consapevolezza e attenzione al contesto gastronomico.

Il cibo del futuro

Il riso marino viene spesso indicato come uno dei possibili cibi del futuro perché nasce in un ambiente che non compete con l’agricoltura tradizionale. Cresce in acqua salata, senza consumo di suolo fertile né di risorse idriche dolci, in un momento storico in cui la produzione alimentare deve confrontarsi con cambiamenti climatici, siccità e riduzione delle terre coltivabili. Il lavoro di Ángel León mostra come il mare possa diventare una nuova frontiera alimentare, se studiato in modo responsabile.

Oltre all’aspetto ambientale, questo ingrediente rappresenta un nuovo modo di pensare al cibo, basato su ricerca, biodiversità e rispetto degli ecosistemi. Non si tratta di una moda tecnologica, ma di un modello che unisce nutrizione, sostenibilità e cultura gastronomica: il suo valore sta meno nella quantità prodotta e più nella visione che propone, ovvero un’alimentazione capace di guardare al futuro senza impoverire il presente.

Gli altri ingredienti scoperti da Ángel León

Oltre al riso marino, León ha portato in cucina ingredienti che fino a pochi anni fa erano considerati inutilizzabili o esclusivamente legati alla ricerca scientifica, tra cui alghe selezionate, specie ittiche dimenticate e parti del pesce normalmente scartate, reinterpretate con tecniche precise.

Un altro ambito centrale del suo lavoro riguarda i grassi e i brodi marini, ottenuti da pesci particolarmente ricchi di lipidi o da lunghe infusioni di elementi naturali del mare. León ha studiato anche modi innovativi per utilizzare cartilagini, pelli e interiora, trasformandole in ingredienti nobili. In questo modo ha ampliato il concetto stesso di materia prima, dimostrando che nel mare esistono risorse gastronomiche ancora in gran parte inesplorate.

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