Se Anna Zhang ha scelto questa mistery box a Masterchef c'è un perché: ecco quale
Da vincitrice a mentore, Anna Zhang torna a MasterChef con una prova che riflette il suo percorso tra cultura gastronomica, rigore e creatività

Un ritorno che ha fatto illuminare tutti i partecipanti di Masterchef, che si sono, per un momento, messi nei suoi panni: Anna Zhang, la protagonista della scorsa edizione del cooking show, si è presentata davanti ai concorrenti con al suo fianco gli immancabili padroni di casa, Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli.
Il suo "compito" è stato quello di svelare una mistery box, da lei stessa ideata. Al suo interno si trovavano ingredienti selezionati, scelti con cura e attenzione che, sulla carta, dovevano parlare di responsabilità, concetto più volte ribadito dagli chef.
- La mistery box di Anna Zhang
- Cosa fa oggi Anna?
- Una visione, tanti obiettivi
- L'insegnamento della mistery box
La mistery box di Anna Zhang
E sicuramente, la responsabilità è stata un filo conduttore importante: la mistery box di Anna conteneva daikon, lemon grass, colatura di alici, tofu, rombo, pak choi, longan (parente del lichi), funghi shitake, miglio e zafferano, ingredienti che potevano essere insieme o selezionati e che richiedevano una certa consapevolezza.
Parallelamente, però, parlavano delle origini di Anna e della sua crescita: per fare dei piatti riusciti serviva infatti fare quello che ha sempre fatto lei, ovvero dare un tocco personale, non rigido, non ancorato alla tradizione.
In sostanza, gli ingredienti rispecchiano ciò che lei è sempre stata ed è ancora: un’anima non legata esclusivamente a una tipologia di cucina e che non si può nemmeno inquadrare nel semplice "fusion", ma che continua a mutare, a cambiare, a diventare più completa.
Cosa fa oggi Anna?
Dopo la vittoria a MasterChef Italia, Anna Zhang ha scelto di non bruciare le tappe e di costruire il proprio percorso con gradualità, mettendo al centro prima di tutto la formazione.
Il premio del programma le ha permesso di accedere a ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, dove ha iniziato un percorso professionale strutturato, fatto di studio, pratica quotidiana e confronto diretto con la cucina di alto livello.
Parallelamente, Anna ha vissuto esperienze concrete in brigata, lavorando in ristoranti importanti e confrontandosi con i ritmi reali del mestiere. Non si è limitata alla tecnica, ma ha approfondito anche temi come la sostenibilità, l’uso consapevole delle materie prime e la riduzione degli sprechi, elementi che fanno parte della sua idea di cucina contemporanea.
Una visione, tanti obiettivi
Alla luce di tutto ciò, risulta chiaro che per l’attuale detentrice del titolo di Masterchef, la cucina è prima di tutto uno spazio di identità e dialogo. Nei suoi piatti convivono in modo naturale la cultura gastronomica cinese ereditata dalla famiglia e la tradizione italiana in cui è cresciuta, senza forzature né operazioni di stile.
La sua visione non punta all’effetto sorpresa fine a sé stesso, ma alla costruzione di un racconto coerente, in cui ogni ingrediente ha un ruolo preciso e ogni ricetta diventa un modo per parlare di memoria, radici, trasformazione: cucinare, per lei, significa anche prendersi la responsabilità di dare forma a una storia, rendendola comprensibile e accessibile a chi si siede a tavola.
L’insegnamento della mistery box
Dunque, forse è tutto qui: il motivo per cui la Zhang ha scelto questa mistery è ricordare a chi sta combattendo per il titolo che costruire una strada nella cucina significa lavorare sull’identità senza trasformarla in un’etichetta. Gli ingredienti scelti, come il suo percorso, mostrano come le radici culturali, la storia personale e le influenze quotidiane possano diventare materia creativa solo se vengono studiate, rispettate e comprese a fondo.
Tutto suggerisce che non serve rincorrere mode o formule vincenti: serve piuttosto sviluppare una visione coerente, capace di crescere nel tempo senza perdere autenticità. Con il suo ritorno a Masterchef, Anna ha sottolineato che creatività e rigore non sono opposti, ma strumenti complementari per costruire qualcosa di solido, credibile e duraturo.
















