La pizza migliore del pianeta? Secondo la CNN si trova a Londra
L'emittente americana incorona la "London pizza" sopra la napoletana e la newyorkese. Merito di ingredienti di qualità, cottura lunga, impasti sperimentali e una sola regola: nessuna regola.

La pizza più buona del mondo non parla italiano. Ha l’accento british e si fa a Londra. La provocazione arriva dalla CNN, che nella sezione Travel dedica un lungo servizio alla cosiddetta London pizza, una tonda che negli ultimi anni si è ritagliata uno stile proprio invece di rifare l’ennesima imitazione della napoletana. Stavolta nessuno ha tirato per la giacca Napoli o Roma e non ci sono attacchi diretti alla pizza tricolore. Eppure il podio mondiale, secondo l’emittente, va alla capitale del Regno Unito.
- Chi l'ha incoronata e cos'è davvero la London pizza
- Il segreto è non avere tradizione
- La benedizione italiana
Chi l’ha incoronata e cos’è davvero la London pizza
A sostenerlo sono gli inglesi Gerry Del Guercio e Paul Delany, che gestiscono Bite Twice, seguita serie di recensioni su Instagram e TikTok. Hanno assaggiato circa 600 pizze nella sola Londra prima di aprire il loro locale, il Carmela’s. Se il loro giudizio sulla slice newyorkese, un’istituzione del mondo anglosassone, si rivela a sorpresa negativo, non possono non tessere le lodi della pizza di casa loro.
La London pizza, spiegano, prende gli ingredienti di qualità della napoletana, l’aspetto e le dimensioni della newyorkese, la crosticina scura e la cottura lunga delle pizze di New Haven e della romana, poi ci aggiunge impasti sperimentali. Tanti stili in una sola pizza cosmopolita, "ma senza regole". A coniare il termine sostengono di essere stati loro, anche se la britannica Clare Finney ne aveva già scritto nel 2019: "La gioia è che è difficile da definire, è una celebrazione delle tante comunità che rendono Londra ciò che è".
Il segreto è non avere tradizione
Il bello della tonda londinese, spiega il pizzaiolo Sebastian Vince, è che i pizzaioli "non hanno una tradizione, quindi un dogma". Così i dilettanti possono sperimentare. Vince ha messo a punto la sua versione durante il lockdown con Breadstall, nato come asporto a Clapham: usa un mix di impasti pre-fermentati e freschi, la biga, per una crosta insieme croccante e ariosa. Il critico Jay Rayner l’ha definita una delle migliori mai provate, seconda solo a quella del Mandarin Oriental di Tokyo. Oggi Breadstall ha una sede a Soho e vende fino a 10.000 tranci a settimana.
C’è un motivo se questa pizza poteva nascere solo qui ed è il culto del pub. Le birrerie faticavano a guadagnare con il cibo, marchi come Crisp o Yard Sale hanno trovato nell’accoppiata pinte e spicchi la formula perfetta. Crisp è partito dal pub della nonna del fondatore a Hammersmith e oggi fa code di ore. Il fenomeno è oggi così esteso che a Soho un cartello accoglie i clienti con la scritta Pizza-dilly Circus e dalla metro di Angel a Carmela’s si contano ben sette pizzerie in fila.
La benedizione italiana
A mettere il timbro sulla tonda britannica interviene pure un italiano, Michele Pascarella, nato a Caserta e nominato pizzaiolo dell’anno da 50 Top Pizza. Partito con un furgone ai farmers’ market, oggi ha tre locali e prepara il primo menu degustazione di pizza del Regno Unito. La sua, col ragù, è lontana dagli spicchi sottili dei nuovi maestri, ma se la London pizza è fatta di sperimentazione, allora la sua creazione è perfettamente in linea.
Londra merita di essere al vertice, sostiene. Anche perché la capitale viene ancora vista come una piazza gastronomica di serie B. Il suo riscatto passa da uno spicchio. E se è vero che a sostenere a gran voce le sue qualità sono tutti pizzaioli attivi in quello stesso mercato che enfatizzano, si può concedere un beneficio del dubbio a fronte di un possibile conflitto di interessi. Del resto che si possa fare decisamente bene anche al di là dei confini del Bel Paese, ce l’ha già dimostrato la pizza di Tokyo. Con buona pace dell’arte del pizzaiolo napoletano, dal 2017 patrimonio immateriale dell’umanità per l’Unesco.
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