La pizza americana è in crisi: prezzi alti e nuove abitudini alimentari
Negli Stati Uniti, il settore della pizza affronta la sua sfida più grande degli ultimi decenni. Tra costi in aumento e consumatori sempre più attenti al portafoglio, anche il cibo comfort per eccellenza degli americani perde terreno.

La pizza mette tutti d’accordo. È il comfort food mondiale per eccellenza: pratica, gustosa, rotonda come una tavola attorno alla quale i commensali siedono per condividere. Un tempo era anche economica. Ora il prezzo medio di una pizza margherita è arrivato a sfiorare i 17 dollari negli Stati Uniti (dati Slice) e il suo modello sta entrando in crisi.
I segnali arrivano sia dalle grandi catene che dalle pizzerie indipendenti: i clienti ordinano meno contorni, scelgono formati più piccoli, rinunciano alle bibite. Una storica inversione di tendenze che non tarderà a farsi sentire anche da noi.
Un mercato da 50 miliardi che rallenta
Il settore della pizza vale quasi 50 miliardi di dollari all’anno negli States, ma i dati raccontano una storia di stagnazione. Secondo il Wall Street Journal, le vendite delle grandi catene sono sostanzialmente piatte dal 2023 e alcune insegne storiche mostrano segni di cedimento preoccupanti. Pizza Hut, che negli anni ’80 dominava il mercato, ha registrato otto trimestri consecutivi di calo nelle vendite. La casa madre Yum! Brands sta valutando tutte le opzioni, compresa una possibile vendita.
Anche Papa John’s Pizza conferma le difficoltà: i clienti passano dalla pizza grande alla media e scelgono meno ingredienti. La catena ha aperto alla possibilità di una vendita, concentrandosi per ora su una strategia di rilancio che passa dalla ricalibratura dei forni per garantire maggiore uniformità di cottura. Catene come Pieology hanno dichiarato bancarotta a dicembre.
Nuovi competitor e stili alimentari
Durante la pandemia, la pizza ha conosciuto il suo momento d’oro. Poi il boom delle app di delivery come Uber Eats e DoorDash ha portato sugli smartphone degli americani un’offerta gastronomica molto più ampia. Il cibo messicano, la convenienza delle caffetterie, piatti come chicken strips e wrap che hanno sottratto quote di mercato.
Stanno cambiando anche le abitudini alimentari, sempre più orientate al senza glutine o al fitness, specialmente con l’arrivo dei farmaci GLP-1 (es. Ozempic) che riducono l’appetito e spingono verso pasti più modesti. Blaze Pizza sta studiando una pizza specifica per chi assume questi medicinali, con più proteine, meno calorie e base di cavolfiore. Altri, come Domino’s, scelgono campagne di offerte aggressive e programmi fedeltà per riconquistare i consumatori.
La situazione in Italia
La patria della pizza per ora sta vivendo una situazione diversa, ma con segnali analoghi. Gli italiani amano cucinare e sperimentare, per questo preparazioni casalinghe come le lingue di pizza senza lievitazione non passeranno mai di moda. Anche guardando all’esterno però, bisogna considerare che le nostre pizze sono più a misura d’uomo rispetto alle enormità americane e gli italiani nel 2024 hanno ordinato da Just Eat qualcosa come 5.120 tonnellate di pizza.
Eppure l’aumento dei prezzi (4% in più rispetto al 2023) ha influenzato il mercato anche qui, premiando l’acquisto di basi a lunga conservazione e spianando la strada alle pizze surgelate, che da sole costituiscono l’86% del giro d’affari delle pizze nella GDO. Un mercato talmente attraente, da guadagnarsi già le attenzioni dall’estero e a convincere realtà locali come Italpizza a riaprire stabilimenti dismessi.
















