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Eccola: è la Palatella di Materdomini ed è un pane che si mangia solo ad agosto

In Italia abbiamo un pane assai particolare, che si mangia solo nel mese di agosto: è la palatella di Materdomini, santuario in provincia di Salerno.

Forme di pane fresco toccato da mani femminili 123rf
Mani femminili che toccano il pane fresco
  • La palatella ’mpupata è un pane campano nato a Materdomini, farcito con melanzane sottaceto e alici, legato al pellegrinaggio di Ferragosto.
  • La tradizione affonda in una leggenda mariana del 1041, quando il ritrovamento di un’icona sacra e il miracolo della vista diedero impulso al santuario.
  • La ricetta moderna usa farina 00, lievito e sale, ma conserva la forma a caramella e il legame con i sapori poveri della cucina locale.

In Italia abbiamo tante tradizioni gastronomiche, ma quella del pane che si mangia solo ad agosto è assai affascinante. Stiamo parlando della palatella ‘mpupata, preparazione nata nel Santuario di Materdomini, nella zona di Nocera Superiore (in provincia di Salerno), ma diffusa in tutta la Campania.

Qual è il pane che si mangia solo ad agosto?

Un pane a forma di caramella, che si mangia solo ad agosto, e ha una farcitura povera ma ricca: la palatella di Materdomini potremmo descriverla così, ma sarebbe davvero riduttivo. Questa preparazione di origini salernitane ha una storia molto affascinante, in cui la religione si intreccia alle tipicità gastronomiche locali e alle tradizioni popolari.

Secondo la tradizione, la palatella si mangia la notte tra il 14 e il 15 agosto, durante il pellegrinaggio al Santuario di Materdomini. È un filoncino di pane con le due estremità chiuse proprio come se fosse una caramella. La farcitura, in dialetto locale chiamata ‘mpupata è a base di melanzane sottaceto e alici di Cetara dissalate. L’imbottitura non è casuale: un tempo, alla vigilia dell’Assunzione, era d’obbligo astenersi dal consumo di carne.

Pagnotte di pane sul tavolo 123rf

Tavolo con pagnotte di pane fresco fatto in casa

La leggenda del Santuario di Materdomini

Secondo la leggenda, nel 1041, una umile contadina di nome Caramari sognò la Madonna che le disse che, sotto la quercia dove stava riposando, era nascosta la sua immagine sacra. La donna raccontò tutto ai compaesani che, seppur scettici, decisero di scavare nel punto da lei indicato. Gli uomini, però, trovarono solo una cisterna vuota.

Caramari, punita dalla Vergine, divenne cieca, ma in un nuovo sogno le venne mostrato un anello come prova tangibile dell’intervento divino. Questa volta, i compaesani trovarono l’anello e, scavando ancora un po’, scoprirono anche un quadro perfettamente conservato della Madonna col Bambino. La contadina riacquistò immediatamente la vista e questo miracolo, nel 1061, diede inizio alla costruzione della basilica e alla devozione per il Santuario di Materdomini.

Cos’è e come si fa la palatella di Materdomini

Fino agli anni Cinquanta, la palatella si realizzava con farine non raffinate, più rustiche e nutrienti, e lievito madre. Oggi, invece, si prepara con farina 00, acqua, lievito e sale. L’impasto, ancora incordato, viene fatto riposare per 15 minuti, poi si procede con la divisione in pezzature da 250 grammi e alla modellazione nella tipica forma ‘a caramella’. A questo punto, il pane viene fatto lievitare un paio d’ore e poi infornato con un taglio diagonale in superficie.

La farcitura è rigorosamente con la ‘mpupata, quindi melanzane sottaceto condite con origano, aglio, olio e peperoncino e alici di Cetara dissalate. Ingredienti tradizionali della cucina povera ma saporita, un tempo erano essenziali per dare energia ai fedeli impegnati nel pellegrinaggio. Oggi, è bene sottolinearlo, questo particolare panino si mangia anche in altre occasioni, non solo ad agosto e non soltanto in occasione del Ferragosto.

Secondo la tradizione, la palatella di Materdomini si consuma insieme a "per’ e ’o musso", vino locale con pesche gialle, e "mellon ’e fuoc", ossia l’anguria. Il tutto si mangia al termine del pellegrinaggio, nel momento in cui le preghiere si intrecciano con il suono delle tammorre (grandi tamburi di origini campane) e i movimenti delle danze tradizionali.

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Domande frequenti

Cos’è la palatella ’mpupata?

È un pane a forma di caramella tipico di Materdomini, farcito con melanzane sottaceto e alici di Cetara. Nasce come cibo semplice per accompagnare il pellegrinaggio di agosto.

Perché si mangia soprattutto il 14 e 15 agosto?

La tradizione la lega alla notte tra il 14 e il 15 agosto, durante la salita al Santuario di Materdomini. La ricetta riflette anche l’antica astinenza dalla carne alla vigilia dell’Assunzione.

Qual è la leggenda del Santuario di Materdomini?

Racconta che la contadina Caramari sognò la Madonna e indicò il punto dove cercare un’immagine sacra. Dopo una prima delusione, il ritrovamento del quadro e il ritorno della vista avviarono il culto.

Come si prepara oggi questo pane?

Si impasta farina 00, acqua, lievito e sale, poi si divide in pezzi da 250 grammi e si modella la forma a caramella. Dopo la lievitazione, si cuoce con un taglio diagonale in superficie.

Si mangia solo ad agosto?

Agosto resta il momento più tradizionale, ma oggi la palatella si trova e si consuma anche in altre occasioni. Resta però un simbolo forte del Ferragosto campano e del pellegrinaggio.

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