La cucina italiana conquista il mondo: vale ben 253 miliardi
Il Foodservice Market Monitor di Deloitte fotografa la ristorazione globale: la nostra cucina è la più amata del pianeta e vale un quinto del mercato dei ristoranti con servizio al tavolo.

- La cucina italiana vale 253 miliardi nel mondo, coprendo il 19% del mercato dei ristoranti full service e risultando la più performante.
- Negli Usa e in Cina si concentra un terzo ciascuno del valore globale, mentre l'Italia pesa 33 miliardi e resta un mercato di ristoranti indipendenti.
- Il foodservice mondiale cresce e cambia: avanza il fast casual, delivery e asporto pesano molto e investimenti e M&A premiano il made in Italy.
La cucina italiana nel mondo ha raggiunto un valore di 253 miliardi di euro, pari al 19% del mercato globale dei ristoranti full service (ovvero quelli a servizio completo, includendo sia fine dining che casual dining). Nessun’altra cucina fa meglio. Lo certifica la settima edizione del Foodservice Market Monitor di Deloitte, il rapporto che ogni anno misura la ristorazione e i consumi fuori casa a livello globale.
- Dove si mangia italiano nel mondo
- Un mercato globale da quasi 3.000 miliardi
- L'Italia resta il Paese dei ristoranti indipendenti
- Gli investitori puntano sul made in Italy
Dove si mangia italiano nel mondo
La geografia del fenomeno riserva una sorpresa. I primi due mercati per la cucina italiana non sono in Italia: Stati Uniti e Cina valgono 83 e 84 miliardi, un terzo ciascuno del totale, mentre l’Italia si ferma a 33 miliardi, il 13%. In pratica due piatti italiani su tre vengono serviti all’estero. Negli Stati Uniti la nostra cucina copre il 34% dell’intero mercato dei ristoranti con servizio al tavolo, in Brasile il 23%, in Germania il 22%.
Il successo oltreconfine della nostra cucina non è certo una novità, il Foodservice Market Monitor 2025 aveva già descritto un quadro molto simile, stimolando anche una riflessione su possibili contromisure da adottare contro eventuali speculazioni e contraffazioni che inevitabilmente gravitano attorno ad un mercato così unico.
Un mercato globale da quasi 3.000 miliardi
Il quadro complessivo descritto dal report 2026 di Deloitte aiuta a capire le proporzioni. Il foodservice mondiale ha toccato i 2.981 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 2,2%, tornando ai ritmi pre-pandemia. L’Europa è stata la regione migliore dell’anno con un +6%. Tre tendenze ridisegnano il settore.
- Il fast casual avanza: i quick service restaurant (ovvero le catene di fast food) valgono ormai il 33% del mercato globale e crescono più di tutti.
- Si mangia sempre più fuori dal locale: delivery e asporto generano il 45% del valore mondiale, 15 punti in più rispetto al 2019.
- Lo street food corre: è il segmento con la crescita più rapida prevista da qui al 2030.
L’Italia resta il Paese dei ristoranti indipendenti
Il mercato italiano vale 84 miliardi di euro, tra i primi sette al mondo, conservando per altro un tratto che ci distingue: le catene rappresentano appena l’11% del comparto, contro una media internazionale del 35%. Da noi la metà del mercato è ancora fatta di ristoranti con servizio completo, spesso indipendenti e a gestione familiare.
Qualcosa però si muove. Tra il 2019 e il 2025 le catene italiane sono cresciute del 7,2% annuo contro lo 0,6% degli indipendenti. Le catene quick service segnano un +10,5%, quasi il doppio della media mondiale. In altre parole, in numeri assoluti sono ancora poche rispetto all’estero, ma la loro avanzata è più veloce che altrove.
Gli investitori puntano sul made in Italy
L’appetito non è solo dei clienti. Tra il 2022 e il 2025 in Italia si sono chiuse 34 operazioni di fusione e acquisizione nella ristorazione, contro le 20 del quadriennio pre-Covid. La cucina italiana è il boccone più conteso con il 39% dei deal complessivi. Dentro questa fetta le pizzerie da sole valgono il 21%. Cresce anche l’healthy food, arrivato al 21% delle operazioni, segno che il benessere a tavola è diventato un affare oltre che una tendenza.
Per chi ama mangiare italiano, la sintesi è confortante: la nostra tavola resta la più desiderata del pianeta. La sfida, semmai, è farla crescere anche a casa propria, cercando per quanto possa essere giusto o auspicabile di evitare le contaminazioni che ormai sembrano sempre più parte dello scenario di domani.
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