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Un'autorità garante per "difendere" i piatti italiani nel mondo: cosa dice la proposta

La proposta arriva dal Senato: un ente indipendente per tutelare e promuovere la cucina italiana nel mondo. Dietro l'iniziativa c'è un sistema da 251 miliardi di euro, 800 certificazioni DOP e IGP e un export agroalimentare da record.

Cucina italiana UNESCO prodotti 123f

Dopo un iter complesso, il riconoscimento dell’UNESCO per la cucina italiana era arrivato il 10 dicembre scorso, quasi in sordina rispetto all’attesa che aveva generato. Ora dal Senato arriva la proposta concreta, che ne è una logica prosecuzione: istituire un’Autorità nazionale indipendente con il compito di tutelare e promuovere un patrimonio che, a guardare i dati, si conferma molto più di un vezzo culturale.

251 miliardi di euro: la cucina italiana domina il mercato globale

Secondo il Foodservice Market Monitor 2025 di Deloitte, la cucina italiana ha raggiunto nel 2024 un valore di 251 miliardi di euro a livello mondiale, con una crescita del 4,5% rispetto all’anno precedente. Un numero che rappresenta il 19% dell’intero mercato globale dei ristoranti a servizio completo: un primato che nessun’altra cucina nazionale può vantare. A trainare i consumi sono soprattutto Stati Uniti e Cina, che insieme coprono oltre il 65% della domanda globale di cucina italiana fuori dall’Italia.

A questi si aggiungono altri due indicatori che fotografano la portata del sistema. L’export agroalimentare italiano ha toccato quota 73 miliardi nel 2024 e il Paese conta oltre 800 certificazioni DOP e IGP, la rete più densa d’Europa per prodotti a indicazione geografica.

Sul fronte interno, il mercato della ristorazione italiana valeva 83 miliardi di euro nel 2024, collocando il Paese al sesto posto a livello mondiale e al quarto per i ristoranti a servizio completo. Un dato che convive con una struttura ancora molto frammentata, perché le catene rappresentano appena il 10% del mercato italiano, contro una media globale del 35%. È una vulnerabilità, certo, ma anche uno spazio di crescita, secondo gli analisti.

Un pezzo di forma di Parmigiano Reggiano su tagliere iStock

Perché serve un’Authority: contraffazione e Italian sounding

L’idea di creare un’autorità dedicata nasce da questo scenario. Non si tratta solo di proteggere un simbolo identitario, ma di governare un sistema produttivo complesso, che va dalla filiera agricola alla ristorazione, passando per la distribuzione internazionale. Il rischio, senza un presidio istituzionale, è quello di lasciare campo libero alla contraffazione e all’Italian sounding — il fenomeno dei prodotti che evocano l’Italia senza esserlo. Secondo le stime, questo mercato parallelo muove circa 60 miliardi di dollari l’anno, sottraendo quote significative alle aziende italiane.

Tra i prodotti più imitati, secondo Coldiretti, ci sono Parmigiano Reggiano, Mozzarella di Bufala, Prosecco, prosciutti DOP e olio extravergine di oliva. Sugli scaffali americani, per esempio, si trovano prodotti come il "Parmesan", il "Grana Parrano" o il "San Daniele Ham", che nulla hanno a che fare con gli originali. Un danno economico, ma anche un problema di trasparenza verso i consumatori locali che credono di acquistare prodotto italiano.

Un titolo da trasformare in strumento operativo

L’ipotesi dell’Autorità garante si inserisce in un dibattito più ampio su come l’Italia intenda valorizzare il riconoscimento UNESCO in termini concreti. Finora il titolo ha avuto un peso soprattutto simbolico. La proposta che viene dal Senato punta a trasformarlo in uno strumento operativo: un ente che possa coordinare le politiche di tutela, interfacciarsi con le istituzioni internazionali e monitorare l’uso del brand Italia nel mondo.

I dettagli del progetto sono ancora in fase di definizione. Il punto di partenza tuttavia è chiaro, ovvero che la cucina italiana non è solo un patrimonio da celebrare. È un motore economico che vale un quarto di trilione di euro e che aspetta ancora di essere gestito come tale.

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