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I contenitori in plastica per alimenti? Possono essere nocivi: il report di Greenpeace

Comode, veloci, quasi sempre in plastica: le vaschette dei pasti pronti nascondono un problema che la scienza documenta da anni e le istituzioni faticano ancora ad affrontare.

Contenitore di cibo per microonde in plastica 123f

Chiunque sia un habitué dei cibi pronti, conosce una certa dicitura. La confezione riporta la scritta adatto al microonde, un’etichetta che secondo Greenpeace è più una rassicurazione di marketing che una garanzia di sicurezza. L’organizzazione ambientalista ha pubblicato il report Are We Cooked?basato sull’analisi di 24 studi apparsi su riviste scientifiche peer-reviewed, ovvero quelle i cui contenuti sono verificate da esperti indipendenti.

La conclusione è netta: riscaldare i pasti pronti nel loro contenitore di plastica, sia in microonde che in forno tradizionale, aumenta significativamente il rilascio di microplastiche e sostanze chimiche nel cibo. E la normativa vigente, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti, non è ancora attrezzata per affrontare il problema.

Cosa succede quando scaldiamo il cibo nella plastica?

Semplice, il calore accelera il deterioramento della plastica. Secondo i dati raccolti nel report, riscaldare un contenitore in polipropilene o polistirene nel microonde può liberare tra 326.000 e 534.000 particelle di microplastica per porzione, una quantità da quattro a sette volte superiore rispetto alla cottura in forno. Più alta è la potenza, più alto è il rilascio. I contenitori già usati o graffiati si comportano ancora peggio, perché rilasciano quasi il doppio delle particelle rispetto a quelli nuovi.

Il problema non riguarda solo le particelle fisiche. La plastica contiene additivi chimici — plastificanti, stabilizzatori UV, antiossidanti — che migrano nel cibo durante il riscaldamento, specialmente se si tratta di alimenti grassi, acidi o salati. In alcuni casi, l’interazione tra cibo e plastica crea composti chimici del tutto nuovi, mai testati per la sicurezza alimentare.

Riscaldare cibo in microonde in contenitore in vetro 123f

Cosa finisce nel nostro corpo

Almeno 1.396 sostanze chimiche presenti nei materiali plastici a contatto con gli alimenti sono state rilevate nei tessuti e nel sangue umano. Alcune sono classificate come interferenti endocrini, altre come potenzialmente cancerogene. Studi recenti le associano a infertilità, disturbi metabolici come obesità e diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e alterazioni dello sviluppo neurologico nei bambini. Microplastiche e nanoplastiche sono state trovate nella placenta, nel latte materno, nel fegato e nel tessuto cardiaco.

Eppure, il settore dei pasti pronti vale oggi circa 190 miliardi di dollari a livello globale e si stima raggiungerà i 350 miliardi entro il 2034. È un mercato quasi interamente dipendente dalla plastica, in particolare tra i Millennials e la Generazione Z: in Europa, tra il 70 e l’80% consuma pasti pronti ogni settimana o ogni mese. Ad oggi non esiste alcuna norma specifica che limiti il rilascio di microplastiche dai materiali a contatto con gli alimenti. Le etichette microwave safe e freezer safe sono fuorvianti, in quanto non attestano alcuna verifica in tal senso.

Cosa si può fare

Greenpeace chiede ai governi di applicare il principio di precauzione e di avanzare verso un Trattato ONU sulla plastica con obiettivi vincolanti. Nell’attesa, il consiglio pratico è semplice: trasferire il cibo in un contenitore di vetro o acciaio inox prima di riscaldarlo, evitare di mettere cibo caldo direttamente nella plastica e non riscaldare mai alimenti coperti con pellicola trasparente.

Piccoli gesti, piccole rinunce alla rapidità estrema, ma cambiamenti tutt’altro che irrilevanti per la nostra salute. Il problema è reale, la ricerca scientifica è già lì, quello che manca è ancora la volontà politica e industriale di agire.

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