Caso gelato: il Times è arrivato a Roma per verificare quanto pagano i turisti
Dopo la denuncia di una turista americana, il quotidiano britannico ha spedito il suo corrispondente nella gelateria incriminata vicino a Piazza Navona. L'inchiesta si è trasformata in un vademecum per mangiare a Roma senza farsi spennare.

Quando una vicenda di prezzi gonfiati arriva sul Times, vuol dire che ha passato i confini. È successo con il gelato della gelateria Don Nino, a due passi da Piazza Navona, finito al centro delle polemiche dopo lo sfogo online di una turista della Florida, che per due coppette si era vista presentare un conto da 44 euro.
Il quotidiano britannico ha mandato sul posto il suo corrispondente da Roma, Tom Kington. Ad attenderlo, una commessa già sulla difensiva: alla vista del giornalista ha detto di non poter parlare e che il responsabile era assente, salvo poi precisare con cura che le decorazioni sul cono erano effettivamente extra, prima di battere lo scontrino da 22 euro.
Una fama che viene da lontano
L’episodio, scrive il Times con una certa ironia, va ad aggiungersi alla lunga reputazione di Roma come città dove i visitatori rischiano di essere alleggeriti, una nomea che il giornale fa risalire addirittura al Medioevo, quando ai pellegrini si vendevano finte reliquie. Non è la prima volta che la cosa imbarazza le istituzioni. Nel 2013 quattro turisti britannici pagarono 64 euro per quattro gelati e per rimediare il Comune li riportò in città offrendo loro una vacanza in un hotel di lusso di via Veneto.
Non è automatico che si tratti di malafede, a volte può trattarsi di "semplici" errori di comunicazione tra personale e clientela, come forse è successo nel caso del gelato da 44 euro. Altre volte, si tratta di puro sovrapprezzo dovuto al particolare punto in cui esercita l’attività commerciale, come nel caso della colazione a Milano. Un fenomeno che non è solo italiano, ma che in città dense come Roma può confondere maggiormente, perché a causa dell’alto numero di attrazioni e punti di interesse un isolato in più o in meno può fare una grande differenza.
Il vademecum per non farsi spennare
Il corrispondente trasforma poi l’inchiesta in una piccola guida di sopravvivenza per turisti. Per il gelato, sostiene, la regola è cercare i banchi dove un cono o una coppetta grande non superano i 5 euro, tenendo a mente che il ciuffo di panna sopra dovrebbe essere sempre gratis. Per il caffè, un vero espresso italiano costa al massimo 1,50 euro se lo si beve in piedi al bancone.
Bisognerebbe evitare di sedersi al tavolino, in quanto in zona turistica può raddoppiare il conto. Tuttavia, nemmeno stare in piedi mette sempre al riparo, come ha scoperto lo stesso Kington quando, contestando un prezzo gonfiato vicino alla Fontana di Trevi, si è sentito rispondere dal barista: "Mi scusi, pensavo fosse un turista".
Un’avvertenza vale in modo particolare per il ristorante. Quando si ordina il pesce, conviene controllare bene il menu. Spesso il prezzo indicato è riferito a 100gr, non all’intera porzione. Il Times allunga poi la lista oltre la tavola, ai taxi dall’aeroporto che "dimenticano" la tariffa fissa e ai finti parcheggiatori.
Resta il punto di fondo, che riguarda da vicino chi vive di ristorazione e turismo. Roma è piena di locali onesti e attenti al rapporto col turista, ma basta poco per rompere quel patto di fiducia. Quando a raccontarlo è un giornale straniero, il danno smette di essere folclore e diventa un problema di reputazione per l’intera città e per il turismo di domani.
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