Sanremo 2026, se i cantanti fossero piatti italiani: da Arisa a Patty Pravo, tutti i "sapori" del Festival
Non solo musica, perché i cantanti di Sanremo 2026 possono essere letti anche attraverso i piatti italiani che ne incarnano intensità, fragilità, energia e radici culturali.
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Sanremo è anche questo: un luogo in cui le identità emergono, si espongono e diventano immediatamente riconoscibili. Ogni artista porta sul palco una voce, un immaginario e un modo preciso di stare al mondo, proprio come accade con i piatti italiani, che raccontano caratteri, radici ed emozioni attraverso sapori e consistenze. Ecco perché li abbiamo associati, cercando di tradurre la musica in qualcosa di quotidiano, trasformando lo stile, le parole e l’interpretazione in un’esperienza che si può quasi assaggiare. Alcuni sono intensi e stratificati, altri diretti e immediati, altri ancora sospesi tra dolcezza e inquietudine: tutti, proprio come la cucina, lasciano una traccia precisa.
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Arisa, contrasto e profondità: tiramisù
La cantante, in gara con Magica Favola, unisce dolcezza e profondità in modo naturale e riconoscibile proprio come il tiramisù: all’inizio arriva morbida, rassicurante e immediata, ma subito dopo emergono note più intense e mature, simili all’amaro del caffè che dà carattere al dessert.Non c’è più bianco né nero/ma l'arcobaleno più grande che c’è/è l’arcobaleno qui dentro di me.
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Bambole di pezza, travolgenti e uniche: ‘nduja
La band gareggia con Resta con me e porta all'Ariston il suo stile: le musiciste non sono mai neutre, sono vivide, accese, dichiarate, proprio come l'nduja e il suo piccante che arriva e prende spazio, senza chiedere il permesso, trasformando ogni assaggio in un gesto di affermazione, libero e volutamente fuori controllo. Sono una donna che non guarda in faccia niente/mi hanno guardata male ma è il giudizio della gente.
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Chiello, intenso e vero: pasta alla genovese
Il cantante gareggia con Ti penso sempre e porta con sé e conferma la sua essenza: come la pasta alla genovese, piatto napoletano che conquista, è profondo, ponderato e un po’ malinconico. All’inizio sembra semplice, ma più vai avanti più diventa intenso, con quel sapore dolce-amaro che resta addosso. Mi hai messo in bocca un’altra tua bugia /Lasciami sciogliere nell’agonia.
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Dargen D’Amico, eccentrico e riflessivo: vitello tonnato
Arriva al Festival 2026 con AI AI: a Dargen D'Amico non può che essere associato il vitello tonnato, che unisce due identità diverse senza che una annulli l'altra. Leggerezza, profondità, ironia e malinconia, pop e pensiero critico si incontrano per un risultato fuori dagli schemi. E giravamo il mondo/Però senza toccare/Mi ha fatto molto male/Ma mi è piaciuto molto.
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Ditonellapiaga, urbana e magnetica: pasta alla carbonara
In gara con Che fastidio!, Ditonellapiaga ha un’identità diretta ma anche sensuale, che (quasi) non accetta reinterpretazioni: romana e immediatamente riconoscibile, è proprio come la carbonara, resta iconica senza bisogno di cambiare natura, contemporanea pur restando fedele a sé stessa. Non è che voglia litigare/Ma ho come l’impressione/Di non potermi controllare.
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Eddie Brock, fragile e composto: tortellini in brodo
Eddie Brock arriva a Sanremo con Avvoltoi. Il suo stile è quasi sospeso, con un’emozione che ti accarezza e ti riporta a sentimenti lontani, malinconici, nostalgici. I tortellini in brodo hanno la stessa delicatezza emotiva: custodiscono qualcosa di profondo in una forma composta, esattamente come il suo modo di cantare sentimenti che non cercano spettacolo ma verità. Le parole si annodano in gola/E ti asciugo il mascara che cola/Per quell’uomo che non vale niente.
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Elettra Lamborghini, dolce e provocatoria: cioccolato di Modica al sale marino
Ha colpito tutti con la sua Voilà: Elettra Lamborghini è associabile al cioccolato di Modica al sale marino, perché ha una base dolce e sensuale, ma i cristalli di sale arrivano all’improvviso e cambiano la percezione, proprio come lei quando unisce femminilità e atteggiamento sfacciato. Diretta ed energica, ha un contrasto netto che rende impossibile ignorare lei e... i suoi tormentoni. E allora viva viva viva la Carrà/Ballare e poi finire giù per terra/Viva l’amore amore amore che si fa.
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Enrico Nigiotti, sincero e avvolgente: trofie al pesto
Il cantante arriva al Festival 2026 con Ogni volta che non so volare. Il suo modo di cantare è accorato, avvolgente, in grado di trasmettere sentimenti che non hanno bisogno di grandi effetti per arrivare, proprio come un piatto che vive sulla semplicità e sull’equilibrio. Le trofie al pesto hanno la stessa identità: autentiche, calde e legate a un sentimento vero, senza costruzioni né distanze. E c’è bisogno di dolore per un po’ di felicità/Lo pensiamo sempre tutti che sia meglio qualcun altro.
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Ermal Meta, fragile e disarmante: pasta con formaggino
Sul palco dell'Ariston canterà Stella Stellina: lo stile di Ermal Meta ha qualcosa di infantile nel senso più profondo, quello della vulnerabilità esposta e dei sentimenti non filtrati, proprio come un piatto semplice come la pasta con formaggino, che riporta subito a una dimensione intima. Nelle sue canzoni c’è la stessa nudità emotiva, senza protezioni né sovrastrutture. Ho cercato di strapparmi il cuore/Perché senza non si muore/Ma ho avuto paura nel mentre/Di non sentire più niente.
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Fedez e Masini, tensione senza filtri: pasta all’arrabbiata
Così come lo scorso anno, Fedez e Masini portano sul palco verità dette senza addolcirle. La canzone Male necessario promette di confermare la loro tendenza a non scendere a compromessi, caratteristica che li fa associare alla pasta all'arrabbiata un piatto che colpisce subito e lascia il segno. Nel loro modo di stare sul palco c’è la stessa urgenza espressiva, fatta di ferite esposte e brucianti. Non ho più spazio per dipingermi d’inchiostro/Lo ammetto però/Per altre cicatrici trovo sempre un posto.
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Francesco Renga, elegante e nostalgico: ravioli burro e salvia
La presenza di Renga con Il meglio di me all'Ariston è una certezza. Il suo modo di cantare è classico, intenso ma mai eccessivo, con un romanticismo maturo che vive sulla purezza dell’emozione, proprio come un piatto di ravioli burro e salvia, che non ha bisogno di aggiunte per colpire: raffinati, senza tempo e costruiti su un equilibrio delicato che mette al centro il sentimento. Ma a volte/Capita/Che sorride anche una lacrima.
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Fulminacci, ironico e sensibile: tajarin al tartufo
Si muove con eleganza e un pizzico di tenerezza sul palco di Sanremo: con Stupida Sfortuna Fulminacci coniuga leggerezza e profondità, con una scrittura che sembra semplice ma rivela sempre qualcosa di nascosto, proprio come un piatto di tajarin al tartufo, che all'apparenza è essenziale ma ha un'identità precisa e riconoscibile. Sono dove stavo ieri/Ho solo più pensieri/Un po’ meno fiducia/E qualche buona scusa.
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J-Ax, diretto e popolare: lasagne
Pochi giri di parole: con Italia Starter Pack J-Ax porta a Sanremo la sua cifra stilistica. Il suo stile è pieno, riconoscibile e senza filtri, capace di mettere insieme ironia, rabbia e sentimento nello stesso spazio, in modo simile agli ingredienti delle Lasagne. In generale, nelle sue canzoni convivono strati diversi della sua storia, e quell’identità forte e accessibile a tutti è ciò che lo rende così rappresentativo. Tutti hanno qualcosa da nascondere/Santi in paradiso non ce n’è al momento/Più che avere fede è meglio un complice.
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LDA e Aka7even, giovani e viscerali: panino col polpo
Con Poesie Clandestine LDA e Aka7even danno vita a un duetto che esprime un'emotività immediata, fatta di slanci e fragilità esposte, proprio come il panino con polpo che unisce tenerezza e carattere nello stesso morso. Nella loro alchimia si sente la stessa energia diretta di questa ricetta: qualcosa di vivo, contemporaneo e senza filtri, capace di raccontare una generazione. Neanche le onde agitate stanotte sanno dove sei/E la frenesia che ti porta a svanire/Per evitare una notte di guai.
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Leo Gassmann, romantico e gentile: gnocchi alla sorrentina
Lo stiamo vedendo anche quest'anno con Naturale: Leo Gassmann ha un modo di cantare pulito e accogliente, con un'emozione luminosa che non forza mai, proprio come gli gnocchi alla sorrentina, che avvolgono con delicatezza senza risultare eccessivi. Nel suo stile c’è la stessa dolcezza equilibrata, fatta di calore, semplicità e sentimento sincero. Tu che sei più bella al naturale/Se ci rivedremo tra vent’anni/Avremo ancora voglia di spaccarci il cuore a metà.
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Levante, magnetica e irrequieta: pasta con i ricci
Come dimostra anche Sei tu, canzone con cui sta gareggiando a Sanremo 2026, Levante costruisce le sue canzoni su contrasti emotivi netti, dove la sensibilità convive con una forza espressiva che non cerca compromessi, proprio come la pasta con i ricci, che ha un sapore deciso e inconfondibile. Nel suo modo di interpretare c’è la stessa capacità di restare sospesa tra dolcezza e inquietudine, lasciando una traccia precisa e riconoscibile. Per mostrarsi anche nelle miserie/poi restare a contare le macerie/Ah, se potessi vederti coi miei occhi/Lacrimeresti tutto il mio stupore.
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Luché, orgoglioso e identitario: pizza fritta
Luché porta nelle sue canzoni un immaginario forte, che nasce da esperienze personali, come dimostra anche Labirinto, con cui gareggia a Sanremo. Il cantante ricorda la pizza fritta, che nasce da una realtà popolare e diventa simbolo di affermazione. Nel suo stile c’è la stessa fierezza concreta, fatta di radici, carattere e conquista personale. E invece niente siamo polvere sui mobili dentro una casa vuota/L’orgoglio è un brutto vizio ed io il bambino che ci gioca
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Malika Ayane, graffiante e travolgente: risotto al nero di seppia
Come sempre, Malika Ayane unisce una matrice blues a un senso del ritmo tutto suo. Con Animali Notturni guarda al funk con una voce elastica, carnale e piena di sfumature: fa proprio quello che fa il risotto al nero di seppia, che ha un’identità profonda e un carattere inconfondibile. Nel suo modo di interpretare convivono istinto e controllo, con un groove naturale che rende ogni esecuzione viva e magnetica. Quando mi guardi fai voragini/Ed io non mi difendo più/Fuori è pieno di persone, ma lo sai/Che nessuno ci capirà mai.
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Mara Sattei, romantica e potente: baci di dama
Tutte le canzoni di Mara Sattei, compresa Le cose che non sai di me, alternano dolcezza e slancio vocale, con momenti intimi che si aprono in aperture più forti e sicure, proprio come i baci di dama, che racchiudono un’anima morbida ma anche una struttura decisa. Nel suo modo di cantare convivono femminilità e forza, con un equilibrio che la rende riconoscibile e mai fragile. È tutto ciò che non ho fatto mai/È vivere la vita come vuoi
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Mariantonietta e Colombre, freschi e innamorati: granita e brioche
Mariantonietta e Colombre trasmettono una sintonia spontanea, cosa che emerge anche nel brano La felicità e basta. Il duo è ricco di dolcezza, leggerezza ed è palpabile lo sguardo condiviso, proprio come la granita e brioche, che insieme si sublimano. Nel loro duetto convivono delicatezza e profondità, con un equilibrio naturale che racconta intimità e complicità senza forzature. Baby, facciamo insieme una rapina, baby/Per riprenderci tutta la nostra vita.
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Michele Bravi, essenziale e disarmante: cacio e pepe
Anche quest'anno Michele Bravi, con la sua Prima o poi, porta sul palco una nudità emotiva totale, senza protezioni né distanza, proprio come la cacio e pepe, che non ha nulla dietro cui nascondersi. Nel suo stile conta l’esposizione emotiva, quel mettersi completamente dentro ciò che racconta, senza grandi artifici: a volte le cose più semplici sono le più buone. Canti solo le canzoni ma degli altri/Dovresti vergognarti/Che dopo anni non la smetti di mancarmi.
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Nayt, lucido e combattivo: frittura di pesce
Con Prima che Nayt conferma il suo modo di scrivere affilato, pieno di contrasti, dove convivono durezza e momenti più esposti. Lo associamo alla frittura di pesce, che restituisce la stessa sensazione: immediata, concreta, senza mediazioni, con un carattere che arriva subito e non ha bisogno di essere spiegato. La realtà non si vede/Finché tu non mi vedi/Finché io non ci vedo te (te)
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Patty Pravo, una regina senza tempo: pizza
Non si può che associare Patty Pravo alla pizza: con Opera, questa regina delle note lascia tutti senza fiato. La Pravo occupa un posto unico nella musica italiana, con un carisma che attraversa le epoche e resta sempre centrale, proprio come la pizza, che non perde mai la sua forza simbolica. La sua presenza è autorevole, storica e inconfondibile, capace di imporsi con naturalezza senza appartenere a una sola stagione. Cantami ancora il presente/Nella vanità, io sono Musa, colore tagliente e poi Opera, l’Opera.
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Raf, elegante e intramontabile: gnocco fritto
Diciamolo: Raf ha attraversato decenni restando sempre riconoscibile e Ora e per sempre, con cui gareggia al Festival di Sanremo conferma uno stile pulito e un’identità precisa che non ha mai inseguito le mode. Lo gnocco fritto rappresenta la stessa continuità: solido, amato da generazioni diverse e legato a una tradizione che continua a essere attuale senza bisogno di cambiare natura. Noi non saremo parte di questa follia/Stringimi forte quando il sole sorgerà/Insieme ci troverà ci troverà
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Sal Da Vinci, passionale e mediterraneo: spaghetti allo scoglio
Il suo stile è sempre lo stesso ed è una di quelle certezze che non annoia ma che anzi rassicura, coccola: Sal Da Vinci porta a Sanremo, con Per sempre sì una vocalità ampia, solare, profondamente legata all’immaginario napoletano e al racconto dei sentimenti vissuti fino in fondo. Possiamo associarlo agli spaghetti allo scoglio, che restituiscono la stessa ricchezza e lo stesso respiro di mare, con un carattere generoso e popolare che arriva subito al cuore. Un semplice sì/L’eternità è dentro una parola/Saremo io e te/Per sempre.
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Samurai Jay, giocoso e ritmato: zeppole
Con Ossessione Samurai Jay costruisce ha portato all'Ariston un’attitudine urban pop che invita al movimento, oltre che note d'ispirazione raggaeton. I suoi brani si muovono su energia e vigore, per questo l'associazione culinaria è quella con le zeppole, che restituiscono la stessa sensazione festosa, immediata e spensierata, legata al piacere e al divertimento condiviso. Sarà strano ma ti sento addosso/Come un’ossessione stanotte ritorni qui/Al centro delle mie fantasie.
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Sayf, ironico e selvaggio: pappardelle al cinghiale
Anche a Sanremo 2026, grazie alla sua Tu mi piaci tanto, Sayf unisce un'attitudine istintiva a un’ironia tagliente, con un modo di stare sul palco che alterna aggressività e gioco. Le pappardelle al cinghiale richiamano la stessa dimensione ruvida e indomita, legata a qualcosa di primordiale, ma con una consapevolezza che gli permette di non prendersi mai fino in fondo sul serio. Su una macchina che scheggia/E non mi vedrai alla finestra/A farti una serenata/Perché il mondo non si ferma.
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Serena Brancale, intensa e sorprendente: parmigiana di melanzane
La cantante quest’anno ha mostrato un lato più esposto e carico emotivamente con Qui con me, testo che ha messo in primo piano profondità e interpretazione, andando oltre il suo stile più giocoso e ritmico. La parmigiana di melanzane rappresenta bene questa evoluzione, perché unisce energia e sostanza, rivelando una parte più calda e coinvolgente che resta a lungo. E se ti portassi via da quelle stelle/Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle/Scalerei la terra e il cielo/Anche l’universo intero/Per averti ancora qui con me.
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Tommaso Paradiso, nostalgico e cinematografico: brasato
Con la sua I romantici Tommaso Paradiso non si smentisce: mette al centro l’amore e i sentimenti in modo diretto, con un trasporto emotivo pieno e senza distacco, lasciando spazio alla partecipazione e al coinvolgimento. Ecco perché lo associamo al brasato, che richiama la stessa dimensione lenta e densa, legata al tempo, alla memoria e a un’emozione che si costruisce senza fretta. Ti prego non girarti quando scendo le scale/Che sarebbe stupendo non rovinare tutto/Posso portarti più in alto, più in alto, più in alto/Come hai fatto tu.
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Tommaso Paradiso, nostalgico e cinematografico: brasato
Con la sua I romantici Tommaso Paradiso non si smentisce: mette al centro l’amore e i sentimenti in modo diretto, con un trasporto emotivo pieno e senza distacco, lasciando spazio alla partecipazione e al coinvolgimento. Ecco perché lo associamo al brasato, che richiama la stessa dimensione lenta e densa, legata al tempo, alla memoria e a un’emozione che si costruisce senza fretta. Ti prego non girarti quando scendo le scale/Che sarebbe stupendo non rovinare tutto/Posso portarti più in alto, più in alto, più in alto/Come hai fatto tu.