Sembrano sanguinare davvero: le blood clams, vongole controverse (e rischiose)
Sono potenzialmente letali, eppure le blood clams sono considerate una prelibatezza in diverse zone del mondo e il loro consumo non è vietato.

- Le blood clams sono vongole dal colore rosso intenso, dovuto all’emoglobina, apprezzate in Asia ma vietate in gran parte del mondo.
- Il consumo crudo espone a rischi elevati perché questi bivalvi accumulano virus e batteri vivendo in acque poco pulite e poco ossigenate.
- Tra i pericoli segnalati figurano epatite A, Escherichia coli e tifo, mentre la cottura riduce solo in parte la minaccia.
Pochi, almeno in Italia, hanno avuto la fortuna (o la sfortuna) di assaggiare le blood clams, vongole a dir poco particolari che sembrano sanguinare. Non è solo apparenza: il colore rosso è dato proprio dall’emoglobina, proteina di cui sono ricche.
Cosa sono le blood clams
Chiamate anche telline di sangue, le blood clams appartengono alla famiglia degli Arcidae e sono considerate uno dei cibi più pericolosi al mondo. Presenti nel Golfo del Messico e in alcune parti dell’Atlantico e del Pacifico, queste vongole hanno un aspetto a dir poco singolare. A differenza di quelle che siamo abituati a mangiare in Italia e in altre parti del globo, hanno la polpa rossa.
Ma, non è solo il colorito a renderle particolari. Basta guardarle per capirlo: dal loro guscio sembra che fuoriesca sangue. Solo apparenza? Non proprio, visto che il rosso è dato proprio dall’emoglobina, proteina di cui sono ricche.
Le blood clams sono tipiche soprattutto del Sud-Est Asiatico, dove vengono considerate una vera e propria prelibatezza. Tuttavia, visto che il loro consumo non è così sicuro, anzi, non lo è per niente, l’importazione è vietata in gran parte del mondo.
Piatto con blood clams, celebri vongole di sangue
Come si mangiano e che sapore hanno
In Asia, le telline di sangue si consumano principalmente crude, al massimo, come avviene a Shanghai, appena scottate. Quanti hanno avuto la fortuna di assaggiarle e non stare male per almeno due-tre giorni (se non una settimana e più) riferiscono che il loro sapore è simile a quello delle geoduck, celebri vongole giganti scavatrici dell’oceano.
È proprio il loro consumo crudo, come avviene con tanti altri cibi che si mangiano ‘al naturale’, a rappresentare un rischio per i consumatori. Questo perché, rispetto ad altri bivalvi, le blood clams trattengono e accumulano cariche virali e batteriche elevatissime.
Perché sono pericolose?
Sicuramente, le blood clams hanno un gusto particolare, magari ottimo, ma forse non vale la pena mettere a rischio la propria salute per un peccato di gola. La loro pericolosità, è bene sottolinearlo, non è legata alla ricchezza di emoglobina, la stessa proteina che colora di rosso il nostro sangue, ma dalla loro ‘natura’ e dall’habitat.
Così come altri bivalvi, le vongole rosse si nutrono filtrando i nutrienti dall’ambiente e, visto che crescono in acque poco pulite e, soprattutto, poco ossigenate, il loro consumo espone a gravi pericoli. Si rischia, ad esempio, di contrarre l’epatite A, malattia che si diffonde attraverso le feci e può contaminare le acque. Non a caso, in Asia sono stati spesso segnalati focolai legati al consumo di blood clams (a Shanghai, nel 1988, si registrarono centinaia di migliaia di persone infettate). Oppure, si potrebbe contrarre l’Escherichia Coli e, addirittura, il tifo.
Insomma, queste telline saranno anche buonissime, ma restano un ricettacolo di tossine dannose, batteri e virus. A meno che, come sottolinea l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, si scelga di non mangiarle crude: solo una cottura accurata e prolungata (almeno a 100°C per diversi minuti dopo l’apertura delle valve) può ridurre gran parte dei rischi microbiologici. Tuttavia, è doveroso evidenziare che, anche in questo modo, il pericolo legato a tossine o ambienti altamente inquinati resta notevole.
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