Seguici

Mangiare un embrione: il balut, un piatto che continua a far discutere e divide il mondo

Il balut è un uovo fecondato, con all'interno un embrione quasi del tutto formato: purtroppo il suo consumo è legale e per parecchie persone è una prelibatezza.

Uovo balut, con embrione di anatra fecondato 123rf
Uovo balut, con embrione di anatra fecondato

Se vi trovate nelle Filippine, in Cambogia o in Vietnam e vi offrono il balut, sappiate che state per ingerire un uovo fecondato, con l’embrione ben visibile e già formato al suo interno. Per molti, specialmente per le popolazioni locali, si tratta di una vera prelibatezza, ma per tanti, tanti altri è un’usanza raccapricciante e inaccettabile.

Cos’è il balut, l’uovo con l’embrione

All’apparenza, il balut è pressoché identico all’uovo sodo che siamo abituati a consumare anche in Italia. Le differenze, però, ci sono e non sono nemmeno trascurabili. Tralasciando il gusto e la consistenza, è la sorpresa a essere scioccante: al suo interno c’è un embrione fecondato. Ma, prima di sparare sentenze, capiamo meglio cos’è.

Tipico delle Filippine, ma diffuso pure in Cambogia e Vietnam, il balut è un uovo di anatra o gallina fecondato. Pertanto, al momento del consumo, al suo interno si trova un pulcino parzialmente sviluppato. Ciò è possibile perché, prima di essere cucinato, viene incubato per un periodo che va dai 14 ai 21 giorni, a seconda della tradizione gastronomica locale.

Per essere chiari, a differenza del nostro uovo sodo in cui addentiamo un tuorlo, in questo si morde un embrione di anatra o gallina, con tanto di ossa, piume e becco quasi del tutto formati. Non stupisce, quindi, che questo cibo sia entrato nella classifica delle abitudini culinarie più strane del mondo.

Spiedini di balut in vendita in un mercato filippino 123rf

Spiedini di balut in vendita in un mercato filippino

Come si mangia?

Nelle Filippine, Paese in cui è maggiormente diffuso ed è riconosciuto come piatto nazionale, il balut viene tranquillamente venduto come street food. Generalmente, si mangia bollito, direttamente dal guscio, con sale e aceto. Ma, vale la pena essere più chiari, anche perché il consumo è quasi un rito, anch’esso raccapricciante.

Dopo averlo bollito in acqua e sale o cotto al vapore, si deve spaccare delicatamente il guscio e bere il brodo amniotico all’interno. Poi, si allarga un po’ l’apertura, si aggiunge un pizzico di sale grosso e si mangia l’embrione. Volendo, come condimento si può usare pure l’aceto speziato con peperoncino e cipolla, o succo di lime e pepe macinato come avviene in Cambogia.

In alcune zone, il balut viene anche grigliato o addirittura fritto. A prescindere dalla cottura, la consistenza non cambia così tanto. Bisogna considerare che le ossa dell’embrione sono morbide, quindi possono essere masticate e inghiottite. Ovviamente, maggiore è il periodo di incubazione e più gommose saranno le articolazioni. Questo vale anche per l’albume.

Il sapore

Veniamo al sapore del balut. A detta di quanti lo hanno assaggiato, il gusto è pressoché identico a quello delle nostre uova sode, ma con un retrogusto di brodo d’anatra. Nello specifico, l’albume è molliccio, il tuorlo più cremoso e la carne dell’embrione simile a quella del pollo.

C’è da dire che questa esperienza gustativa non lascia mai indifferenti: o viene descritta come molto gradevole, oppure come assolutamente disgusta. A prescindere dal palato, resta un uovo e come tale è ricco di proteine essenziali, ferro, calcio, vitamine A e B12 e acidi grassi sani.

La questione etica

Il balut può piacere o meno, ma nessuno, almeno tra gli occidentali, può negare quanto sia raccapricciante questa tradizione culinaria. Per filippini, cambogiani & Co. può anche avere un significato culturale importante, ma si parla sempre di un embrione, che viene bollito quando già formato.

Davvero, nel 2026, si può giustificare una simile crudeltà con senso di comunità o con la connessione culturale? Sfidiamo chiunque a giudicare gustoso o invitante un pulcino, con il suo corpicino ben visibile. Per non parlare della sofferenza dei piccoli volatili che, come dimostrano diversi studi scientifici, avendo raggiunto la quasi totalità del loro periodo di incubazione percepiscono benissimo il dolore.

Ricordiamo, infatti, che in questa pratica il benessere animale non viene assolutamente considerato, visto che il pulcino viene ucciso vivo, semplicemente bollendolo. Non che nei macelli o negli allevamenti intensivi la situazione sia diversa, ma almeno c’è lo stordimento obbligatorio, una parvenza di rispetto che, prima o poi, speriamo si trasformi in altro.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963