Yuka, l'app che boccia le eccellenze italiane con lo stesso algoritmo del Nutriscore
Bocciati Parmigiano e Prosciutto di Parma. Governo, Federalimentare e Confagricoltura insorgono contro l'app francese.

Mortadella Bologna IGP: 0 su 100. Bresaola della Valtellina IGP: 7. Parmigiano Reggiano: 32. Aceto Balsamico di Modena: 20, classificato come troppo dolce e di salubrità scarsa. Sono i punteggi che Yuka, app francese disponibile in 12 Paesi, assegna ad alcune delle più note eccellenze agroalimentari italiane.
I voti hanno riacceso il dibattito su uno strumento che conta 80 milioni di utenti nel mondo, 8 milioni solo in Italia, che secondo le associazioni di categoria e ora anche la politica, fornisce ai consumatori informazioni sistematicamente fuorvianti. Una polemica che si inserisce nel più ampio quadro della lotta al Nutriscore, l’etichetta a semaforo per rendere la spesa dei consumatori più consapevole e contrastare l’incidenza di malattie cardiovascolari, tumori e obesità.
- Come funziona l'algoritmo e perché non va condannato a priori
- Interrogazione parlamentare e reazioni istituzionali
- Il Nutriscore in Europa: fermo al palo
Come funziona l’algoritmo e perché non va condannato a priori
Il meccanismo alla base di Yuka ricalca proprio quello della contestata etichetta. Entrambi i sistemi valutano la salubrità di un alimento in base al contenuto di grassi, sale e zuccheri calcolato su una porzione standard di 100 grammi, indipendentemente da come quel prodotto viene realmente consumato nella dieta quotidiana.
Il caso didattico è l’olio extravergine d’oliva: su 100 grammi mostra un elevato contenuto di grassi, ma nessuno ne versa una simile quantità su un’insalata. Lo stesso vale per il sale del Parmigiano, valutato su una porzione che nessuno mangia in una volta sola, o per gli zuccheri dell’Aceto Balsamico, che in cucina si usa a gocce. Il Prosciutto di Parma, il salume più amato dagli italiani, viene penalizzato per il sodio con un voto di 31/100, il San Daniele ottiene 33. L’app non è autorizzata da alcuna autorità sanitaria, né italiana né europea.
Obiezioni simili, non a caso, erano state avanzate nei confronti del Nutriscore in passato. Il comitato scientifico che aveva elaborato il sistema respinse le accuse sostenendo che la porzione standard fosse la più funzionale. Non si può prevedere la quantità di un alimento che ogni consumatore, in base ai suoi gusti e abitudini, consumerà effettivamente. In altri termini, l’obiettivo è quello di informare i cittadini sui rischi di assunzioni eccessive e di educare alla moderazione, non di mettere al bando alcuni prodotti. Forse sarebbe più opportuno spiegare questo, invece di insorgere.
Interrogazione parlamentare e reazioni istituzionali
Il presidente della Commissione Agricoltura della Camera Mirco Carloni (Lega) ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri Lollobrigida, Urso e Schillaci, denunciando il rischio di concorrenza sleale verso il Made in Italy. Il ministro Lollobrigida ha riconosciuto che l’algoritmo è sbagliato, Federalimentare parla di informazioni fuorvianti e assolutistiche.
Non è la prima volta che Yuka finisce nel mirino delle istituzioni italiane: nel 2022 Confagricoltura aveva già presentato un esposto all’AGCM, che aveva rilevato criticità sul carattere semplicistico dei giudizi e aveva chiuso il procedimento con un impegno formale di Yuka a modificare l’app. Le imprese del settore ritengono che quegli impegni non siano stati rispettati.
Il Nutriscore in Europa: fermo al palo
La vicenda del Nutriscore si trascina da anni a Bruxelles, che ormai sembra aver accantonato del tutto l’iniziativa. Nel 2020, nell’ambito del programma Farm to Fork, l’UE si era impegnata ad adottare un sistema armonizzato di etichettatura nutrizionale fronte-pacco entro la fine del 2022. L’obiettivo era estendere il Nutriscore — già adottato volontariamente da Francia, Spagna, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Svizzera — a tutti i Paesi membri. La scadenza è stata prima rinviata, poi congelata a causa delle pressioni dell’industria.
L’Italia è stata tra i principali oppositori del sistema, promuovendo in alternativa il NutrInform Battery, un’etichetta basata sulle quantità di riferimento giornaliere che non ha trovato consenso scientifico né adozione diffusa tra i produttori. La mancata decisione europea lascia un vuoto che strumenti privati e assolutamente perfezionabili come Yuka tendono, nel bene e nel male, a riempire.

















