Seguici

Il prezzo del pane torna a far paura: perché in Europa cresce il timore di rivolte?

A causa dell'instabilità geopolitica, si torna a parlare di rivolte del pane: in Europa, Italia compresa, la situazione si fa sempre più delicata.

Donna che sceglie pane al supermercato 123rf
Donna che sceglie pane al supermercato

Parlare oggi di rivolte del pane sembra assurdo, eppure basta accendere la tv o aprire i social per rendersi conto dell’instabilità geopolitica in cui siamo immersi. Le guerre, che fino a qualche tempo fa sembravano barbarie del passato, sono tornate a essere argomento del giorno e con esse le vite spezzate e i prezzi alle stelle.

Le fragilità del sistema di approvvigionamento alimentare

Da qualche anno a questa parte (negli ultimi giorni come non mai a causa dei colpi di testa di Donald Trump), si è tornati a parlare di guerra e di tutte le sue conseguenze. Anche se gli esperti sostengono che sia troppo presto per parlare di ripercussioni sull’economia della popolazione mondiale, i primi ‘effetti collaterali’ sono già visibili. Ed è proprio in questo scenario che le cosiddette rivolte del pane tornano ad aleggiare.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Sustainability, intitolato Potential Pathways and Solutions to Acute Food System Crisis in the UK, le fragilità del sistema di approvvigionamento alimentare ci sono e, alla luce di quanto sta accadendo nel mondo, è impossibile far finta che non esistano. Anche se la ricerca si riferisce al Regno Unito, possiamo tranquillamente ammettere che le loro falle sono comuni ad altri Paesi europei, Italia compresa.

Lo studio evidenzia che l’80% degli esperti dichiara che le violenze su larga scala causate da una crisi alimentare sono possibili nei prossimi 50 anni, con il 40% che ritiene possano verificarsi entro il prossimo decennio. Queste tempistiche, è bene sottolinearlo, sono state ipotizzate partendo da fatti che si sono già verificati in UK, come l’attacco informatico subito da alcuni supermercati che, oltre al furto dei dati sensibili dei clienti, ha portato a un mancata fornitura di cibo.

La possibilità di avere scaffali vuoti, però, non è l’unica falla del sistema di approvvigionamento alimentare. Probabilmente, quella più grande è legata ai prezzi che, durante le crisi, vanno alle stelle e potrebbero provocare rivolte sociali.

Supermercato con scaffali semivuoti 123rf

Supermercato con scaffali semivuoti

Dal costo del cibo alle rivolte per il pane

La guerra in Ucraina, così come analizzato anche dallo studio britannico, ha causato un aumento non indifferente del costo del cibo. Basta andare a fare spesa per rendersene conto: dal caffè al lievito, passando per il cacao. I prezzi di alcuni prodotti sono addirittura raddoppiati rispetto al pre-Covid.

È indubbio, quindi, che gli eventi politici internazionali siano una delle cause principali di una crisi alimentare. A questa bisogna aggiungere i cambiamenti climatici, oggi sempre più frequenti. Ma, soffermiamoci sul cibo. Sappiamo, ad esempio, che la produzione cerealicola è concentrata nei cosiddetti "granai del mondo", ossia Stati Uniti, Brasile e Russia. Se, per i problemi più disparati, questi Paesi dovessero interrompere o ridurre le forniture, cosa accadrebbe?

Come se non bastasse, il passaggio attraverso il Canale di Suez è fondamentale per garantire l’approvvigionamento, ma questa zona è stata e continua a essere estremamente vulnerabile. A questo punto, tralasciando la situazione britannica, una domanda sorge spontanea: l’Italia riuscirebbe ad autosostenersi? Basta tornare indietro negli anni per rendersi conto che l’autarchia ha ridotto la popolazione alla fame.

Ed ecco il motivo per cui si torna a parlare di rivolte del pane. Cosa fare, allora, per evitare sommosse popolari? Lo studio fornisce alcuni consigli "pratici" più o meno fattibili, ma sicuramente non attuabili a stretto giro. Nello specifico, si suggerisce di: costruire scorte alimentari; promuovere diete a base di prodotti locali e incentivare la produzione alimentare interna; collaborare tra i vari ministeri per potenziare le politiche estere, energetiche e alimentari; istituire una sicurezza energetica interna data dalle fonti rinnovabili; incrementare la cybersicurezza e promuovere politiche di ridistribuzione.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963