Pasta cotta senza pentola e senza scolapasta: la ricetta inglese fa discutere
Sarah Rossi, food blogger inglese, ha lanciato una tecnica culinaria 'innovativa': cuocere la pasta senza pentola. Per noi italiani è un insulto.

Per noi italiani, la pastasciutta è una cosa seria. Può essere anche un semplice spaghetto aglio, olio e peperoncino, oppure un’arrabbiata "sciué sciué", ma deve essere fatta a regola d’arte. Ecco perché la trovata di una food blogger inglese, che propone di cuocere la pasta senza pentola, ci ha fatto saltare dalla sedia, provocando prima curiosità e poi un mix tra disgusto e rabbia.
- Pasta senza pentola: l'idea di Sarah Rossi
- Come si cuoce la pasta senza pentola?
- Un omicidio da tanti like
Pasta senza pentola: l’idea di Sarah Rossi
Se fino a oggi avete lessato la pasta in pentola, non avete sbagliato nulla. Poi, se volete uccidere la cucina italiana, gustando una pastasciutta collosa e brodosa, potete sempre seguire il consiglio della food blogger inglese Sarah Rossi. Dal suo nome ipotizziamo che abbia origini italiane, ma vista l’ultima idea geniale lanciata sul sito Taming Twins e ripresa da quotidiani autorevoli come il Mirror, viene spontaneo pensare che della nostra cultura le sia rimasto ben poco. Altrimenti, non avrebbe mai suggerito di cuocere la pasta senza pentola.
A suo dire, lessando la pasta in modo tradizionale si perde troppo tempo, quindi perché farlo quando esiste "un’alternativa più semplice, veloce e facile"? Non si risparmia solo qualche minuto, ma si ottiene anche "una cena deliziosa" e, ciliegina sulla torta, si hanno "meno piatti da lavare". Ma qual è questa tecnica ‘innovativa’ che la Rossi ha ideato per i suoi seguaci? Tenetevi forte, perché siamo pronti a scommettere che pure la vostra reazione sarà un mix tra disgusto e rabbia.
Spaghetti crudi in pentola con tutti gli ingredienti per il sugo
Come si cuoce la pasta senza pentola?
Avete presente la tecnica che usate per fare un buon risotto? Bene, la pasta senza pentola di Sarah si cuoce esattamente allo stesso modo. Per avere un coccolone definitivo, vale la pena leggere il procedimento suggerito dalla food blogger:
"Prendete una padella con coperchio e aggiungete gli spaghetti, i pomodori pelati, la cipolla, l’aglio, l’olio d’oliva, il pesto, il sale, il pepe e il brodo. Mettete il coperchio e cuocete a fuoco medio per circa 10 minuti, finché la pasta non sarà quasi cotta. Aggiungete i pomodorini e continuate la cottura per altri tre o quattro minuti, finché la pasta non sarà completamente al dente e i pomodorini ben cotti. Dividete il composto in ciotole, cospargete con il parmigiano grattugiato e servite".
Sul fatto che gli spaghetti siano "al dente" abbiamo qualche dubbio, ma anche sul resto del procedimento ci sarebbero molte, moltissime cose da dire. Considerando che per lessare la pasta ci vogliono al massimo 14/15 minuti (pochi formati arrivano a 18 minuti) e che oggi, con i piani cottura a induzione, l’acqua bolle in men che non si dica, davvero vogliamo uccidere la pastasciutta in questo modo?
Un omicidio da tanti like
Un food blogger non è uno chef stellato, ma il fatto che spacci questa metodologia come "un’alternativa più semplice, veloce e facile" ci fa arrabbiare. E ci fa arrabbiare ancora di più il Mirror che, pur essendo una fonte autorevole, sponsorizza così il piatto: "In genere la pasta non richiede molto tempo di cottura, ma se si scalda prima l’acqua in una pentola, i tempi possono allungarsi leggermente. Per questo motivo, gli esperti consigliano di abbandonare questo metodo a favore di un’alternativa più rapida".
No, non sono gli "esperti" a consigliare questa pasta brodosa e collosa, ma una food blogger che, a quanto pare, di cucina italiana, Patrimonio Unesco, ne sa ben poco. Poi, dire che seguendo il suo metodo si ottiene "un piatto completo degno di un ristorante" è una balla colossale. Nemmeno il programma Cucine da Incubo è arrivato a tanto. Tuttavia, la ricetta di Sarah ha riscosso una gran quantità di like, con tanto di commenti entusiasti di persone pronte a replicare la preparazione. Solo un dato ci riempie di orgoglio: tra gli utenti non ci sono italiani. Se ci fossero stati, forse, avremmo definitivamente perso le speranze in un futuro migliore.
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