Non solo nei campi: quando, perché e come il papavero può finire nel piatto
In cucina, anche se molti non lo immaginano, il papavero trova largo impiego: dalle ricette salate a quelle dolci, passando per le bevande e gli sciroppi.

Siamo abituati ad associare il papavero a una sostanza oppioide, una droga, ma gli usi che se ne possono fare in cucina sono davvero tanti. E no, non ci riferiamo solo ai semi, di cui il consumo è noto a tutti, ma anche ai fiori, alle foglie, ai fusti e ai germogli. Ovviamente, prima di inserirli nella dieta è bene conoscere le controindicazioni.
Quanti papaveri esistono?
Appartenente alla famiglia delle Papaveraceae, il papavero è una pianta che siamo abituati a riconoscere fin da bambini. Con il suo inconfondibile fiore rosso (che se può essere pure rosa, bianco o viola), cresce spontanea in tutti i prati, a patto che non vengano utilizzati diserbanti per proteggere eventuali coltivazioni presenti sullo stesso terreno.
Anche se possono sembrare tutti uguali, in natura esistono circa 70 specie diverse di papavero, ma in Italia sono spontanee ‘solo’ 12. Di queste, per l’uso in cucina si consumano soprattutto: papaver orientale per i semi e il Papaver rhoeas o rosolaccio, meglio conosciuto con il nome comune papavero dei prati. Quest’ultimo è l’unico che si mangia nella sua interezza, almeno nel Belpaese.
Ovviamente, ogni parte della pianta – dai fiori alle foglie, passando per i petali – trovano impieghi culinari differenti. Prodotti di panificazione, zuppe, risotti, torte e addirittura ripieno della pasta fresca: sono davvero tante le ricette che si possono realizzare con quel papavero che, probabilmente, non avete mai considerato un vero e proprio cibo.
Squisito pan brioche con marmellata e semi di papavero
Come si usa in cucina
È facilissimo riconoscere il papavero, ma forse è bene ricordare che si raccoglie solo tra maggio e giugno. Per gli usi in cucina, è preferibile scegliere le piante più giovani e tenere, soprattutto se intendete consumarle a crudo, in insalata, con la semplice aggiunta di olio, limone e sale. Volendo, si può anche aggiungere alla cosiddetta "misticanza", composta da un mix di erbe spontanee di campo.
Le foglie più mature, invece, si possono lessare per cinque minuti, buttando l’acqua di cottura che è amarissima, e usare per tante ricette. Non preoccupatevi del lattice bianco di sapore sgradevole che fuoriesce dalla pianta cruda: scompare con la cottura. Dopo averle bollite in acqua, potete usarle per insaporire zuppe e minestre, oppure ripassarle in padella con olio, aglio e peperoncino come se fosse cicoria.
E ancora, potete stufarle insieme alle patate, i pomodori e le olive, oppure usarle a mo’ di spinaci in sformati, lasagne, torte salate, frittate e omelette. Insomma, qualunque ricetta vi venga in mente è perfetta. Per quanto riguarda i semi, invece, sono fantastici come insaporitori di pane e dolci, o usarli per ricavare un olio per condire l’insalata.
Non dimenticate i petali che, oltre a essere utilizzati come guarnizioni dei piatti, sono perfetti per colorare in modo naturale bevande e sciroppi. È bene ricordare che quest’ultimo uso, è utile per calmare la tosse, l’insonnia e l’eccitazione nervosa.
Le controindicazioni
Il consumo del papavero comune non presenta grandi controindicazioni, ma, come per tutti gli altri alimenti, è consigliato non esagerare con le dosi. Quantità eccessive potrebbero causare: nausea, vomito e una leggera febbre. Attenzione anche ai semi, che non vanno mai mangiati in porzioni quotidiane superiori a 8/9 grammi (uno o due cucchiaini) perché, oltre a essere particolarmente calorici, potrebbero essere stati contaminati da alcaloidi durante la raccolta della pianta. Niente di preoccupante, sia chiaro, ma se doveste fare le analisi del sangue potreste risultare positivi agli oppiacei.
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