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Gli ingredienti estremi di Masterchef: dal miso akadashi al carolina reaper

Umami profondo, acidità estrema, piccante assoluto e odori penetranti: questi ingredienti mettono alla prova tecnica ed equilibrio, trasformando l’eccesso in espressione

Masterchef, sfide Sky Press Kit

La penultima puntata di Masterchef Italia ha portato dei sapori davvero estremi in masterclass: i sei concorrenti rimasti in gara, di fronte a Antonino Cannavacciolo, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli hanno assaggiato degli ingredienti che portano ai massimi livelli l’umami, l’aspro, il dolce, l’amaro, il piccante e il pungente.

Alcuni sono noti, altri lo sono decisamente meno. Ma quali sono le loro caratteristiche e come si mangiano?

La lista degli ingredienti

I concorrenti di Masterchef si sono, per la precisione, trovati di fronte a sei ingredienti sospesi su dei vassoi. Si trattava di:

  • Miso Akadashi: il più umami. Una varietà di miso giapponese molto scura e intensa, ottenuta dalla fermentazione prolungata della soia, spesso con aggiunta di miso di orzo. Ha un sapore estremamente sapido, profondo e quasi affumicato, con una persistenza molto lunga in bocca. È considerato uno dei miso più forti e meno dolci.
  • Prugne Umeboshi: il più aspro. Sono prugne giapponesi fermentate e conservate sotto sale, poi essiccate. Il gusto è estremamente acido e salato insieme, con una potenza che può risultare quasi aggressiva al primo assaggio. Vengono usate in piccole quantità proprio per la loro intensità.
  • Bitter Melon o zucca amara: il più amaro. È un ortaggio tropicale dall’aspetto rugoso e dal sapore marcatamente amaro, tra i più intensi esistenti in natura. L’amaro è persistente, netto e dominante, tanto da risultare difficile da apprezzare per chi non è abituato. È molto usato nelle cucine asiatiche.
  • Concentrato di Monk Fruit: il più dolce. È un dolcificante naturale estratto dal frutto del monaco, con un potere dolcificante centinaia di volte superiore allo zucchero. Il sapore è estremamente dolce, quasi eccessivo, con una sensazione intensa e persistente anche in quantità minime.
  • Carolina Riper: il più piccante. Anzi, è uno dei peperoncini più piccanti al mondo. Il piccante è estremo, immediato e crescente, con una sensazione di bruciore molto forte che può durare diversi minuti. Il dolore supera spesso la percezione del sapore stesso.
  • Epoisess: il più pungente. È un formaggio francese a latte vaccino lavato con acquavite durante la stagionatura. Ha un odore estremamente pungente, penetrante e persistente, mentre il sapore è cremoso ma molto intenso, con note animali e fermentate molto pronunciate.

L’obiettivo? Era cercare di domarne uno.

Come si "domano"?

Ingredienti così estremi non si eliminano, si governano: il loro carattere resta, ma può essere accompagnato, diluito o bilanciato. La tecnica consiste nel creare un contesto che li renda leggibili, non nel tentativo di renderli innocui.

  • Miso Akadashi: si diluisce in brodi leggeri come dashi o acqua, evitando la bollitura, e si abbina a tofu o alghe che ne assorbono la sapidità;
  • Prugne Umeboshi: si usa in piccole quantità, spesso schiacciata nel riso o stemperata in salse, così che acidità e sale si distribuiscano senza dominare;
  • Bitter Melon: si affetta sottile e si sala prima della cottura per attenuare l’amaro, poi si combina con ingredienti grassi o uova che lo rendono più equilibrato;
  • Concentrato di Monk Fruit: si dosa in quantità minime e si mescola ad altri ingredienti neutri per evitare un dolce eccessivo e persistente;
  • Carolina Reaper: si utilizza in microdosi, spesso privato dei semi e diluito in salse, dove il piccante si diffonde senza diventare ingestibile;
  • Epoisses: si serve a temperatura ambiente in porzioni contenute, accompagnato da pane o elementi dolci che ne contrastano l’intensità aromatica.

Il punto non è togliere forza, ma trasformarla in una presenza controllata. Quando trovano il loro equilibrio, questi ingredienti smettono di essere una sfida e diventano uno strumento espressivo preciso.

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