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L’altro Spritz italiano è nato tra le montagne e ora fa impazzire New York

Nato in Alto Adige e diventato popolare anche nei locali di New York, l’Hugo Spritz unisce Prosecco, sambuco, menta e lime in un aperitivo fresco e floreale

Uno Hugo Spritz IStock
  • L'Hugo Spritz è un aperitivo nato in Alto Adige che ha conquistato Europa e Stati Uniti grazie al profilo floreale e alla presentazione scenica.
  • La ricetta moderna usa liquore ai fiori di sambuco, Prosecco e soda con menta e lime, preparata in calice freddo per preservare le bollicine.
  • Il drink piace per il basso tenore alcolico, l'estetica fotogenica e la versatilità: esistono molte varianti che reinterpretano lo Spritz classico.

C’è un gesto che scandisce le sere d’estate italiane (e non solo): il calice arancione dell’Aperol Spritz che arriva al tavolo, il ghiaccio che tintinna, la fetta d’arancia appoggiata sul bordo. Un rito collettivo che va in scena ogni giorno, dai bacari veneziani ai lidi della Costiera. Eppure quel rito ha una variante meno conosciuta, nata tra le montagne dell’Alto Adige: lo Hugo Spritz.

Il suo inventore, pare, aveva pensato prima di chiamarlo Otto, poi cambiò idea all’ultimo momento. Oggi quel cocktail ai fiori di sambuco ha attraversato l’oceano: il New York Times gli ha dedicato un approfondimento, raccontando come sia diventato uno dei drink più ordinati nei locali americani.

Cosa dice il New York Times?

Il quotidiano americano racconta un fenomeno in piena espansione: nei cocktail bar di New York l’Hugo Spritz compare ormai su un tavolo dopo l’altro, tanto che alcuni bartender parlano di weekend interi passati a prepararne uno dietro l’altro. Tra le voci raccolte c’è quella di Daniel Pride, secondo cui il drink ha un vantaggio competitivo che si nota a distanza: quando attraversa la sala nel suo grande calice, con la menta fresca e la fetta di lime, difficilmente passa inosservato.

Il pezzo va oltre la cronaca delle ordinazioni e prova a leggere il fenomeno. Secondo i professionisti interpellati, il successo dell’Hugo racconta un cambiamento nei gusti dei clienti americani, sempre più orientati verso cocktail freschi, poco alcolici e dall’estetica curata. Una tendenza che premia i drink capaci di funzionare anche davanti all’obiettivo di uno smartphone, prima ancora che al palato.

C’è poi la dimensione culturale. Edoardo Mantelli, titolare del Saraghina Caffè di Brooklyn, collega il cocktail alla tradizione alpina dei liquori casalinghi a base di fiori ed erbe spontanee: nelle vallate di montagna molte famiglie li preparavano in casa, e sono proprio quelle ricette tramandate a rappresentare gli antenati diretti dell’Hugo.

Quando è nato lo Hugo Spritz?

La storia comincia nei primi anni Duemila a Naturno, in provincia di Bolzano. Dietro il bancone del suo locale, il bartender Roland Gruber cercava un aperitivo alternativo allo Spritz veneto, qualcosa di più fresco e meno amaro. La prima versione prevedeva un cordiale alla melissa, erba aromatica diffusa nelle vallate altoatesine e da sempre utilizzata nella liquoristica di montagna.

Il nome, come anticipato, è frutto del caso. Gruber aveva pensato inizialmente a Otto, appellativo diffuso nell’area di lingua tedesca, poi ripiegò su Hugo senza una ragione particolare. Una scelta improvvisata che si è rivelata azzeccata: breve, memorabile, facile da pronunciare in qualsiasi lingua. Requisiti perfetti per un drink destinato a viaggiare.

Con l’arrivo sul mercato del liquore ai fiori di sambuco St-Germain, la ricetta si è evoluta nella formula attuale, più semplice da replicare rispetto all’originale alla melissa. Da lì il cocktail ha conquistato prima l’Alto Adige, poi Austria e Germania, fino a diventare un classico degli aperitivi europei e, oggi, una presenza fissa anche nei locali statunitensi.

La ricetta

Per preparare un Hugo Spritz a regola d’arte servono pochi ingredienti:

  • 90 ml di Prosecco
  • 60 ml di liquore ai fiori di sambuco
  • 30 ml di acqua frizzante o soda
  • ghiaccio abbondante
  • 5-6 foglie di menta fresca
  • una fetta di lime

Riempite un grande calice da vino con il ghiaccio, versate il liquore ai fiori di sambuco, aggiungete il Prosecco e completate con la soda. Le foglie di menta vanno strofinate tra le mani per liberarne gli oli essenziali, senza pestarle, e poi adagiate nel bicchiere. Una fetta di lime a guarnire e il cocktail è pronto da servire.

Qualche accortezza fa la differenza. Il calice va raffreddato prima dell’uso, così da preservare le bollicine del Prosecco, e il ghiaccio deve essere abbondante: cubetti grandi e compatti si sciolgono più lentamente e non annacquano il drink. Sul fronte del vino, meglio orientarsi su un Prosecco fresco ed equilibrato, come un Extra Dry, che accompagna le note floreali del sambuco senza coprirle.

A chi può piacere?

L’Hugo è la scelta ideale per chi trova l’Aperol troppo amaro e cerca un aperitivo più floreale e leggero. Il profilo aromatico è dolce e profumato, con la menta e il lime a bilanciare lo sciroppo di sambuco: un equilibrio che conquista anche chi di solito ordina analcolici o resta scettico davanti ai cocktail più strutturati.

C’è poi la questione della gradazione. Con i suoi 8 gradi circa, l’Hugo si colloca nella fascia dei drink a basso contenuto alcolico, in linea con la tendenza low alcohol che sta ridisegnando le carte dei cocktail bar di mezzo mondo. Chi vuole godersi l’aperitivo senza appesantirsi trova qui un alleato perfetto, adatto anche a serate lunghe.

Infine c’è il pubblico che sceglie con gli occhi. Servito nel grande calice con menta fresca e lime, l’Hugo è tra i cocktail più fotogenici in circolazione: un dettaglio tutt’altro che secondario nell’epoca dei social, dove l’estetica di un drink contribuisce alla sua fortuna quanto il sapore.

Le altre varianti dello Spritz

L’universo Spritz va ben oltre l’arancione. Il Campari Spritz accontenta chi cerca una bevuta più amara e intensa, mentre a Venezia resiste la versione con il Select, considerata da molti quella originale: è la scelta dei puristi, legata alla tradizione dei bacari. Chi preferisce note agrumate e dolci può orientarsi sul Limoncello Spritz, tra i protagonisti delle ultime estati, soprattutto nelle località di mare.

Varianti di Spritz iStock

Lo stesso Hugo, poi, si presta a qualche twist. La versione alla fragola aggiunge una nota fruttata e un colore acceso, perfetta per chi ama i sapori dolci, mentre la sostituzione della menta con il basilico regala al drink un profumo più mediterraneo. Piccole variazioni che confermano la natura dello Spritz: più che un cocktail dalla ricetta fissa, un modo di bere che ogni territorio (e ogni bartender) reinterpreta a modo suo.

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Domande frequenti

Cos'è l'Hugo Spritz e da dove viene?

È un aperitivo nato a Naturno (Bolzano) nei primi anni Duemila: versione floreale e più leggera dello Spritz, ideata da Roland Gruber.

Quali ingredienti servono per un Hugo Spritz classico?

Prosecco, liquore ai fiori di sambuco, soda, ghiaccio, menta fresca e una fetta di lime; dosi: 90/60/30 ml rispettivamente.

Come si prepara per mantenere bollicine e sapore giusti?

Raffredda il calice, usa ghiaccio abbondante e cubetti grandi, versa liquore, Prosecco e soda, poi aggiungi menta strofinata e lime.

Chi apprezza soprattutto questo cocktail?

Chi preferisce un aperitivo floreale, poco amaro e a bassa gradazione alcolica; è ideale per chi vuole bere leggero e fotografare il drink.

L'Hugo ha varianti famose rispetto allo Spritz arancione?

Sì: esistono Campari Spritz, Limoncello Spritz e twist dell'Hugo come fragola o basilico che cambiano aroma e colore.

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