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Ulisse mangia petali nel film, ma non è detto che fosse così: il mistero del fiore di loto

Nell'Odissea, sia nel film di Christopher Nolan che nel poema omerico, i Lotofagi mangiano dei fiori di loto particolari: sono cibo, droga o vino?

Fior di Loto toccato da una mano 123rf
Mano femminile tocca un fior di Loto
  • Il dibattito sui fiori di loto dell'Odissea è riemerso dopo il film di Christopher Nolan, sollevando domande su natura ed effetti.
  • Fonti antiche offrono descrizioni discordanti: alcuni parlano di frutti dolci o vino, altri di radici o bacche zuccherine usate come cibo.
  • La spiegazione più accreditata li identifica con piante psicoattive come la ninfea blu, ma non si esclude che Omero abbia inventato tutto.

L’ultimo film di Christopher Nolan ha riacceso un dibattito che pensavamo ormai sepolto, quello sui fiori di loto che ‘mangiano’ i Lotofagi dell’Odissea. Si tratta di cibo, vino o droga? La risposta non è così scontata come si potrebbe pensare, soprattutto perché le fonti storiche non sono concordi, ma vi anticipiamo che potrebbe anche essere una semplice ‘invenzione’ narrativa.

I fiori di loto nell’Odissea

Fino a qualche giorno fa, l’Odissea era argomento di dibattito di una cerchia ristretta di persone, appassionati di mitologia o, più frequentemente, studenti. Poi, grazie al film di Christopher Nolan, tutti si sono riscoperti amanti di Ulisse, Penelope, Circe, Polifemo e compagnia. Siamo pronti a scommettere che la pellicola influenzerà anche i nomi dei prossimi nascituri, almeno fino alla fine del 2027. Tra le tante curiosità sorte dopo la visione della pellicola, ce n’è una che ha riscosso parecchia attenzione ed è quella riguardante i fiori di loto.

Nel poema omerico, così come nel film di Nolan, questi fiori sono il cibo dei Lotofagi, ossia un popolo misterioso che proprio grazie a questo alimento vive in un perenne stato di stordimento. Il frutto, infatti, cancella la memoria e offusca i sensi. Quando Odisseo e i suoi compagni giungono nella loro terra, i Lotofagi si mostrano ospitali e, ovviamente, offrono a tutti la dolce specialità di cui si nutrono.

Così, Odisseo è costretto a trascinare con forza i suoi compagni sulla nave e a fuggire prima che sia troppo tardi. Ma, questo cibo ‘magico’ esiste davvero o è frutto della fantasia? E poi, si tratta di vino, cibo o droga?

Loto: vino, cibo o droga?

Secondo Erodoto, il loto di cui si cibano i Lotofagi è simile a un dattero, quindi molto dolce, e da esso si può ricavare un vino altrettanto stucchevole e piuttosto alcolico. Per il geografo Artemidoro di Efeso, invece, il loto è una radice succulenta che si trova nel deserto, mentre per Strabone è una bacca selvatica particolarmente zuccherina.

Mentre sulla specie botanica, sulla forma e sulla provenienza c’è un po’ di confusione, un altro aspetto risulta certo: tutti gli studiosi concordano nell’affermare che si tratta di un alimento estremamente dolce.

Sicuramente, si tratta di una pianta, ma non va confusa con quella omonima asiatica. Nella società omerica pre-greca, infatti, loto era un termine ombrello che veniva usato per diverse specie di piante. Secondo l’archeologa Elizabeth Fentress e il linguista Andrew Dalby, l’arbusto di cui si parla nell’Odissea potrebbe essere lo Ziziphus lotus, conosciuto anche come jujuba, da cui si ricavava una specie di "snack" da portare con sé. Questo, se trasformato in vino, aveva proprietà rilassanti.

Tuttavia, sorge un dubbio: perché nel poema non viene specificato in modo chiaro? Se fosse stato davvero vino, Omero l’avrebbe detto senza mezzi termini, invece parla di un frutto che, senza bisogno di fermentazione, cancella la memoria e offusca i sensi.

La droga "vince" su tutti

Per l’umanista Peter Struck e lo storico Alain Touwade, i fiori di loto dell’Odissea sono una vera e propria droga, probabilmente quella che si ricava dalla Nymphaea caerulea o ninfea blu, pianta acquatica diffusa sul Nilo e utilizzata fin dagli Egizi per scopi rituali. È proprio questa la teoria più accreditata, anche perché, stando al racconto omerico, i Lotofagi erano ormai assuefatti dalla "sostanza", mentre i compagni di Ulisse, che la provano per la prima volta, non reggono benissimo l’effetto.

È doveroso sottolineare, però, che Omero potrebbe anche aver inventato tutto, compresa la "pianta" che molti, da tempo immemore, cercano di identificare. Ergo, la droga "vince" su tutti, ma resta solo un’ipotesi.

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Domande frequenti

Che cosa facevano i fiori di loto ai Lotofagi?

Cibo dei Lotofagi, il loto induceva stordimento e perdita della memoria, tanto da rendere difficile lasciare quel luogo.

Il loto citato nell'Odissea è la ninfea asiatica?

No, il termine indica varie specie locali; non va confuso con la ninfea asiatica, bensì potrebbe essere Ziziphus lotus o simili.

Potrebbe trattarsi di vino o di cibo dolce?

Fonti antiche descrivono il loto come frutto molto dolce e talvolta trasformato in vino alcolico, quindi l'ipotesi alimentare esiste.

Esiste una spiegazione che lo consideri una droga?

Sì, molti studiosi ritengono probabile una sostanza psicoattiva come la ninfea blu, usata anche in riti egizi e capace di intontire.

Omero poteva aver inventato il loto dei Lotofagi?

Sì, non esistono certezze botaniche e alcuni esperti sospettano che la pianta sia un espediente narrativo dell'autore.

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