Può nascondere una tossina tra le più pericolose: cosa sapere sul Fesikh?
Il Fesikh è un cibo destinato solo a palati "coraggiosi", ma non è solo questo il suo problema: può trasformarsi in alimento killer e uccidere quanti lo ingeriscono.

Ogni anno, specialmente in prossimità della festività Sham el Nessim, il Ministero della Salute dell’Egitto lancia l’allarme sul Fesikh, uno dei piatti più amati e pericolosi del Paese. Se non trattato e conservato nel modo giusto, questo pesce è potenzialmente letale. La colpa? Del temibile botulino, tossina prodotta dal batterio Clostridium botulinum.
Cos’è il Fesikh?
Considerato uno dei cibi più pericolosi al mondo, al pari della medusa Echizen-Kurage, il Fesikh fa parte della tradizione gastronomica egiziana fin dalla notte dei tempi. Secondo la leggenda, il suo consumo risale all’epoca faraonica, quando ogni primavera il Nilo si ritirava e lasciava dietro di sé una impressionante moria di pesci. Così, trovandosi improvvisamente con tanto cibo da consumare, la popolazione del tempo pensò bene di trasformarlo in una pietanza ‘a lunga conservazione’.
Il Fesikh, infatti, si ottiene dalla fermentazione del cefalo, un pesce d’acqua dolce diffuso sia nel Mediterraneo che nel Mar Rosso. La sua polpa viene fermentata, salata ed essiccata al sole, seguendo un’antica procedura che, per tradizione, dovrebbe essere effettuata solo dal fasakhani, ossia uno specialista in pesce fermentato.
Pesce conservato sotto sale
La tecnica di produzione
Una procedura lunga, un tempo tramandata di generazione in generazione, che prevede che il pesce venga essiccato al sole prima di essere conservato sotto sale, spesso all’interno di contenitori di legno o vetro con chiusura ermetica. La fermentazione dura almeno 45 giorni. Secondo i fasakhani è un lavoro che richiede non solo determinate conoscenze (basta un dosaggio sbagliato per trasformare la ricetta in cibo killer), ma anche tanta pazienza.
Oggi il Fesikh si prepara soprattutto nella zona di Menoufia, nel Nordest dell’Egitto, non quotidianamente ma in determinate occasioni, come la festa primaverile di Shem el-Nissim.
Un pesce da divorzio
Esteticamente, il Fesikh sembra un pesce come tanti altri, però è l’odore che emana, molto forte (per non dire insopportabile), a suggerire che è qualcosa in più. L’interno è gelatinoso e grigiastro, per nulla invitante. Sono gli stessi egiziani, tra l’altro, a definirlo un cibo per palati coraggiosi. Pensate, che ci sono pure coppie che arrivano al divorzio perché non si trovano d’accordo sul consumo.
L’ultima separazione è avvenuta in Italia, ad Alessandria. La moglie aveva preparato questa ricetta della tradizione perché, incinta, aveva avvertito la classica "voglia". Il marito, tornato a casa, ha avuto una reazione bruttissima e, davanti al rifiuto della donna di gettarlo nella spazzatura, ha reagito come un uomo della clava. Fortunatamente, la consorte non ha incassato il ceffone in silenzio e ha preteso il divorzio. Una scelta giustissima, che avrebbe dovuto fare a prescindere dalla "puzza" del cefalo.
Non è solo il profumo nauseabondo che sprigiona nell’aria, anche il gusto è particolarmente intenso. Per ammorbidire un po’ il sapore, il Fesikh viene servito con pane baladi integrale, un filo d’olio, limone e cipolla, oppure con cipolline, lattuga, fagioli e uova sode colorate.
Perché è un cibo killer?
Ogni anno, specialmente in prossimità della festa di Shem el-Nissim, il Ministero della Salute egiziano consiglia di consumare solo piatti sicuri, preparati secondo le regole. Questo perché il pesce potrebbe sviluppare il batterio Clostridium botulinum, responsabile del botulismo, malattia che nei casi più gravi causa paralisi e morte.
L’intossicazione alimentare più grave registrata fino a oggi è datata 1991, quando 18 persone sono morte dopo aver mangiato Fesikh. È doveroso ribadire, onde evitare allarmismi, che un trattamento e una conservazione corretti, magari eseguiti proprio dai fasakhani, riducono sensibilmente il rischio di avvelenamento e tutto ciò che ne consegue.
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