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Pizza e bibita costano sempre di più: Palermo e Bolzano tra le città più care

Da Palermo a Bolzano, mangiare una pizza con bibita è diventato molto più caro: ecco le città dove i prezzi sono aumentati di più e quanto si spende oggi in media

Costo della pizza: gli aumenti 123rf

C’era un tempo in cui una pizza e una bibita erano (quasi) un diritto acquisito: il pasto fuori casa per eccellenza, economico, conviviale, alla portata di tutti. Ecco, quel tempo, a quanto pare, sta finendo. I numeri parlano chiaro, e non lasciano molto spazio all’ottimismo: quello che gli italiani hanno sempre considerato al riparo dalle tempeste del ciclo economico non lo è più. E il conto sempre più salato lo pagano soprattutto alcune città.

I dati

A misurare questa trasformazione è un‘analisi di Altroconsumo, realizzata sui dati dell‘Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, condotta su trenta città italiane selezionate per rappresentatività e completezza dei dati. Il costo medio nazionale per una pizza e una bibita ha raggiunto i 12 euro, con una crescita del 4,4% nell’ultimo anno e un aumento complessivo del 26% rispetto al 2021.

Un dato che, preso da solo, racconta già molto. Ma analizzare questa realtà solo dal punto di vista economico rischia di far perdere una parte della storia, perché accanto ai rincari generali, e alle realtà che potrebbero approfittarsene, troviamo un panorama molto più articolato: locali profondamente diversi tra loro, città con costi a volte diametralmente opposti, e una forbice interna che, in alcuni casi, supera ogni aspettativa.
Nessun problema, eccola corretta:
Guardando città per città, emerge un’Italia a due velocità, con differenze che sorprendono anche chi pensa di conoscere bene la geografia dei prezzi. La classifica va dalla più economica alla più cara, con la forbice tra il locale meno caro e quello più caro all’interno di ciascuna città:

  • Reggio Calabria: 8–10 euro;
  • Livorno: 8–13,50 euro;
  • Catanzaro: 8–13 euro;
  • Pescara: 8,80–11,45 euro;
  • Parma: 8–14 euro;
  • Bari: 9,50–12 euro;
  • Napoli: 9–15 euro;
  • Genova: 8–13,50 euro;
  • Verona: 7,50–13 euro;
  • Messina: 9–13,50 euro;
  • Trieste: 9,50–13 euro;
  • Ascoli Piceno: 9,50–13,50 euro;
  • Roma: 9–15 euro;
  • Cagliari: 8,60–18 euro;
  • Perugia: 10,50–13 euro;
  • Novara: 10–13 euro;
  • Torino: 10,50–15 euro;
  • Ancona: 10–16 euro;
  • Brescia: 9–17 euro;
  • Udine: 10–16 euro;
  • Terni: 12–14,50 euro;
  • Bologna: 10,50–15 euro;
  • Aosta: 11,50–15 euro;
  • Firenze: 8,50–20 euro;
  • Trento: 9,80–19 euro;
  • Venezia: 11–16,80 euro;
  • Milano: 8–22,50 euro;
  • Sassari: 10,50–19,50 euro;
  • Palermo: 9–28 euro;
  • Bolzano: 12,30–19 euro.

La classifica per prezzo medio restituisce qualche sorpresa. Roma, con 11,45 euro di media, si conferma tra le grandi città più accessibili. A reggere la bandiera della convenienza sono Reggio Calabria e Livorno, le uniche due in cui il prezzo medio resta ancora sotto i 10 euro. Pessimo primato, invece, per Palermo e Bolzano.

Le cause dell’aumento dei prezzi

Dietro i numeri ci sono ragioni che ormai si conoscono bene: i rincari energetici, il costo delle materie prime, gli affitti, il personale, le tensioni di filiera. Tutti fattori che hanno inciso sui listini di molti locali e che, almeno in parte, rendono gli aumenti comprensibili, se non inevitabili.

Ma ridurre tutto alla crisi economica sarebbe semplicistico: c’è qualcosa di più strutturale in corso. La pizzeria italiana sta cambiando pelle da anni: da presidio della convivialità democratica, dalla cena fuori in famiglia senza pesare troppo sul bilancio, si sta trasformando in qualcosa di più articolato e, spesso, più costoso.

Da un lato cresce l’offerta di qualità, con locali che investono su impasti, lievitazioni lunghe, materie prime ricercate e una proposta sempre più vicina alla ristorazione gourmet. Dall’altro, accanto all’innegabile pressione economica, si fa strada anche una quota di speculazione: locali che approfittano del momento, lontani tanto dalla tradizione quanto dalla qualità che giustificherebbe certi prezzi.

Il risultato è una polarizzazione che i dati fotografano con chiarezza. La forbice tra il locale più economico e quello più caro, in alcune città, è diventata abissale. E il consumatore si trova a dover navigare un mercato che non è più leggibile a colpo d’occhio, dove il prezzo non è più una garanzia né in un senso né nell’altro.

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Domande frequenti

Quanto costa in media una pizza e una bibita in Italia?

Il costo medio nazionale è di circa 12 euro, con un aumento del 4,4% nell'ultimo anno e +26% rispetto al 2021.

Quali città sono le più economiche per pizza e bibita?

Reggio Calabria e Livorno risultano le più economiche, con prezzi medi ancora sotto i 10 euro.

Quali città sono le più care per pizza e bibita?

Palermo e Bolzano registrano i prezzi medi più alti; Milano e Firenze mostrano ampie forbici di prezzo.

Perché sono aumentati i prezzi della pizza?

Causa principale: rincari energetici, costo materie prime, affitti, personale e tensioni di filiera; anche qualità e speculazione influenzano i listini.

Perché la forbice di prezzo è così ampia nelle città?

Perché convivono locali economici e proposte gourmet, oltre a pratiche speculative, creando forti differenze tra locali nella stessa città.

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