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Cucina italiana nel mondo: export in crescita, ma ci sono troppe incognite globali

Nell'anno del riconoscimento UNESCO della cucina italiana, i numeri dell'export alimentare segnano un record storico. Eppure sui mercati globali si addensano nubi che mettono a rischio un modello costruito in decenni.

Il caffè tra i maggiori prodotti esportati made in italy IStock

Trentuno miliardi di piatti di pasta, oltre un miliardo di gelati, quattro miliardi di tavolette di cioccolato, oltre quaranta miliardi di tazzine di caffè esportate in tutto il mondo. E ancora: una quantità di caramelle, praline e gomme da masticare sufficiente a riempire 28 piscine olimpioniche. Sono i numeri con cui il cibo italiano chiude il 2025, anno in cui la cucina del Belpaese ha ottenuto il riconoscimento UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

A fotografare la performance è Unione Italiana Food, l’associazione di categoria che riunisce 530 aziende e oltre 900 marchi, in previsione della Giornata Nazionale del Made in Italy del 15 aprile. I suoi comparti hanno esportato 25 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 9,2% rispetto all’anno precedente. Un valore che rappresenta oltre il 42% dell’intero export alimentare italiano. I mercati principali restano Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia.

Chi corre di più

A trainare la crescita sono i prodotti della colazione, del dolce e del caffè. Il caffè segna un +24,6%, le confetture +20,2%, la confetteria +20,1%, i gelati +18,8%, il cacao e il cioccolato +18,4%. Bene anche i surgelati (+9,1%) e i prodotti da forno (+6,4%). La pasta, simbolo per eccellenza del made in Italy a tavola, si mantiene stabile rispetto al 2024 — un dato che, in un contesto di pressioni inflattive e incertezza geopolitica, vale comunque come una tenuta. Le cose potrebbero andare molto diversamente l’anno prossimo.

Pasta italiana all'uovo fatta a macchina iStock

Le storie dietro i numeri

Per raccontare questo patrimonio, Unionfood ha lanciato il Tour del Made in Italy 2026, un ciclo di videointerviste a cinque imprenditori delle aziende associate: Enrico Vergnano di Caffè Vergnano, Carlotta Fabbri di Fabbri 1905, Camilla Colussi del Gruppo Colussi, Vittoria Mezzadri Majani di Majani 1796 e Dario Roncadin di Roncadin. Aziende che si misurano in secoli di attività e che incarnano l’idea che la tradizione sia, ancora oggi, il motore più potente dell’innovazione.

L’ombra geopolitica

I numeri record non bastano però a sopire le preoccupazioni di un mondo in agitazione crescente. Unionfood avverte che lo scenario internazionale mette a rischio un modello costruito in generazioni: dai dazi americani alle tensioni sullo Stretto di Hormuz, con le ricadute dirette su costi energetici, packaging e materie prime.

Il tanto celebrato riconoscimento UNESCO, ricordano dall’associazione, non è solo un onore, ma una responsabilità. E chiedono che questo patrimonio venga difeso con politiche industriali all’altezza, un atto doveroso quanto complesso in un panorama interdipendente come quello moderno.

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