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Il mondo mette l’Italia a tavola: la pasta arriva in oltre 200 Paesi

L'export agroalimentare italiano ha superato i 72 miliardi di euro nel 2025, nuovo record. Negli Stati Uniti i dazi hanno frenato vino e olio, ma non la pasta, che ha continuato a crescere.

Un mazzo di spaghetti legati con un nastro su un piatto di fusilli pronti da cuocere 123rf
  • L’export agroalimentare italiano ha superato i 72 miliardi di euro, sostenuto dal Made in Italy e dalla pasta presente in oltre duecento mercati.
  • Negli Stati Uniti i dazi hanno frenato olio, vini e salse, mentre pasta, caffè, acque minerali e prodotti da forno hanno continuato a crescere.
  • Il quadro resta complesso perché anche le importazioni salgono, spinte da cacao, caffè e altre materie prime decisive per i prodotti simbolo.

Dai supermercati di Berlino alle cucine del New Jersey, c’è un prodotto che arriva praticamente ovunque: la pasta italiana è presente in oltre duecento mercati nel mondo. Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti restano i più affezionati, ma la mappa si allarga ogni anno. È il simbolo più evidente di un settore che ha appena chiuso un anno da record.

Secondo il Rapporto sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, curato dal Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del CREA, nel 2025 l’export agroalimentare italiano ha superato i 72 miliardi di euro, in crescita del 5,6% rispetto all’anno precedente.

Un record in un anno difficile

Il risultato arriva in un contesto tutt’altro che favorevole, segnato da tensioni geopolitiche, nuove barriere commerciali e forti oscillazioni nei prezzi delle materie prime. A trainare è il cosiddetto Made in Italy agroalimentare, cioè i prodotti riconosciuti all’estero come tipicamente italiani: valgono 52,2 miliardi di euro, quasi tre quarti dell’export complessivo, con una crescita del 3,7%. Il resto sono materie prime e prodotti che, pur partendo dall’Italia, non portano con sé l’etichetta della tradizione. Anche i primi cinque mesi del 2026 confermano la tenuta: le esportazioni reggono, mentre le importazioni rallentano.

La pasta, l’unica che non teme i dazi

L’Europa resta il primo cliente, ma il capitolo più interessante riguarda gli Stati Uniti. Nel 2025 l’export italiano verso il mercato americano è sceso del 4,2%, fermandosi a 7,55 miliardi di euro. Il rapporto attribuisce la frenata anche al cambio di politica commerciale di Washington e all’aumento dei dazi nella seconda metà dell’anno.

A soffrire sono stati soprattutto olio extravergine, vini DOP, liquori, salse e condimenti. Eppure alcuni prodotti sono andati in direzione opposta, continuando a crescere nonostante le tariffe: la pasta, le acque minerali, il caffè torrefatto e i prodotti da forno. È il segnale più forte di quanto la pasta italiana sia ormai entrata nelle abitudini quotidiane degli americani. Non è più un acquisto occasionale che si rimanda quando il prezzo sale: è un alimento di base e come tale resiste.

Degli americani mangiano pasta a cena in un ristorante di lusso iStock

Chi corre e chi frena

Dietro il record complessivo, i singoli prodotti raccontano storie molto diverse.

  • Dolci a base di cacao: più 21,4% in valore.
  • Caffè torrefatto: più 23,6%.
  • Frutta fresca: più 14,6%.
  • Formaggi: più 13,4%, con Grana Padano e Parmigiano Reggiano in crescita.
  • Prodotti da forno: più 6,5%.

Serve però una precisazione, che il rapporto stesso sottolinea. Per cioccolato e caffè buona parte dell’aumento dipende dal rincaro delle materie prime importate, cacao e caffè verde, che si riflette sui prezzi di vendita all’estero. Si vende a più caro prezzo, non necessariamente di più.

Il caso opposto è quello dell’olio extravergine, il più curioso dell’intero rapporto. Nel 2025 il valore delle esportazioni è calato del 17,2%, ma i volumi sono cresciuti del 18,2%. In pratica abbiamo venduto molto più olio e incassato molto meno, perché i prezzi internazionali sono scesi dopo i rincari degli anni precedenti. In flessione anche le conserve di pomodoro e alcune categorie di vino.

Il paradosso: compriamo quasi quanto vendiamo

C’è infine il dato che meno si presta ai titoli trionfali, ed è forse il più rivelatore. Nel 2025 le importazioni agroalimentari italiane hanno raggiunto i 72,45 miliardi di euro, con un aumento del 10,1%. La bilancia commerciale del settore è quindi sostanzialmente in pareggio.

Anche qui pesano i rincari delle materie prime, a partire da caffè e cacao. D’altra parte il quadro racconta un Paese che, per produrre i suoi prodotti simbolo, dipende in misura crescente da ingredienti che arrivano da fuori. Lo avevamo visto con l’olio spagnolo, lo stesso vale per il grano duro, il caffè e il cacao.

Il cibo italiano conquista il mondo, dunque, ma lo fa anche grazie al mondo. E questo non toglie nulla al record: dice semplicemente che il valore aggiunto, quello che trasforma una materia prima in un prodotto desiderato ovunque, resta il vero patrimonio da difendere.

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Domande frequenti

Quanto vale l’export agroalimentare italiano nel 2025?

Ha superato i 72 miliardi di euro, con una crescita del 5,6% rispetto all’anno precedente.

Quali mercati comprano più prodotti italiani?

Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti restano i clienti più forti, ma la presenza italiana si estende oltre duecento Paesi.

Perché la pasta italiana resiste ai dazi americani?

Negli Stati Uniti è diventata un alimento quotidiano. Anche quando i prezzi salgono, continua a essere acquistata con regolarità.

Quali prodotti hanno registrato le crescite maggiori?

Dolci a base di cacao, caffè torrefatto, frutta fresca, formaggi e prodotti da forno hanno chiuso l’anno con aumenti rilevanti.

Com’è andata la bilancia commerciale agroalimentare?

Le importazioni sono arrivate a 72,45 miliardi di euro, quasi quanto l’export. Il settore è quindi vicino al pareggio.

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