Ristorante di lusso, la Cassazione: “L’acqua del rubinetto non è un diritto”
Una turista in un cinque stelle di Corvara chiede una caraffa d'acqua di rete e si offre di pagarla. Niente da fare: solo minerale in bottiglia. E i giudici, in tre gradi, danno ragione all'hotel.

La notizia ha qualcosa di paradossale, ma ora è tutto nero su bianco e costituisce precedente giuridico. Un cliente che paga oltre 5.700 euro per una settimana di vacanza natalizia in un hotel a cinque stelle, si siede a tavola e chiede una semplice caraffa d’acqua del rubinetto, potrebbe vedersi costretto ad acquistare invece acqua in bottiglia a 10 euro al litro. È quello che è successo nel 2019 ad un’ospite di una struttura d’élite sulle Dolomiti, ma è recente la sentenza che chiude la controversia che ne è seguita. E incredibilmente la donna ha avuto torto.
- Tre gradi di giudizio, sempre lo stesso esito
- Cosa dice davvero l'ordinanza sull'acqua potabile al ristorante
- Acqua del rubinetto a ristorante? Come funziona all'estero
Tre gradi di giudizio, sempre lo stesso esito
È successo davvero, all’Hotel Sassongher di Corvara in Badia, in Alto Adige. Il pacchetto era in mezza pensione, bevande escluse. La cliente si era resa disponibile anche a pagare il servizio per quell’acqua di rete, ma non c’è stato nulla da fare. Solo bottiglie da 0,75 a 7 euro l’una. Un prezzo esagerato, anche al netto dei recenti aumenti.
La donna non l’ha presa bene e ha fatto causa, chiedendo un risarcimento di 2.763 euro: bere acqua potabile, sosteneva, dovrebbe essere un servizio minimo, tanto più in una struttura di lusso. Una tesi che molti, di pancia, condividerebbero. I giudici no. Giudice di pace, tribunale e infine Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta in ogni grado.
Cosa dice davvero l’ordinanza sull’acqua potabile al ristorante
Con l’ordinanza numero 11827 del 29 aprile 2026 la Cassazione fissa un principio destinato a far discutere: nessuna norma obbliga ristoranti e alberghi a servire l’acqua del rubinetto, neppure se il cliente la chiede e si offre di pagarla. La scelta è rimessa alla libertà del gestore e non c’è alcun danno da risarcire. Tradotto: anche spendendo migliaia di euro, non si compra il diritto a un bicchiere d’acqua di rete. Il locale può servire solo minerale e farla pagare quanto crede.
La giustificazione della struttura ovviamente va al di là del piano commerciale. Sarebbe invece una precauzione adottata per evitare eventuali problemi legati all’acqua non confezionata. Un’accortezza neanche poi tanto assurda, se non fosse che ci troviamo in una delle nazioni con la qualità più elevata di acqua potabile e che al contrario l’acqua imbottigliata è un mercato enorme, ingiustificato, che assicura grandi profitti alle attività.
Una contraddizione tra le tante, osserva l’avvocato Paolo Martinello, docente di Tutela dei consumatori allo Iulm di Milano. Gli esercenti, nota, sono pronti a vantare piatti sostenibili a Km0, ma poi rifiutano l’acqua del rubinetto. Una situazione tanto più ridicola, se a ciò si aggiunge il capitolo dell’acqua microfiltrata, presentata come scelta green e venduta a 2/3 euro al litro a fronte di costi irrisori.
Acqua del rubinetto a ristorante? Come funziona all’estero
Il confronto con gli altri Paesi è impietoso. In Francia l’acqua di rete a tavola è obbligatoria, in Spagna è prevista per legge, altrove è prassi consolidata. Non sorprende allora che l’Italia sia il primo Paese al mondo per consumo di acqua in bottiglia: oltre 250 litri a testa l’anno, circa 15 miliardi di litri, con un peso ambientale enorme. Le associazioni dei ristoratori difendono la linea della libertà d’impresa, ognuno decide cosa servire e a che prezzo, la Cassazione di fatto la rafforza. Resta la domanda di fondo: i giudici hanno detto cosa è legale, resta da capire cosa sia giusto.
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