Bere due litri d'acqua al giorno fa benissimo: mito o verità? La risposta è a metà strada
Bere due litri d'acqua al giorno è salutare, ma siete sicuri che i liquidi si debbano assumere solo dall'acqua? La realtà è diversa ed è frutto di una serie di fraintendimenti.

- La regola dei due litri d'acqua al giorno nasce da un fraintendimento storico, perché le indicazioni originali includevano anche i liquidi presenti negli alimenti.
- Le raccomandazioni attuali parlano di fabbisogno totale variabile, con valori diversi tra uomini e donne e correzioni legate a età, clima e attività fisica.
- Pubblicità e messaggi semplificati hanno rafforzato l'idea di una soglia valida per tutti, ma l'idratazione dipende da condizioni personali e stile di vita.
Tutti, chi più e chi meno, sappiamo che per stare bene dovremmo bere due litri d’acqua al giorno, ma se vi dicessimo che questa indicazione non è così veritiera come dicono? Di mezzo ci sono un po’ di fraintendimenti che si sono cementati di anno in anno e, neanche a dirlo, le strategie di marketing dei grandi colossi del beverage.
- Il fraintendimento sull'acqua "da bere"
- Dall'America all'Italia: cosa dicono le nostre autorità?
- Quanta acqua bere al giorno?
Il fraintendimento sull’acqua "da bere"
Nella vita sono poche le cose che diamo per scontate e tra queste c’è la regola dei due litri d’acqua al giorno, necessari per stare in salute. Spesso sono i medici stessi, via tv o carta stampata, a ripetere che è questa la quantità giusta da bere per mantenersi idratati. Eppure, non è proprio così. La ‘dose’ è esatta, ma non viene specificato che si tratta di quella totale, quindi non data necessariamente dai bicchieri d’acqua che ingurgitiamo nell’arco della giornata.
A questo punto, una domanda sorge spontanea: si tratta solo di un fraintendimento o di una dimenticanza, oppure c’è del marcio sotto il tappeto? Per capire la questione bisogna tornare un po’ indietro nel tempo e capire, step by step, come si arrivati a stabilire che i due litri sono essenziali per il benessere degli esseri umani.
La prima fonte, probabilmente quella che ha dato vita al misunderstanding, è datata 1945, ed è quella del Food and nutrition board del National Research Council, che pubblicò una raccomandazione secondo cui un adulto doveva assumere 2,5 litri di acqua al giorno, usando come riferimento circa un millilitro per ogni chilocaloria assunta. Non veniva spiegato, però, che la quantità comprendeva anche l’acqua che si assume attraverso gli alimenti.
A entrate nei dettagli, parecchi anni più tardi, è stato il fisiologo e nefrologo Heinz Valtin, professore alla Dartmouth Medical School. Nel 2002, ha ripercorso le tappe che hanno portato a questa regola imprecisa e ha scoperto che si è "progressivamente passati a bere quella quantità d’acqua" anche grazie a un altro fraintendimento.
Ragazza beve una bottiglia d’acqua ghiacciata
Dall’America all’Italia: cosa dicono le nostre autorità?
Nel 1974, in America, Fredrick J. Stare, famoso nutrizionista e fondatore del dipartimento di Nutrizione della Harvard School of Public Health, e Margaret McWilliams hanno pubblicato il libro Nutrition for good health. Al suo interno, i due sostenevano che un adulto medio doveva bere circa otto bicchieri di liquidi al giorno, per un totale di poco inferiore a 1,9 litri.
Anche negli anni Settanta, però, pochi sono andati oltre l’indicazione ‘generale’, senza capire che si parla di liquidi totali. Arrivando ai giorni nostri, la situazione è rimasta pressoché immutata. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) parla di un consumo "totale" giornaliero di 2 litri per le donne e 2,5 per gli uomini, mentre in Italia il Crea abbassa le quantità a 1,5-2 litri al dì. Fortunatamente, nel documento nostrano viene sottolineato che bisogna tener conto anche delle centinaia di millilitri di acqua che si assumono ogni giorno tramite gli alimenti.
Quanta acqua bere al giorno?
Il fraintendimento, quindi, è nato al termine della Seconda Guerra Mondiale e, anche se è stato poi corretto, in pochi hanno recepito la parola "totale". A ciò hanno contribuito pure le pubblicità dei grandi colossi del beverage, che hanno iniziato a commercializzare l’acqua non solo come dissetante, ma anche come prodotto strettamente collegato alla salute, al benessere e allo stile di vita.
In ogni modo, oggi tutti gli studiosi sono concordi nell’affermare che non esiste una quantità d’acqua universale, valida per uomini e donne di tutte le età. In gioco non c’è solo la questione sessuale e anagrafica, ma anche fattori che hanno a che fare con lo stile di vita, il periodo dell’anno, l’attività sportiva e via dicendo. Il fabbisogno cambia in base a: dimensione corporea, età, dispendio energetico, sport, temperatura, umidità, altitudine, gravidanza, allattamento e condizioni di salute generali.
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